28 luglio 2012
nessuna poesia
19 luglio 2012
in questo afoso pomeriggio estivo
con la tua mano impossibile la fragile mezzanotte
e la tua mano valeva la mia vita, e molte vite
e le tue labbra quasi mute dicevano cos’era il pensiero.
Passai una notte incollato a te come un albero di vita
perché eri soave come il pericolo
come il pericolo di vivere di nuovo.
[Leopoldo María Panero]
16 luglio 2012
Spot
13 luglio 2012
piazze
9 luglio 2012
come i salmoni
7 luglio 2012
Celeri
“No. Per questa domanda, oltre a valere la risposta sopra, concedimi anche il beneficio del dubbio. Chi prenderebbe seriamente un tentativo di violenza a una capra malata? Il popolo antagonista non brilla certo per l'attaccamento all'igiene! Non credo a quello che, sicuramente in malafede, sostengono questi personaggi!”.
21 giugno 2012
segnaletica
15 giugno 2012
attualità
ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica
e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi"
Enrico Berlinguer
9 giugno 2012
chiedere
2 giugno 2012
...la Gatteria di maggio
25 maggio 2012
un piccolo frangente
21 maggio 2012
19 maggio 2012
12 maggio 2012
...dal carretto degli interrogativi
5 maggio 2012
pensandola...sempre
1 maggio 2012
la vita è il costo del tuo lavoro
di Edoardo Nesi
Il costo del tuo lavoro è la vita. La tua vita. Sei un'operaia e vai ogni giorno a lavorare in uno scantinato. Lo scantinato è un opificio. Una maglieria. Tu confezioni maglie. Un giorno cominci a sentire strani rumori che non hai mai sentito prima.
Sono come dei gemiti, degli scricchiolii. Non vengono dalla strada vicina, o dalle macchine davanti alle quali lavori. Vengono dalle mura del palazzo. Ti chiedi cosa possano voler dire. Non puoi accettare che siano ciò che pensi. Ti dici che forse è normale sentire degli scricchiolii, in un palazzo così vecchio. E continui ad andare a lavorare. Ogni giorno. Ti chiedi se non dovresti parlarne con qualcuno. Coi sindacati, coi vigili. Con la polizia. Coi carabinieri. Ma non lo fai. Ti scordi di farlo. Preferisci scordarti di farlo, forse. Ogni giorno vai avanti, e torni lì, a lavorare. Perché devi. Devi pagare la spesa, i vestiti dei bambini, il mutuo. Continui a lavorare. È quello che fai, che hai sempre fatto. Lavori sepolta in uno scantinato per combattere la concorrenza di altri disgraziati come te. Sei impegnata in una competizione crudele con altri lavoratori che lavorano in altre fabbriche, in tutto il mondo. Fabbriche probabilmente più sicure dello scantinato in cui lavori tu. Ma non importa. Devi lavorare e lavorerai. Non credi davvero possibile che un palazzo possa cadere. E poi, proprio su di te. Ti dici che queste cose è molto difficile che succedano. Che non succederà proprio a te.
Il costo del tuo lavoro è la tua vita, ragazza mia. E non dovrebbe essere così. Non è giusto che sia così. Non quando con il tuo lavoro stai producendo parte dell'eccellenza mondiale. Il Made in Italy. Perché non importa quale sia la qualità delle maglie che produci. È merce fatta in Italia. Ha un valore misurabile, e lo si applica a ogni straccio e a ogni accessorio che venga prodotto nel nostro Paese. Da chiunque. Decine e decine di migliaia di cinesi sono venuti e continuano a venire a lavorare in Italia, chiusi in scantinati come il tuo, per poter produrre merce Made in Italy. Sei parte di una catena di lavoro che un tempo era una cosa gloriosa, ragazza mia, l'orgoglio e il vanto della nostra nazione, e oggi invece non ha più alcun senso. Ricordalo, e salvati.
25 aprile 2012
...io vorrei bussare ad ogni porta
** I coniglietti di mandorle fresche sono una tradizione che mi viene da Margherita, donna sicula forte e testarda verso la quale porto molto affetto
1 aprile 2012
di tali cose
23 marzo 2012
blog e diari di bordo
La mente umana è avvezza a viaggiare con la fantasia. Penso sempre nel bene e nel male, perché siamo tanto abili ad immaginare cose fantastiche e inarrivabili, quanto a figurarci catastrofi e tragedie greche. Ma ci sono cose che proprio mai ti saresti aspettato, neanche nei momenti di più cupo pessimismo. Cose che non si potevano mettere in conto, cose a cui mai e poi mai e poi mai avresti potuto abituarti.
La morte di Scricciola, che non è arrivata al suo 30° compleanno, rappresenta anche questo per me. Una cosa inimmaginabile che genera un tempo nuovo nel mio cuore.
Per questo le ultime pagine del mio blog sono così tristi da imbarazzare persino me, ma è questo che c’è nelle mie giornate e nelle notti agitate.
Questo blog aveva inizialmente l’intento, non so se l’ho mantenuto, di segnare quello che si fermava nei miei giorni. Ero abituata, negli assembramenti studenteschi prima, e in un’altra famiglia che ho avuto poi, a compilare diligentemente un diario di bordo, dove si annotavano i lavori della casa e della campagna, ma anche tutti i momenti in comune con gli amici. Chiunque poteva scriverci su.
E a quel diario, in particolare, voglio molto bene.
Così, una volta aperto il blog, ho miseramente tralasciato il mio Diario di bordo, che col blog non può essere sostituito. Semplicemente perché con questo mezzo che io ho creato e che gestisco irregolarmente, non ho la confidenza e l’intimità che sentivo col vecchio diario.
Scusate l’amargura di questi ultimi tempi, e se possibile cercate di capire.
Un caro saluto a tutti i miei lettori e a quelli di passaggio
16 marzo 2012
8 marzo 2012
cosa fare della fragilità
[...] accettare il fatto che sei fragile e farne un punto di forza. Perché in fondo la fragilità, credo, mi permetta poi oggi di sentire cose che altri non sentono.
Perché quando non si è fragili ci si chiude a chiave e si attraversa il mondo.
Mentre quando si ha questa fragilità il mondo lo si beve, e quando lo si beve lo si può anche restituire[...]

Mi ci sono riconosciuta subito su questa accezione della fragilità, e mi è piaciuto il concetto che si possa bere il mondo per poi restituirlo…Chissà…L’impegno più grande e arduo sta nel trasformare la fragilità in punto di forza ; io non riesco ad immaginarlo.
Ancora, a questo punto del percorso della mia vita, non lo so neanche immaginare.
*Michela Marzano, Volevo essere una farfalla : come l'anoressia mi ha insegnato a vivere, Mondadori, 2011
1 marzo 2012
la tua immagine
Alla fine, nei miei giorni,
quello che mi torna è sempre la tua immagine.
I mille gesti quotidiani, quelli nuovi e quelli che si ripetono sempre uguali, a te mi riportano.
Non so viverla questa mancanza, questa cosa contro natura, non so viverla né dentro né fuori di me. Realizzo sempre cose nuove, che possano onorare la bellezza che eri. Instancabile, cerco idee, creo, perseguo quello che di me amavi.
Nel tuo nome.
E la tua immagine ritorna, carezzevole e in movimento,
“come la cima di una giovinetta palma”…
Torna, a ricordarmi che sopravvivo, per mia fortuna e non mio malgrado, sopravvivo.
Ai tuoi giorni felici, ai tuoi sogni interrotti, alla danza dei tuoi passi.
Il mio tempo nuovo è dentro il ricordo costante di te e di ciò che la tua giovane età mi ha insegnato.
Io li riprenderò in mano i colori, non ho bisogno di promettere, perché ogni volta sento che ci sarai tu a ricordarmelo.
“ […] Noi, violenti, duriamo più a lungo.
Ma quando, in quale di tutte le vite
saremo mai aperti, pronti a ricevere?”
[R. M. Rilke. Da: I sonetti a Orfeo, part.II]
ancora e ancora per Scricciola
28 febbraio 2012
dentro e fuori
Zizou, dall'interno, guarda la Gatteria fuori7 febbraio 2012
una poesia in regalo
Oltre a voler dare visibilità a questa poesia, trovo che ci stia proprio bene in questo mio blog che, come una meridiana, segna il mio tempo. Grazie Baldo, di cuore
Le donne arcobaleno
Le ho viste, anni fa,riparate da balconi fioriti
in un paese dove le gambe crescevano forti.
Erano bagnate da gioia recente e dolore antico
come vetri nel mare.
Avevano le tasche piene di sorrisi
e il coraggio dipinto sul viso.
In ognuna c'era la storia delle donne precedenti
come in un arcobaleno l'abbraccio dei colori.
Le ho viste,ora, alcune con valigie sempre pronte
altre che viaggiano comunque nella vita.
Danzavano, davanti ad un addio
come Zorba e il suo santuri,
orfani di un figlio.
Ballavano come hanno sempre fatto
per insegnare a noi uomini
come si accarezza la terra con i piedi,
gli occhi alti
per proteggere noi dalla paura.
E più di queste parole scartellate
la vera poesia la trovi nelle loro vite,
quella che lasciano nelle nostre mani
anche quando le sai lontane.
baldo primofebbraioduemiladodici
27 gennaio 2012
mi piace perché
Può darsi che da questa grande paura sia nata la mia mania per le liste.
Così…per ingannare la pesantezza dei pensieri e dei battiti, ho voluto stilare un elenco di alcune delle cose che mi piacciono e perché.
Mi piace quando ai cigli delle strade vedo dei filari di alberi a riposo dai quali si intravvedono dei nidi.
Perché mi piace immaginare tutto l’alacre lavorio che ha preceduto la costruzione di una dimora provvisoria, come lo è sempre quella dei volatili.
Mi piace tanto la giornalista del Tg3, Mariella Venditti, che annuncia il “telegiornale per le persone sorde”…Ricordo anche che la prima volta ha precisato “perché così vogliono essere chiamate”, e ha imparato a dirlo nella lingua dei segni.
Perché è appena giusto non cercare di ingentilire verbalmente una condizione che per sua natura è faticosa. Chiamare le cose col proprio nome restituisce valore e verità. E dignità.
Mi piace quando il cielo a volte si fa così minaccioso e io corro subito a mettere al riparo gli arnesi, a levare di torno tutto ciò che non può essere bagnato, quel cielo che quando lo guardi ti aspetti il peggio e poi…improvvisamente, cambia umore e tutto si rischiara.
Perché mi ricorda che niente dura per sempre e che non tutto ciò che ci sembra tale sia realmente una minaccia.
Mi piace captare gli sguardi d’intesa, percepire quasi col corpo che – in silenzio – ci siamo capiti.
Perché le parole hanno dei limiti che a volte fanno male. E perché i fraintendimenti e le incomprensioni crescono e pascono animi fragili.
Mi piacciono tanto gli abbracci protettivi. Quelli che ti portano a pensare “voglio restare così per tutto il resto della mia vita”. Perché di protezione… chi non ha bisogno?
Mi piace quando una persona che pensa di non sapersi esprimere, improvvisamente lo fa. Perché il coraggio quasi sempre ripaga.
Mi piace ricevere lettere, elettroniche o cartacee, mi piace riceverle e curare la corrispondenza in genere. Perché la scrittura è il mezzo di comunicazione che ho eletto e il fatto che qualcuno mi dedichi un pochino del suo tempo, scrivendomi, mi dimostra che il pensiero suo per me si concretizza.
Mi piace lasciare un angolino nel mio cuore dove le cose belle possano accomodarsi,
anche se da un po di tempo sono solo una ingenua che tenta di aggirare il dolore.
Ma non voglio perdere l’abitudine di annotare le cose belle, in qualche modo me lo devo.
Yann Tyersen, La valse d’Amelie
16 gennaio 2012
La ricerca
E’ quello scorrere leggero di acque chete che cerco,
quel battito d’ali, quel passo lieve di danza.
Cerco quella sincerità degli occhi
Quell’amare
onorare
innalzare
elogiare e incalzare la vita
quel sentirsi piccola piccola anche di fronte a monete di minor valore.
Cerco quel carico d’amore e quella tenerezza inesprimibile che riusciva ad ispirare
In quale interminabile lista posso riportare ogni piccolo gesto che di lei mi manca?
Ti cerco ovunque e ovunque, i miei cinque sensi ti cercano e ricordano
Come guerrieri disarmati, noi, continuiamo la nostra battaglia senza medaglia,
dove c’è bellezza e armonia sentiamo di averti vicina, ché lì tu sei.
Ed è lì che vorresti fossimo tutti noi, uniti, tutti tuoi amori, tutti compagni di viaggio.
per Scricciola, ancora
18 dicembre 2011
...per Scricciola
Restiamo uniti, dicono i limoni. Ed è così che
noi passeremo la nostra vita con una piccola
croce tracciata a penna rossa sul cuore.
[Roger Vitrac, Il cavallo nero. Da: Dés-Lyre, Gallimard, c1964]
per la mia amatissima Scricciola che si è portata via i sorrisi delle margherite











