28 luglio 2012

nessuna poesia


Scricciola mia dolce…
come quando siamo innamorati ogni poesia ci parla del nostro amore, così ora
che da te sono sempre, sempre pervasa ogni verso a te mi riconduce.
Anche questo è il potere della poesia.
Combinando sapientemente le parole riordina i nostri sentimenti.
Parla e a volte urla quando noi non siamo capaci di farlo.


Molto spesso in questo blog ho scritto persuasa che la poesia salva la vita.
Una parte di me ancora lo crede… Continuo a farci colazione con i poeti e un sussurro mi arriva sempre…ma, sebbene seguiti a nutrirmene come del latte, la poesia non mi salva più.
Anche se parla per me
Anche se non riesco a farne a meno

E’ proprio come recitano i versi di Adrienne Reich
“stanotte credo che nessuna poesia servirà”.
Stanotte e chissà per quanto nel mio tempo interiore.


Basterebbe forse limitarsi a cercare non più la salvezza, ma un po’ di bellezza e pace, e basta.
 Basta?






19 luglio 2012

in questo afoso pomeriggio estivo


Voglio dirtelo, in questo afoso pomeriggio estivo, che è il dolore a trasformare ogni cosa, quello che sempre aveva avuto un senso col dolore ne assume un altro o mille altri.
Plasma poco a poco, marchia a fuoco, il dolore, si insinua nei legami più stretti e, come una marea nera, inquina le cose.
Perché la dimensione del dolore fa vivere strani, qualcuno diventa sordo impietrito, qualcun altro assorbe tutto come una spugna e amplifica ogni cosa…Ma sembra non esserci scampo.
Non si può cercare un senso, perché a volte le cose hanno smesso di averlo un significato. Che forse…sicuramente torna, sotto altre forme. E alle nuove sembianze occorre abituarsi.
Tuttavia essere sopravvissuti, al contempo spaesati, lacera ed espone a continui ed estenuanti esercizi. Ne prendo atto, sapendo già che è necessario ed opportuno un cambiamento.

“ […] E’ all’atto del cambiamento che rinunciamo – se è possibile dirlo – all’investimento melanconico che non conosce la rassegnazione poiché non accetta la perdita e neanche impara a conviverci. […] “

Da: Manuela Fraire e Rossana Rossanda, La perdita, Bollati Boringhieri, 2008


Mi trovo esattamente in quell’investimento melanconico e quando qualcuno lo dice per me, sembra appagarmi…
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Soave come il pericolo attraversasti un giorno
con la tua mano impossibile la fragile mezzanotte
e la tua mano valeva la mia vita, e molte vite
e le tue labbra quasi mute dicevano cos’era il pensiero.
Passai una notte incollato a te come un albero di vita
perché eri soave come il pericolo
come il pericolo di vivere di nuovo.
[Leopoldo María Panero]

16 luglio 2012

Spot


Finalmente, ogni tanto, uno spot governativo fatto bene ed efficace:
quello della  campagna di sensibilizzazione sui disturbi alimentari.
Non ho ancora capito come mai questo argomento sia di competenza del Ministero per le Pari Opportunità e non di quello per la Salute, ma non fa niente…per una volta è stato realizzato qualcosa di buono e di centrato sul tema.
Mi verrebbe da aggiungere “altro che la campagna di Oliviero Toscani!”…ma lasciamo stare.

13 luglio 2012

piazze


"Sassari dedicherà una piazza a Monica Moretti, la giovane urologa trucidata il 22 giugno del 2002 da uno stalker, dopo mesi di persecuzioni: si era "invaghito" di lei durante un ricovero in ospedale. Grazie Sassari, da tutte le donne.
Che non sia solo un ricordo pietoso, ma un messaggio preciso."


9 luglio 2012

come i salmoni


Ho sempre pensato che i miei elementi naturali fossero la terra, innanzitutto, poi l’aria e il fuoco. Ma non l’acqua. Per anni, in passato, a causa di un trauma non potevo neanche avvicinarmi al mare senza che mi venisse la tachicardia. Poi, tanto amore mi ha guarita.

Ora, da qualche mese, sogno di essere un pesce che nuota nuota instancabilmente e sarà per questo che mi sveglio stanca…

Il salmone nuota e risale la corrente, arriva a percorrere più di 50 chilometri al giorno fino a trovare il fiume dove è nato.

 
Così, come un salmone vorrei essere, possedere il segreto della sua determinazione…
Tenere a mente che questo è il compito…nuotare senza stancarmi, risalire la corrente fino a ritrovare la casa dove il mio essere ha abitato.

7 luglio 2012

Celeri


E’ stato solo per motivi di lavoro, diversamente non credo ne sarei stata incuriosita, che sono entrata in contatto con ACAB (All Cops Are Bastards), il libro di Carlo Bonini sulla violenza e l’odio dei celerini.
Se mai tutto l’orrore che abbiamo intorno non dovesse bastarci, se proprio volessimo infierire sul nostro spirito abbacchiato e spesso vinto…possiamo ricorrere alla lettura di queste pagine che contengono anche brani tratti dalla chat del blog della Polizia di Stato.

Sempre sia reso rispetto al celerino onesto, come a qualunque altro lavoratore che non sia un boia nella camera a gas. Non sto a sentenziare sull’utilità e onestà della categoria, ma con Bonini soffermarmi su quella porzione che chiamano mela marcia e già questo mi mette male: mele marce perché? Forse per farci più schifo? A volte le mele marce continuano ad essere commestibili…

Nel libro di Bonini si può ritrovare quello spirito di gruppo e di appartenenza che ha spinto molti a tacere o mentire sulle violenze pilotate del G8 di Genova e di tante altre manifestazioni.
La macelleria di Bolzaneto e della Scuola Diaz.

All’interno della chat un collega prova a mettere in discussione l’operato delle forze dell’ordine a Genova, e pone delle domande ben precise, chiede se per quelle azioni i celerini onesti debbano vergognarsi ed esecrare le violenze.
“"I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?"
Una delle risposte:
“No. Per questa domanda, oltre a valere la risposta sopra, concedimi anche il beneficio del dubbio. Chi prenderebbe seriamente un tentativo di violenza a una capra malata? Il popolo antagonista non brilla certo per l'attaccamento all'igiene! Non credo a quello che, sicuramente in malafede, sostengono questi personaggi!”.
No, decisamente non fa bene questa lettura, come non fa bene la verità, nuda e cruda…si rimane sbigottiti e increduli e alla fine inevitabilmente schifati e inorriditi.

“[…] Quando alcune centinaia di ultras e di autonomi sono schierati a cinquanta metri da te, con spranghe, catene, bombe carta e coltelli, io ritengo opportuno fargli tanto schifo e paura che non devono pensare di poterci attaccare senza lasciarci le ossa! L’Italia non è uno stivale, è un anfibio di celerino.”
(Post nel blog Doppia Vela, 2007)

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Nel frattempo, con la classica tempestività italiana, arriva il 5 luglio la sentenza per le violenze alla scuola Diaz. Una sentenza che vede prescrivere l’accusa per lesioni (le immagini raccapriccianti dei giovani pestati non devono essere state abbastanza eloquenti); i colpevoli verranno interdetti dai pubblici uffici per 5 anni ma, dopo 11 anni dai fatti contestati, l’indulto e la prescrizione gli eviteranno il carcere.
I veri mandanti restano impuniti al loro posto e taluni ricoprono importanti cariche governative.

Mentre Amnesty International ha chiesto l’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale, la ministra Cancellieri si è mostrata dispiaciuta per aver perso “alcuni dei nostri uomini migliori”.

21 giugno 2012

segnaletica



 segnaletica di campagna e

segnaletica di città

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per mia sorella Teresa

15 giugno 2012

attualità



" [...] Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora,
ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica
e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi"

Enrico Berlinguer

9 giugno 2012

chiedere


[…] Domani è un altro giorno? Allineate
stanno le date sopra il calendario.
Chiedere al rosso del geranio, al giallo
del tulipano l’arte del rinascere.

Chiedere al vento, che trasporta semi,
la fiducia che crea altra vita.
Il vento ha ali magiche, invisibili
Come le penne dell’arcangelo.

[M. Luisa Spaziani, da: Poesie dalla mano sinistra, Archivi del ‘900, 2002]


…e io chiedo, sono diventata una mendicante se è per questo...

Chiedo ma al contempo mi sforzo di ritrovare – giacché non posso attenderla dall’alto – esattamente quella fiducia che crea altra vita.
Un esercizio che va ad aggiungersi agli altri, necessari, opportuni, doverosi…..

mammamia che fatica!



2 giugno 2012

...la Gatteria di maggio


Mentre io cerco di misurarmi, per forza di cose, con la nuova vita che ho dentro, la primavera qui intorno ha portato una carrellata di gattini. Senza che quasi mi riprendessi da un parto ne scoprivo subito un altro e poi un altro ancora. Le tre gatte hanno contemporaneamente deciso di cedere alle lusinghe di chissà quale avventuroso maschio dei dintorni, compresi quelli presenti qua.
 
Ed è per questo che ancora una volta penso che sì, tutto va avanti, tutto continua, qualcosa reclama la mia presenza fisica e mentale, qualcosa  richiama all’improvviso la mia attenzione…
”come se niente fosse successo” si ripete come un mantra la mia mente.

Quando le cose vanno avanti “nonostante tutto” bisognerebbe avere la forza di assecondarle, di avere rispetto per la strada che seguono, staccarsi da se stessi e guardare tutto come dall’esterno…Non concediamo il nostro rispetto ad una pianta che sceglie la sua direzione? In natura certe forzature non vanno a buon fine. Così dovremmo guardare a ciò che ci accade ogni giorno, non guardare i nostri passi a capo chino, ma camminare a testa alta, essere così ardimentosi da guardare in faccia la vita.

La speranza di oggi mi viene da una frase di Dacia Maraini, tratta dal libro La grande festa

"[...] I morti e i vivi si possono incontrare in un giardino, in un campo, in un cortile assolato ingentilito da piante in vaso[...]"



25 maggio 2012

un piccolo frangente


Il mio luogo di lavoro è (grazieaddio) decentrato rispetto alla città, ma qualche volta, per motivi di lavoro, devo recarmi al centro, e per questi spostamenti mi servo dell’autobus.
Ho sempre pensato che, anche chi è abituato a muoversi con la propria auto, dovrebbe provare ogni tanto a salire su un autobus.
Come sa bene chi è abituato invece ad usarlo, sull’autobus si incontra uno spaccato di umanità che quasi mai lascia indifferenti. Nei miei brevi spostamenti i passeggeri più frequenti, molti proprio pendolari tutti i giorni, sono pochi impiegati e molti contadini e contadine che raggiungono le rispettive campagne dell’agro intorno. Questi ultimi portano sempre delle buste piuttosto cariche e si conoscono tutti, perciò a volte partono delle discussioni con un volume di voce adatto più ad ampi spazi aperti che ad uno strettissimo autobus (a me, sta stretto).
Inutile dire che questo mi piace tantissimo, ascoltarli, spesso, è una piacevole distrazione ma oggi è stato diverso…
Il tragitto che seguo passa di fronte alla Caritas, o qualcosa di simile, un luogo preciso dove viene distribuito del cibo agli indigenti.
E ho visto sbalordita la fila ingrossarsi sempre di più, una moltitudine di persone che non ce la fa a fare la spesa alimentare. A comprare i beni di prima necessità. Fantasmi che mascherano in “due chiacchiere con amici” una dignità calpestata, visibile ai passeggeri di un autobus come a qualunque passante.
I pochi impiegati sull’autobus sostengono con sorrisi sarcastici che molti di loro non hanno realmente bisogno, ma noto compiaciuta che le contadine e i contadini non danno retta alle loro insinuazioni.
Io, come sempre, sono combattuta.
Se distolgo lo sguardo posso apparire indifferente e dare l’impressione così che loro per me sono invisibili. Se li guardo ho paura di non rispettare la volontà di chi penso vorrebbe passare inosservato. A chi devo dare retta?

Alla spontaneità, li guardo, perché devo sapere che esiste questo stato di cose, se il mio sguardo ha il potere di trasmettere i miei pensieri, sapranno che sono con loro, sono vicina, e mi dispiace, perché non è per niente giusto. Ecco…un piccolo frangente di una giornata qualunque, un piccolo frangente che fa rumore.

21 maggio 2012

...la curiosità...




è cosa buona e giusta


19 maggio 2012

...rieccola





a Brindisi, di fronte a una scuola,
la strategia della tensione

Sdegno sdegno sdegno

12 maggio 2012

...dal carretto degli interrogativi



Molto tempo fa ho scritto un post per raccontare di un libro dal titolo La grande domanda, e se volete potete leggerlo qui.

Nella mia vita ribaltata, Ora, inizio ad immaginare di incontrare gli stessi personaggi ma a cambiare è  la domanda. Dal carrettino degli interrogativi che mi porto sempre appresso, è spuntata fuori una domanda che è l’inverso di quella del libro. Quello che voglio sapere adesso non è perché veniamo al mondo, voglio sapere perché ne veniamo sottratti. (E senza entrare nel merito del come…)

[A dirla tutta, ho capito che a me questo mondo dove si entra e si esce una sola volta non mi piace proprio per niente, troppo troppo restrittivo!]

Forse le risposte più probabili alla nuova domanda sarebbero:

perché ogni cosa ha un inizio e una fine
perché non si sopporta più il peso della vita
perché lo si sopporta amandola troppo
perché la crudeltà può essere parte integrante del percorso
perché ogni cosa è scritta
perché siamo alberi e non pietre, gli alberi crescono, prosperano e muoiono
le pietre si consumano secondo me quando sono già stanche di esserci
perché la bellezza persino lì risiede, a volerla vedere
perché era necessario lasciare un insegnamento
(e l’insegnamento può essere quello di amare di più la vita, come suggeriva La Morte in quel libro)
perché si potesse capire meglio il segreto dell’amore
perché…


P.S.: il genialissimo Wolf Erlbruch si è occupato anche del tema della morte raccontata ai ragazzi in L'anatra, la morte e il tulipano e se ne può vedere il video qui

5 maggio 2012

pensandola...sempre


Non mi genufletto davanti ad un altare
Non mi rivolgo a nessuna divinità
Perché mi sento afona
E’ la natura a soccorrermi,
quando mi accorgo che il mondo va avanti
senza i tuoi grandi occhi
E interrogo il vento e le nuvole, i rami e le foglie
persino l’acqua che scorre e i giorni di siccità.
Avevo dita contadine che si affaccendavano e gioivano
Ora domandando si rivolgono a ciò che le circonda e
che, nonostante tutto, continua a prosperare.
Sopravvivere è anche questa atrocità:
una realtà sbattuta in faccia al risveglio, i silenzi che chiedono conforto,
la paura di dimenticare gesti e sguardi e toni di voce
la paura che il tempo non lenisca
perché io non voglio dimenticare.

(sempre per Scricciola che mi manca come l'aria)

1 maggio 2012

la vita è il costo del tuo lavoro


di Edoardo Nesi 
Il costo del tuo lavoro è la vita. La tua vita. Sei un'operaia e vai ogni giorno a lavorare in uno scantinato. Lo scantinato è un opificio. Una maglieria. Tu confezioni maglie. Un giorno cominci a sentire strani rumori che non hai mai sentito prima.
Sono come dei gemiti, degli scricchiolii. Non vengono dalla strada vicina, o dalle macchine davanti alle quali lavori. Vengono dalle mura del palazzo. Ti chiedi cosa possano voler dire. Non puoi accettare che siano ciò che pensi. Ti dici che forse è normale sentire degli scricchiolii, in un palazzo così vecchio. E continui ad andare a lavorare. Ogni giorno. Ti chiedi se non dovresti parlarne con qualcuno. Coi sindacati, coi vigili. Con la polizia. Coi carabinieri. Ma non lo fai. Ti scordi di farlo. Preferisci scordarti di farlo, forse. Ogni giorno vai avanti, e torni lì, a lavorare. Perché devi. Devi pagare la spesa, i vestiti dei bambini, il mutuo. Continui a lavorare. È quello che fai, che hai sempre fatto. Lavori sepolta in uno scantinato per combattere la concorrenza di altri disgraziati come te. Sei impegnata in una competizione crudele con altri lavoratori che lavorano in altre fabbriche, in tutto il mondo. Fabbriche probabilmente più sicure dello scantinato in cui lavori tu. Ma non importa. Devi lavorare e lavorerai. Non credi davvero possibile che un palazzo possa cadere. E poi, proprio su di te. Ti dici che queste cose è molto difficile che succedano. Che non succederà proprio a te.
Il costo del tuo lavoro è la tua vita, ragazza mia. E non dovrebbe essere così. Non è giusto che sia così. Non quando con il tuo lavoro stai producendo parte dell'eccellenza mondiale. Il Made in Italy. Perché non importa quale sia la qualità delle maglie che produci. È merce fatta in Italia. Ha un valore misurabile, e lo si applica a ogni straccio e a ogni accessorio che venga prodotto nel nostro Paese. Da chiunque. Decine e decine di migliaia di cinesi sono venuti e continuano a venire a lavorare in Italia, chiusi in scantinati come il tuo, per poter produrre merce Made in Italy. Sei parte di una catena di lavoro che un tempo era una cosa gloriosa, ragazza mia, l'orgoglio e il vanto della nostra nazione, e oggi invece non ha più alcun senso. Ricordalo, e salvati.

Da: Il Corriere della Sera 4/10/11
Dedicata alla tragedia per il crollo della palazzina a Barletta in cui nel 2011 persero la vita quattro operaie di un opificio e una ragazzina di 14 anni.

25 aprile 2012

...io vorrei bussare ad ogni porta

[...] E in quest'ora di freddo, in cui la terra
sa di polvere umana ed è sì triste,
io vorrei bussare ad ogni porta
e supplicare a non so chi perdono
e fargli pezzettini di pan fresco,
qui, dentro il forno del mio stesso cuore.

[César Vallejo da: Se sopravvive la parola, Edizioni Gorée, c2009]

** I coniglietti di mandorle fresche sono una tradizione che mi viene da Margherita, donna sicula forte e testarda verso la quale porto molto affetto



1 aprile 2012

di tali cose


[...] Ecco che piove,
come se da lontano un cuore astrale
lasciasse andare ogni ragionamento,
e noi sentiamo scorrere il minuto
che ricompone il mondo in un pensiero -
ed è il tempo di un bacio, di un saluto.

Di tali cose l'esistenza ha amore.

[Silvia Bre da: Le barricate misteriose, Einaudi, c2000]

23 marzo 2012

blog e diari di bordo

La mente umana è avvezza a viaggiare con la fantasia. Penso sempre nel bene e nel male, perché siamo tanto abili ad immaginare cose fantastiche e inarrivabili, quanto a figurarci catastrofi e tragedie greche. Ma ci sono cose che proprio mai ti saresti aspettato, neanche nei momenti di più cupo pessimismo. Cose che non si potevano mettere in conto, cose a cui mai e poi mai e poi mai avresti potuto abituarti.

La morte di Scricciola, che non è arrivata al suo 30° compleanno, rappresenta anche questo per me. Una cosa inimmaginabile che genera un tempo nuovo nel mio cuore.

Per questo le ultime pagine del mio blog sono così tristi da imbarazzare persino me, ma è questo che c’è nelle mie giornate e nelle notti agitate.

Questo blog aveva inizialmente l’intento, non so se l’ho mantenuto, di segnare quello che si fermava nei miei giorni. Ero abituata, negli assembramenti studenteschi prima, e in un’altra famiglia che ho avuto poi, a compilare diligentemente un diario di bordo, dove si annotavano i lavori della casa e della campagna, ma anche tutti i momenti in comune con gli amici. Chiunque poteva scriverci su.

E a quel diario, in particolare, voglio molto bene.

Così, una volta aperto il blog, ho miseramente tralasciato il mio Diario di bordo, che col blog non può essere sostituito. Semplicemente perché con questo mezzo che io ho creato e che gestisco irregolarmente, non ho la confidenza e l’intimità che sentivo col vecchio diario.

Scusate l’amargura di questi ultimi tempi, e se possibile cercate di capire.

Un caro saluto a tutti i miei lettori e a quelli di passaggio

16 marzo 2012

tagliente nostalgia

Disegno: ©Arnicamontana

8 marzo 2012

cosa fare della fragilità

Dall'intervista a Michela Marzano sul suo ultimo libro *, riporto:

[...] accettare il fatto che sei fragile e farne un punto di forza. Perché in fondo la fragilità, credo, mi permetta poi oggi di sentire cose che altri non sentono.
Perché quando non si è fragili ci si chiude a chiave e si attraversa il mondo.
Mentre quando si ha questa fragilità il mondo lo si beve, e quando lo si beve lo si può anche restituire[...]



Mi ci sono riconosciuta subito su questa accezione della fragilità, e mi è piaciuto il concetto che si possa bere il mondo per poi restituirlo…Chissà…L’impegno più grande e arduo sta nel trasformare la fragilità in punto di forza ; io non riesco ad immaginarlo.

Ancora, a questo punto del percorso della mia vita, non lo so neanche immaginare.


*Michela Marzano, Volevo essere una farfalla : come l'anoressia mi ha insegnato a vivere, Mondadori, 2011


1 marzo 2012

la tua immagine


Alla fine, nei miei giorni,

quello che mi torna è sempre la tua immagine.

I mille gesti quotidiani, quelli nuovi e quelli che si ripetono sempre uguali, a te mi riportano.

Non so viverla questa mancanza, questa cosa contro natura, non so viverla né dentro né fuori di me. Realizzo sempre cose nuove, che possano onorare la bellezza che eri. Instancabile, cerco idee, creo, perseguo quello che di me amavi.

Nel tuo nome.

E la tua immagine ritorna, carezzevole e in movimento,

“come la cima di una giovinetta palma”…

Torna, a ricordarmi che sopravvivo, per mia fortuna e non mio malgrado, sopravvivo.

Ai tuoi giorni felici, ai tuoi sogni interrotti, alla danza dei tuoi passi.

Il mio tempo nuovo è dentro il ricordo costante di te e di ciò che la tua giovane età mi ha insegnato.

Io li riprenderò in mano i colori, non ho bisogno di promettere, perché ogni volta sento che ci sarai tu a ricordarmelo.

“ […] Noi, violenti, duriamo più a lungo.

Ma quando, in quale di tutte le vite

saremo mai aperti, pronti a ricevere?”

[R. M. Rilke. Da: I sonetti a Orfeo, part.II]


ancora e ancora per Scricciola

28 febbraio 2012

dentro e fuori

Zizou, dall'interno, guarda la Gatteria fuori


Approfitto di questa mia incursione per segnalare ai miei pochi e fedeli lettori un blog appena nato che merita davvero attenzione. Un caro saluto a tutti

7 febbraio 2012

una poesia in regalo

[E. Hopper, Chop Suey, 1929]

Ricevo da Baldo, mio poeta amico, dei versi dedicati alla mia famiglia....di amazzoni.
Oltre a voler dare visibilità a questa poesia, trovo che ci stia proprio bene in questo mio blog che, come una meridiana, segna il mio tempo. Grazie Baldo, di cuore

Le donne arcobaleno

Le ho viste, anni fa,riparate da balconi fioriti

in un paese dove le gambe crescevano forti.

Erano bagnate da gioia recente e dolore antico

come vetri nel mare.

Avevano le tasche piene di sorrisi

e il coraggio dipinto sul viso.

In ognuna c'era la storia delle donne precedenti

come in un arcobaleno l'abbraccio dei colori.

Le ho viste,ora, alcune con valigie sempre pronte

altre che viaggiano comunque nella vita.

Danzavano, davanti ad un addio

come Zorba e il suo santuri,

orfani di un figlio.

Ballavano come hanno sempre fatto

per insegnare a noi uomini

come si accarezza la terra con i piedi,

gli occhi alti

per proteggere noi dalla paura.

E più di queste parole scartellate

la vera poesia la trovi nelle loro vite,

quella che lasciano nelle nostre mani

anche quando le sai lontane.

baldo primofebbraioduemiladodici

27 gennaio 2012

mi piace perché

Da piccola, uno dei miei incubi ricorrenti era quello di perdere la memoria. Sognavo spesso di smarrirmi chissà dove e poi di non ricordare più niente. In quell’amnesia si nascondeva ogni sorta di pericolo, soprattutto quello di non poter fare ritorno a casa.
Può darsi che da questa grande paura sia nata la mia mania per le liste.

Così…per ingannare la pesantezza dei pensieri e dei battiti, ho voluto stilare un elenco di alcune delle cose che mi piacciono e perché.


Mi piace quando ai cigli delle strade vedo dei filari di alberi a riposo dai quali si intravvedono dei nidi.
Perché mi piace immaginare tutto l’alacre lavorio che ha preceduto la costruzione di una dimora provvisoria, come lo è sempre quella dei volatili.


Mi piace tanto la giornalista del Tg3, Mariella Venditti, che annuncia il “telegiornale per le persone sorde”…Ricordo anche che la prima volta ha precisato “perché così vogliono essere chiamate”, e ha imparato a dirlo nella lingua dei segni.
Perché è appena giusto non cercare di ingentilire verbalmente una condizione che per sua natura è faticosa. Chiamare le cose col proprio nome restituisce valore e verità. E dignità.


Mi piace quando il cielo a volte si fa così minaccioso e io corro subito a mettere al riparo gli arnesi, a levare di torno tutto ciò che non può essere bagnato, quel cielo che quando lo guardi ti aspetti il peggio e poi…improvvisamente, cambia umore e tutto si rischiara.
Perché mi ricorda che niente dura per sempre e che non tutto ciò che ci sembra tale sia realmente una minaccia.


Mi piace captare gli sguardi d’intesa, percepire quasi col corpo che – in silenzio – ci siamo capiti.
Perché le parole hanno dei limiti che a volte fanno male. E perché i fraintendimenti e le incomprensioni crescono e pascono animi fragili.

Mi piacciono tanto gli abbracci protettivi. Quelli che ti portano a pensare “voglio restare così per tutto il resto della mia vita”. Perché di protezione… chi non ha bisogno?


Mi piace quando una persona che pensa di non sapersi esprimere, improvvisamente lo fa. Perché il coraggio quasi sempre ripaga.


Mi piace ricevere lettere, elettroniche o cartacee, mi piace riceverle e curare la corrispondenza in genere. Perché la scrittura è il mezzo di comunicazione che ho eletto e il fatto che qualcuno mi dedichi un pochino del suo tempo, scrivendomi, mi dimostra che il pensiero suo per me si concretizza.


Mi piace lasciare un angolino nel mio cuore dove le cose belle possano accomodarsi,
anche se da un po di tempo sono solo una ingenua che tenta di aggirare il dolore.
Ma non voglio perdere l’abitudine di annotare le cose belle, in qualche modo me lo devo.


Yann Tyersen, La valse d’Amelie

16 gennaio 2012

La ricerca

[da: Le Fabuleux Destin d'Amélie Poulain]



E’ quello scorrere leggero di acque chete che cerco,
quel battito d’ali, quel passo lieve di danza.
Cerco quella sincerità degli occhi

Quell’amare
onorare
innalzare
elogiare e incalzare la vita
quel sentirsi piccola piccola anche di fronte a monete di minor valore.
Cerco quel carico d’amore e quella tenerezza inesprimibile che riusciva ad ispirare

In quale interminabile lista posso riportare ogni piccolo gesto che di lei mi manca?

Ti cerco ovunque e ovunque, i miei cinque sensi ti cercano e ricordano

Come guerrieri disarmati, noi, continuiamo la nostra battaglia senza medaglia,
dove c’è bellezza e armonia sentiamo di averti vicina, ché lì tu sei.
Ed è lì che vorresti fossimo tutti noi, uniti, tutti tuoi amori, tutti compagni di viaggio.


per Scricciola, ancora

18 dicembre 2011

...per Scricciola

[il mio murale per te]

Restiamo uniti, dicono i limoni. Ed è così che

noi passeremo la nostra vita con una piccola

croce tracciata a penna rossa sul cuore.


[Roger Vitrac, Il cavallo nero. Da: Dés-Lyre, Gallimard, c1964]


per la mia amatissima Scricciola che si è portata via i sorrisi delle margherite