16 luglio 2008


[prima pagina de il manifesto del 15 luglio 2008]


...inorridiamo e ci meravigliamo per le notizie (e adesso il video) che giungono dal carcere di Guantanamo e non consideriamo che la tortura ce l'abbiamo in casa...Qui, non essendo riconosciuta dal nostro ordinamento giuridico, si chiama con altri nomi. Ho provato un senso di disgusto e di impotenza di fronte al trattamento riservato agli autori di tanta inaudita violenza. Disgusto, per dirla con Vittorini, "per il genere umano perduto". Ma anche per questa Giustizia così stravagante, perché poi ci si chiede il perchè di tanta sfiducia nelle istituzioni...Leggo nello stesso giorno dell'arresto di due marocchini per il furto di una gallina...A proposito di proporzione tra pena e reato!
Genova 2001...impossibile dimenticare...

13 luglio 2008

Impronte

I bambini non si toccano!

Il Ministro dell'Ordine
Ed i piccoli zingari
Con le impronte degli indici
Giocano a pari o dispari
Prima del gioco dicono
Ciascuno cosa mette
"Io metto le manine"
"Io metto le manette".

[Bruno Tognolini]

1 luglio 2008

Una fortuna grande così


Lei è diversa perché intravvede sempre una via d’uscita

Perché ha l’ottimismo dei girasoli

Perché conosce il senso del perdono

E’ diversa perché non è scappata dal dolore: Lo ha attraversato

E’ diversa perché è curiosa e sa ascoltare

Perché conosce l’accoglienza e sa parlare a tutti

Con la semplicità di un cuore che ha sempre tanto posto

E tu lo sai che in quel posto ti puoi sentire comodo

Lei è diversa perché ci puoi parlare di tutto

E’ diversa perché non si lamenta

Perché non piange sul latte versato

E perché sa accettare tutto quello che non può cambiare

E lo chiama volontàdidio

Ma quello che può cambiare lo rivolta come un calzino

Con l’energia dei vent’anni anche se ne ha molti di più

Lei, quercia antica, ha sfidato i venti gelidi e

ha difeso i suoi rami

E’ diversa perché ha l’umiltà di ringraziare

Per ogni giorno in più su questa terra

E’ diversa perché non sa dov’è l’America e ne ha paura

Perché cammina dritta, a testa alta

Perché è mia mamma

il mio albero preferito

il dono più bello.

[foto di Scricciola]

20 giugno 2008

ma davvero si raccoglie ciò che si semina?

Sono curiosa della gente, e amo ogni tanto prendere l’autobus (tranne nelle ore di punta) perché spesso si incontrano delle persone interessanti, spaccati di vita, frammenti di storie raccontate o più tardi immaginate. In genere mi piace osservare e ascoltare. Quel pomeriggio l’autobus era vuoto perciò ho deciso di ascoltare un po’ di musica. Alla prima fermata, sono salite due ragazze che, con tutto l’autobus a disposizione, prendono posto proprio dietro di me. Tipo condominio da spiaggia. Parlano in modo concitato, si capisce che continuano una conversazione iniziata chissà quando. Il tono della voce è così alto e sguaiato che mi vedo costretta a sfilare le cuffie dell’ipod: non potevo aumentare il volume per non sentire tanto da spaccarmi i timpani ! Stacco proprio mentre arrivava uno dei miei brani preferiti del momento e rimando quel piacere.

Quello che riporto è il succo della loro conversazione…

Mentre sfoglia il giornale, la madre legge ad alta voce un antico proverbio arabo

“Scrivete sulla sabbia le ferite e i torti subiti

E sul marmo le fortune avute”

E Rosa dice che l’ha fatto apposta sua madre, che quelle parole lette ad alta voce implicano un giudizio nei suoi confronti, una considerazione indiretta: forse sua madre la ritiene una stupida ingrata, sempre a piangersi addosso, a lamentarsi che tutto va male, a coltivare rancori e giurare vendetta per i torti subìti, altro che sabbia!

Rosa si agita, le hanno sempre dato sui nervi le persone che si mettono in discussione e stanno lì a cavillare su tutto. Il padre di Gianfri dice che certi genitori sono il prodotto della new-age, e lei si sente figlia di una figlia della new-age, tutta spiritualità e positività, sempre pronta a giustificare tutti e a sentirsi la persona più fortunata del pianeta, solo perché ha una famiglia, un amore valido, degli amici validi e un lavoro. Che è precario ma lei dice che almeno ce l’ha un lavoro! Capirai! Cosa avrà mai da essere contenta!

Per Rosa, sua madre è solo una povera sfigata che “crede di aver capito tutto quello che conta”, una che crede ancora nelle favole ma non può permettersi neanche un viaggio o una vacanza. Gli amici di sua madre, quelli di un tempo, quelli con cui aveva studiato, quelli con cui discuteva di fare la rivoluzione e di cambiare il mondo, adesso sono tutti sistemati bene, con lavori prestigiosi ed incarichi importanti. E Rosa pensa sempre che loro siano partecipi della società in misura molto maggiore di sua madre. Anche loro sono ancora di sinistra, il padre di Gianfri è “così” per esempio, sono di sinistra ma si adeguano all’aria che tira…GIUSTAMENTE! Magari, per abitudine, discutono ancora animatamente di politica, ma si godono la vita, loro sì! Mica come sua madre che non solo non ha mai soldi per fare niente ma nel tempo libero si è messa pure a fare volontariato in una casa d’accoglienza per immigrati! Rosa crede che sua madre sia completamente fuori posto nella società, qualche volta si preoccupa per lei, perché se assiste ad un’ingiustizia si indigna e lo fa vedere a tutti, invece di farsi gli affari suoi…Rosa non è contenta di avere una madre fuoriditesta, fuori posto, fuori moda, fuori dal mondo. Una madre fuori.

Rosa non vuole essere come lei, se i figli devono seguire l’esempio dei genitori, lei è sicura che starà alla larga e alla grande dal suo mondo incantato, dove l’operaio è più simpatico del bancario e alla cameriera che le porta il caffè, al bar, dice grazie, quando non lo fa nessuno! Scusa eh? Chi lo fa? Quella è lì per lavorare ed è pagata! Perché devi dirle grazie?

Rosa odia il suo nome, così antico, guarda caso scelto proprio dalla madre in onore di Rosa Luxemburg! pensa un po’, nessuno sa chi era! Odia la sua vita diversa, odia sua madre che la fa sentire inadeguata sempre, la odia perché non può essere contenta di vivere in questa mediocrità squallida che lei chiama vita semplice, non può essere!

L’amica, profondamente solidale ma, si capisce, figlia di “amici integrati”, le suggerisce di accettare l’offerta di Gianfri, di mettersi con lui e così si sgancia una volte per tutte dalla madre.

Per fortuna è arrivata la mia fermata e, basita e col cuore triste mi sono incamminata per il viottolo, sperando di incontrare almeno uno dei leprotti che trovo tutte le mattine quando vado al lavoro. Mi avrebbe riconciliato col mondo, forse, ma così non è stato.

Se è vero che raccogliamo ciò che seminiamo, ho pensato alla madre di Rosa che ha tirato sù una deficiente del genere e che, come madre, la amerà sempre. Nonostante tutto.

[cliccare sulla foto per vedere il leprotto]

19 giugno 2008

Oggi volevo inciampare in qualcosa di bello, che scuotesse la mia mente ragionante e mi tenesse rapita per qualche istante…

Mi sono imbattuta in questi versi di Alda Merini e mi sono sentita sospesa per un pò!

Tu non sai : ci sono betulle che di notte

levano le loro radici, e tu non crederesti mai

che di notte gli alberi camminano o diventano

sogni. Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.

Pensa che un albero canta e ride.

Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi

diventa vita. Te l'ho già detto: i poeti non si redimono,

vanno lasciati volare tra gli alberi

come usignoli pronti a morire.

28 maggio 2008

Scrivimi

Scrivimi

Scrivimi e non stancarti mai di prendere una penna o pigiare sui tasti

Scrivimi dei tuoi risvegli, di come ti affacci alla giornata che si apre

E a farci caso, nessun risveglio è uguale a se stesso

Non nasconderti Non negarti Non mancare

Scrivimi di cosa lasci indietro

come stracci dimenticati

quando chiudi la porta

quando lasci il tuo rifugio

Scrivimi

Di quello che vuoi ch’io tenga fra le mani

Scrivimi di quello che mi fa compagnia

Riportami il tuo respiro!

23 maggio 2008

Pazienza come speranza...



Ho scattato questa foto in una giornata densa di emozioni. Di quelle che ti chiudono lo stomaco e ti rubano il sonno. Emozioni belle, indimenticabili, da scossa elettrica.

In un solo giorno anche questa grande emozione di vedere per la prima volta la nidiata di una gabbianella. Non potevo credere ai miei occhi! E dopo lo stupore, è arrivata l’immensa tenerezza per quella mamma paziente che vegliava sui suoi piccoli. Sola, con un mare in silenzio al suo cospetto, dava un senso di pace e di tempo importante, da vivere con pazienza e fiducia.

29 aprile 2008

La sicurezza



Per motivi di Sicurezza, il 2 aprile il sindaco di Firenze obbliga i mendicanti a…mendicare in piedi.

Oggi Rutelli dichiara di aver perso nella Sicurezza…

Il 27 aprile apprendo dai maggiori quotidiani italiani la sconcertante ordinanza del sindaco di Assisi che, Per motivi di Sicurezza, non solo intima l’allontanamento coatto dalla città di tutti i campi nomadi, ma vieta le chiese ai mendicanti. Provvedimento valido in un raggio di 500 metri da piazze e monumenti.

Si vuole salvaguardare i luoghi di culto e la decenza, dicono.

I frati del Convento si dichiarano d’accordo…

Ma come? Proprio la città del “Poverello”? Beh, Francesco d’Assisi non era certo un accattone, un mendicante, e i membri di un Ordine da lui fondato ignorano (per interesse) la Regola di San Francesco, che al punto 6 recita:

«I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, o alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia»

Ma…non sarà che questa acclamazione della Sicurezza, , questo concetto così importante, usato e abusato, di cui tutti vanno parlando nasconde un’atteggiamento fobico nei confronti di chi sceglie stili di vita diversi e non solo?Dietro la Sicurezza si cela forse una paura e una diffidenza che sempre più trova spazio nel cuore di tutti?

Ieri in un quotidiano locale leggo la notizia di un anziano ritrovato morto in casa dopo 4 mesi???? Come accade che un individuo all’improvviso diventa invisibile?

Ci saranno di mezzo anche qui i motivi di Sicurezza?

I vicini, i parenti, i conoscenti si saranno sentiti più Sicuri a non bussare alla sua porta per sapere se era tutto a posto?

E non sarà che stiamo correndo il rischio di chiamare Sicurezza quello che è Diffidenza e Indifferenza?

22 aprile 2008

La Storia siamo noi


Circa un paio di settimane fa, mentre la campagna elettorale volgeva al termine, Marcello Dell’Utri, degnissimo rappresentante della storia(della mafia) del nostro paese, ha dichiarato:

«I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione».

Così, dopo tale delirante promessa, occorre ricordare a questo integerrimo uomo di cultura le parole che Piero Calamandrei, un anno prima della sua morte, rivolse agli studenti milanesi


[...] Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.

E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica...

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo è solo, che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...[...]
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

[Piero Calamandrei, 1955]

17 aprile 2008

La maggioranza


Assisto alle più fantasiose analisi politiche, come tutti. Quello che oggi per esempio non sopporto è che si alimenti, speculandoci pure, e si dia credito all'ennesima sparata del Picconatore Cossiga su un possibile ritorno delle BR.... Come se quella parte di popolo che non è minimamente rappresentata abbia come unica risposta un'improbabile ricorso alle tristemente note pistole Skorpion! Ma dai! Io sono davvero preoccupata, non solo per il mio ventennale precariato che non vedrà una soluzione certo adesso, ma penso all'informazione, agli immigrati, alla giustizia, alla cultura, alle finanze e via dicendo...Ho paura di quello che Diliberto ha espresso molto bene a Ballarò...quel nuovo senso comune che Lui ha largamente creato con le sue televisioni private.

Contro questo modo di essere, sentire, pensare, agire così lontano da me non vedo lotta possibile. Ho paura di quell'esercito ridotto a consumatore ad oltranza, che inconsapevole muta valori e all’essere preferisce l’apparire. Ho paura degli arroganti e prepotenti. Ho paura dei pensieri e delle azioni xenofobe, razziste, intolleranti. Ho paura del neo liberismo. Ho paura di tutto ciò che esercita un controllo sociale. Ho paura di chi offre un modello unico a cui tutti è meglio si conformino. Ho paura del fiato sul collo che sentirà lo spirito libero che se ne va tranquillo per la sua strada, con i suoi pensieri puliti, e non ci pensa nemmeno a prevaricare sugli altri perché non è abituato a farlo e soprattutto perché gli altri non sono per lui dei pericolosi concorrenti nell’ascesa sociale, ma esseri umani. Ho paura dei bisogni indotti e di quelli reali negati. Ho paura di molte cose, sì.

"io, anche in una società più
decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Io
credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi
sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza..."

[Nanni Moretti in Caro diario]


16 aprile 2008

Espressioni di voto

A parte che.................................... occorre partire da una spietatissima autocritica…

A parte il non voto, annunciato, organizzato, sottoscritto anche da famosi personaggi pubblici…

A parte che da quando è morto Berlinguer…

A parte che dalla scomparsa del P.C.I. …

A parte i compromessi…troppi…

A parte l’ingerenza, autorizzata e incassata, della Chiesa…

A parte le contrattazioni sindacali…

A parte la mancata difesa a spada tratta di minime conquiste come la 194..

A parte il mancato riconoscimento di fondamentali diritti civili delle coppie omosessuali e di fatto…

A parte il rifinanziamento delle missioni nei “teatri” di guerra, continuando a dichiararsi pacifisti…

A parte un programma elettorale che lo stesso avversario definisce (addirittura!)“sovrapponibile” per somiglianza…

A parte la mancata realizzazione di una legge sul conflitto di interessi subito subito dopo l’insediamento a Palazzo Chigi…

A parte il mancato segnale di discontinuità (anche minimo) dal governo precedente…

A parte il senso di NON appartenenza che si è lasciato generare e proliferare…

A parte tutto…il popolo della sinistra radicale-antagonista-estremista-ista-ista…

al momento senza alcuna rappresentanza politica…ANCORA INCREDULA RINGRAZIA!

13 aprile 2008

Aaaargh! Pauuuura?


...buon voto a tutti!

9 aprile 2008

Tornare a trovarsi

Sono tornata a cercarmi, tra le pieghe di gonne sciupate,tra la sabbia, tra giunchi maschi, buoni per farci i cestini.

Sono tornata per curiosare un po’, ma anche per divertirmi, per vedere di cosa sono capace e cosa invece non mi ha vista cresciuta. Sono tornata a sbocconcellare, chè qualcosa di buono deve esserci di sicuro.

Il vento può portare grandi sconvolgimenti e il mare può mandare lontana ogni cosa.

Ma io volevo tornare, per non lasciarmi sola troppo a lungo, per non lasciarmi orfana della mia identità. Sguardo limpido e impietoso a veder scorrere le mancanze, l’indifferenza che a volte può esserci, l’indolenza, la presunzione, la sfiducia…E occhi increduli ad ammirare la tenerezza, la solidarietà, l’amore per la campagna, per gli animali, per il mio lavoro, per la famiglia e gli amici. Ho applaudito alle conquiste fatte, alle cose realizzate nonostantetutto..

E mi è piaciuto soffermarmi a guardare le mie fortune confrontate con tutto il dolore del mondo intorno, che è sempre tanto e anche troppo.

Ho visto molta paura, ho visto grandi passioni, ho visto la forza delle mie mani e dei miei colori, ho visto risate, tante e rinnovate, ho visto ancora molta fragilità, e il doveroso piacere, sempre, della lotta.

Il segreto che ho scoperto in questo viaggio a visitare me stessa, è che il passato non è l’unica forma di vita possibile.

Questa era una cosa che non avevo ancora imparato e sono contenta di averlo capito :-)

[le parole del disegno sono di Giacinta]

28 marzo 2008

Il boia può attendere


Un altro piccolo passo avanti nella conquista dei diritti civili: la Corte d'appello Federale di Filadelfia ha annullato la condanna a morte per il giornalista afroamericano Mumia Abu-Jamal, nel braccio della morte dal 1982 Ora, quello che seguirà non restituirà di certo la libertà a Mumia, o si farà un nuovo processo o la pena di morte verrà commutata in ergastolo.
Di lui ho già scritto tempo fa, così riporto il riferimento di allora per chi volesse saperne di più

http://mumia.malcolmx.it/storia/caso.htm

Qualche anno fa ho letto su un muro

" finchè un innocente è in carcere nessuno di noi è libero"


23 marzo 2008

Inverno



Titolare un post "Inverno" il 23 marzo è curioso sì, ma..........è Natale o Pasqua? Vento e pioggia e freddo fanno dubitare di avere una perfetta cognizione del tempo!



Una sonnacchiosa serata d'inverno
non è mai abbastanza sonnacchiosa senza un gatto che dorme [Denise Hawkins]

...figuriamoci due! :-)))

22 marzo 2008

...un tramezzino di terra

Mi chiamo Roberto e ho 11 anni, vivo con mia mamma e un gattino arancione che si chiama Zac. Babbo ci ha lasciati due anni fa, diceva che qui non si trovava lavoro ma mia madre dice che l’ha fatto per inseguire la libertà. Infatti non si è più visto! Ho pochi ricordi di questa sua fuga, e di quando all’improvviso a tavola non eravamo più tre ma solo due. Ho pochi ricordi, solo l’uscita di scuola. Quando vedevo i compagni correre incontro al genitore che era venuto a prenderli e io invece, come se fossi già tanto grande, solo solo mi incamminavo per raggiungere casa. Ma quale passaggio! Ma quale tram! Era tutto calcolato, 12 minuti di strada se riuscivo ad arrivare prima che il passaggio a livello si chiudesse. Venti minuti se la sbarra era già chiusa. L’altro ricordo sono i silenzi della mamma che non finivano e non finiscono più e che fanno un rumore più forte di quello della tv e della radio messe insieme.

La strada del ritorno a casa è quasi sempre uguale. Costeggia un pezzo di campagna incolta, un pezzo di terra a forma di triangolo isoscele, dove sogno di costruire una casetta tutta per me e mia madre. Una casetta proprio in mezzo, e intorno tanti tanti alberi quanti ce ne possono stare dentro un triangolo isoscele. Qualche volta penso di scrivere al Presidente della Repubblica e chiedergli di impegnarsi per farci regalare quel fazzoletto dimenticato. Io sì che potrei farlo diventare un piccolo parco, non mi importa se intorno ci passano tante macchine e sicuramente c’è un inquinamento da paura. E’ per quello che è lasciato così, abbandonato. Infatti io non è che posso pensare ad una casa al centro, magari vicina alla scuola…Il Comune ci aiuta già con la casa dove stiamo adesso. Quando torno da scuola metto subito l’acqua per la pasta e apparecchio, così quando arriva mamma si fa in un attimo. Certi giorni, il martedì e il giovedì, mamma torna prima e allora sono io a trovare tutto pronto. Mamma fa le pulizie dai signori ricchi, si stanca molto e qualche volta torna di buonumore, altre volte invece arriva con la faccia storta e se la tiene per tutto il giorno, sta in silenzio e si muove a scatti. Quando è così, io mi sono abituato a non dire niente e a non fare domande. Tanto lo so che poi le passa, però mi dispiace. Quando invece torna di buonumore si vede perché compra dei fiori e li sistema con soddisfazione al centro della tavola. Anche la casa ha un bel profumo quando lei è tranquilla. Alcuni vicini dicono che ha un brutto carattere, ma solo perché non la conoscono. Teresa invece, la signora che vende le pentole giù per strada, dice sempre che mia madre è una “santa donna!”. Dice che a quei signorotti lei gli fa un baffo in quanto ad educazione, discrezione e buone maniere. Dice che quelli, i ricchi, sono tutta apparenza. Perché lei li conosce bene, ha lavorato per tanti anni da ragazza al loro servizio. Quelli a tavola, se gli capita mangiano peggio delle bestie, e dice che non si lavano per benino e che sono sciatti. Teresa sa parlare molto bene, perché legge moltissimo, un libro dietro l’altro. Qualche volta mi ha raccontato che si è anche presa una o due settimane di tempo prima di iniziare un nuovo libro, perché quello che aveva appena finito l’aveva riempita così tanto…Teresa mi piace molto, perché dice sempre quello che pensa e lo sa dire anche bene. Con lei è come se i tuoi pensieri più nascosti venissero fuori, come disegnati. E ha un sacco di cose da raccontare. Vado spesso a trovarla, quando mamma è al lavoro o quando è di cattivo umore. Mi piace da impazzire stare in quella stanza buia e stracolma di pentole di latta, di ogni dimensione. Ognuna fa un suono diverso. Teresa non lo considera solo un negozio, ma un pezzo della sua casa. Infatti dietro una porticina verde ci sono le scale per salire nel suo appartamento. Là dentro ci sono soprattutto libri. Libri e scatole piene di cartoline. Perché tutti conoscono Teresa, e tutti quelli che partono per un viaggio le mandano una cartolina, infatti lei che non ha mai viaggiato conosce la geografia e quasi tutte le capitali del mondo grazie alle cartoline. Me ne ha fatte vedere alcune che secondo me valgono molto perché la geografia, come dice il prof, cambia, e quella che era la capitale di uno Stato improvvisamente smette di esserlo. Dipende dalle guerre.

A me, nella campagnetta a forma di triangolo isoscele, mi piacerebbe viverci con la mamma e con Teresa insieme, perché avremmo sempre qualcosa di cui parlare, Teresa farebbe guarire mia madre dai suoi silenzi e io potrei tenere un cagnolino e pianterei girasoli davanti alle finestre. Questa sarebbe proprio una bella vita! E che ci vuole?

14 marzo 2008

Curiosità

Gli altri sono troppi, per me.

Ho un cuore eremita. Sono

impastata di silenzio e di vento.

Sono antica.

[Mariangela Gualtieri, da Senza polvere senza peso]

mi sono regalata questa raccolta di poesie che desideravo da tanto. E' stato come vedersi messa a nudo leggere questi versi, mi ci sono vista in ogni singola parola e immagine ed è stato quasi imbarazzante. Potenza della poesia! :-)

13 marzo 2008

Guccini per Ingrid

Mentre leggevo un servizio di approfondimento su Ingrid Betancourt, sono venuta a conoscenza di un singolo registrato da Guccini e a lei dedicato. La versione originale francese è di Renaud Séchan


NELLA GIUNGLA

Per tre anni nella giungla,
in catene innocente,
circondata da folli
utopisti del niente,

Che ti fan prigioniera,
Un ostaggio tenuto
dalla falsa guerriglia
che da tempo han perduto

E che un tempo voleva
legge e libertà
sputa sulla giustizia
e un ostaggio sei già,

Per la donna che eri
oggi e nella vita,
ma dai loro fucili
la vittoria è svanita.

Ingrid noi ti aspettiamo
e vicini ci avrai,
libertà non avremo
finché tu non l'avrai

Per tre anni nella giungla,
in catene innocente,
ed i tuoi carcerieri
sono dei delinquenti,

che ti citano Stalin,
che ti leggono Mao
come fosse un poeta,
come fosse Rimbaud;

Forse tu come me,
li hai creduti anche ieri
figli di Che Guevara,
di diritti forieri,

Ma la lotta finale,
il gran giorno sognato,
sono l'odio ed il male
e il denaro intascato

[…]

Io non so dire il nome
della gente che là
è tenuta in prigione
senza la libertà,

Senza un volto né storia,
ossa fatte e calcina,
in un mondo che ha reso
la barbarie regina

Dei signori di droga,
di un potere corrotto,
di un regime fantoccio
hai pagato lo scotto

E cantando per te
ora Ingrid, ti dico
che combatti una lotta
contro un doppio nemico

[…]

Da tre anni nella giungla,
in catene innocente,
con il vento che soffia
sul tuo viso paziente

Perché resterai sempre
forte in quella deriva
la tua sola vendetta
è di restare viva

Per la gente che ami,
per chi lotta con te
è spezzare le catene
che non spezzano te

Il tuo nome e' bandiera,
Ingrid Bétancourt
di una lotta che vuole
libertà e niente più

Ingrid noi ti aspettiamo
e vicini ci avrai,
libertà non avremo
finché tu non l'avrai


11 marzo 2008

Corrispondenze d'amorosi sensi


Mi piacciono i gesti galanti. Le persone che hanno garbo, gentilezza nei modi. Non c’è niente da fare, per molte cose mi sento fuori tempo, che ne so! mi incantano i cosiddetti galantuomini, che sono ovviamente una specie in via d’estinzione.

Mi sono trovata a riflettere su queste cose leggendo un carteggio tra Kahlil Gibran e Mary Haskell (per il momento edito solo dalle Paoline).

A parte i sentimenti che scorrono nelle pagine, mi emozionano appunto la gentilezza e l’amabilità che emergono e che restituiscono un’immagine ancora più completa di questo amato autore libanese.

E ancora, torno a interrogarmi sulla lettura di carteggi e diari. Mi accosto sempre ad opere del genere, con una sorta di pudore, quasi stessi ficcanasando su intimità che non dovrebbero riguardarmi. E’ un sentimento che provo sempre, inevitabilmente.

E’ curioso pensare che mentre il diritto morale di un autore in generale non soffre di nessuna limitazione temporale, poiché può essere esercitato, morto l'autore, dai soggette a lui legati da vincoli di parentela o coniugi, la durata normale dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell'ingegno è "per tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte"

Qualcuno aspetta che trascorra questo tempo imposto, prima di far soldi a palate sulle confidenze di uno scrittore. Qualcuno aspetta per puro interesse letterario, per studi sull’argomento, per semplice curiosità..

A volte dubito del confine tra informazione e indiscrezione.

Ma….mi dico quanto avrei ignorato se non avessi letto la corrispondenza tra Virginia Woolf e Vita Sackeville-West, o quella tra Kafka e la sua amica Milena, le lettere dal carcere di A. Gramsci, o quelle dalla Resistenza…e via dicendo.

E quanto sembra di comprendere meglio anche l’opera di un autore, o alcuni frammenti storici attraversando i suoi diari o la sua corrispondenza.

Bene, oggi sono in preda a questo genere di riflessioni (sterili?).

Sarà che al momento, come cantava il poeta, ho “tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo”?????



8 marzo 2008

Per non dimenticare, ancora...


Un abbraccio forte a tutte le donne vicine e lontane. A quelle che amo e a quelle che non conosco. Un abbraccio di unità e collaborazione. Un abbraccio di protesta, anche, e di solidarietà.

5 marzo 2008

L'indignazione non basta!



Da www.beppegrillo.it

Quando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano.
Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge.
Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp.
Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”.
Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione.
Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”.
Quando un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti “altrimenti vai a casa”.
Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini.
Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte.
Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada.
Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore.
Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata.
Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario.
Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre.
Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere.
Quando un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti.
Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria.
Quand
o un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra.
Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni.


3 marzo 2008

Vento

Vento impetuoso di maestrale.

Tutto sembra avere un suono diverso quando tira un forte vento… a volte sembra di essere diventati sordi! Il vento spinge le vele, alimenta i fuochi, accompagna bufere. A volte inquieta, perché vorresti fermarlo, perché questo movimento è troppo, e vorresti dire basta…silenzio!

Ma il vento…spinge tutto più in là, come a dire che le cose continuano ad esistere anche se le cambi di posto. E soprattutto, il vento gioca. Con le fronde degli alberi, con le imposte che sbattono, gioca con i fogli di giornale caduti a terra, e li fa sollevare, gioca coi capelli e nasconde i visi, con i panni stesi ad asciugare, con le bandiere issate, con le onde del mare…

Gioca con tutto quello che non si oppone.

Rimanere ancorata a terra come un vecchio albero, quando tutto intorno sembra voler spiccare il volo, è ciò che devo impormi in questi giorni di smisurata pazienza.

Leggerezza, sottrazione di peso. Il vento sembra riempirsene. E questa espressione di leggerezza mi fa sognare. E mi fa fare sogni così (come quelli del disegno)


29 febbraio 2008

Fame d'amore



Tempo fa ho pubblicato un questionario a tempo sul rapporto col cibo. Ora credo di dover riferire i risultati a quelli che, gentilmente, hanno espresso il loro voto. In realtà il tipo di questionario che avevo in mente prevedeva che le risposte venissero formulate dai votanti, e non essere io a indicarle…Il desiderio era quello di sentire delle “voci fuori dal coro”, purtroppo questa piattaforma mi ha permesso di compilare il questionario solo in questo modo.
Con tutto quello che accade intorno a noi, appare forse superficiale occuparsi di rapporti col cibo. Pare un problema fittizio, proprio dell’opulento occidente.
E’ così, è una dannazione di questa parte del mondo che ha troppo, mentre un’altra parte muore di fame.
E’ così, ma il problema c’è e ignorarlo sarebbe da struzzi.
Le persone che sono affette da gravi disturbi alimentari, e le famiglie intorno a loro, vivono spesso in assoluta solitudine questo forte disagio. E’ un problema serio che purtroppo riceve attenzione quando una modella si lascia morire di anoressia, poi cade nel dimenticatoio. Si sa, tra cibo ed emozioni c’è un rapporto circolare, la sottrazione o l’abuso di cibo in molti casi è fame d’amore.
Da anni mi documento sull’argomento, e dopo un’attenta osservazione, i punti che ho individuato e sottoposto nel questionario, sono questi. A lato i risultati:
  • Il cibo è strettamente legato alla sfera emotiva 4 (26%)
  • è puro soddisfacimento di bisogni fisiologici 3 (20%)
  • è un approccio edonistico alla vita 6 (40%)
  • è legato alla sfera sessuale 3 (20%)
  • è un momento di condivisione 7 (46%)
  • è una forma di accettazione della vita 2 (13%)
  • la scelta del cibo rivela ciò che siamo 7 (46%)
  • altro 3 (20%)
Tornerò a parlare , forse, dell’argomento.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato. Grazie davvero :-)

21 febbraio 2008

19 febbraio 2008

Riconoscimento speciale!

Premio D eci e lode

Assegnato da Frida


E così...senza neanche battere ciglio...ho avuto questa bella sorpresa dall'amica Frida! Esattamente come chi me l'ha assegnato, ho scarsissima dimistichezza con i premi in genere...e però... come non sentirsene lusingata? Al di là del premio in sè, è ovviamente l'attenzione che si conferma ad emozionarmi stasera. Non pensavo di arrivare a nessuno, visito blog dove trovo decine e decine di commenti e il mio è così...disadorno di commenti! Poi, lo so, non sempre commentiamo ciò che ci piace, talvolta i pensieri e le parole degli altri meriterebbero più spazio e quindi alla fine lasciamo perdere rinunciando al commento.
Sono una persona molto riservata, non amo essere notata, e in questo mio stile
anche lo scarso via vai dei visitatori virtuali ci stava bene. Non è un cruccio ma, sempre, motivo di riflessione.
Frida mi assegna questo glorioso riconoscimento con queste parole


"è con vero piacere che assegno questo premio ad una donna intelligente e sensibile, il cui blog - a dimostrazione che forse il numero dei commenti non sempre è direttamente proporzionale alla qualità degli scritti prodotti - riceve pochissimi commenti.

Lei è Arnica Montana"


"Premio D eci e lode"


Che cos'è?

"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?

Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;


3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.


Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.

Grazie Friduccia!

E così, con tutto il cuore, assegno anche io , a mia volta, il premio ad una persona speciale che illumina i giorni e le pagine, che ci fa camminare sulla pelle delle sue parole...Dedico e assegno il premio D eci e lode a una presenza opportuna

15 febbraio 2008

Non c'entra niente

San Valentino non c’entra niente. No.

Non ci credo che l’amore arriva quando meno te l’aspetti.
La morte, le disgrazie, gli abbandoni capitano quando meno te l’aspetti.
Non l’amore. L’amore arriva quando il cuore è pronto ad accoglierlo,
quasi niente accade per caso, così se l’amore si presenta alla tua vita vuol dire
che era atteso, cercato, chiamato.
L’amore, quando arriva, è sempre ben accetto. Anche l’amore malato, l’amore frainteso, l’amore soffocato, persino quello respinto è ben accetto. Perché uno sguardo d’amore fa sempre piacere.
Non esiste una persona che ne ha già tanto, troppo, da poterne fare a meno, una persona che può dire: no, basta grazie, non ce ne sta più.
Però gli amori respinti se ne vanno da soli a guardare il mondo far festa, perché ad un’anima che vaga nelle stanze abitate della propria solitudine gli altri sembrano tutti contenti.
L’amore malato continua ad amare, come solo lui sa fare, ignaro di tutto.
L’amore frainteso palpita e guarda da lontano gli scambi di sguardi ricambiati.
L’amore soffocato è muto.
L’amore scambiato è forte e solido, e può affrontare tutto, persino l’odio.
L’amore corrisposto è aria e vento e terra e fuoco e acqua.
Ma il ragazzo, poggiato al muro, sulle sue All Stars, l’amore lo amava. E sapeva che un giorno sarebbe arrivato, senza far niente, solo per il suo sorriso sempre aperto, per le sue mani gonfie di carezze per i gatti abbandonati, le sue mani callose dal lavoro in cantiere.
Certo che gli dava a palle tutto quel business dietro a una festa per i fortunati, lui poi aderiva alla campagna contro la Nestlè, capirai che ci faceva coi baciperugina!
L’amore, per lui, non aveva quelle frasi sdolcinate e non aveva un cielo di stelle.
Era selvaggio e selvatico, era di elicriso ai bordi del mare, di eriche fiorite e salsedine, era di vento. Vento, soprattutto.
Così, come quei cani che se ne vanno tranquilli ad annusare qua e là, senza una precisa meta, il ragazzo con le All Stars camminava sorridendo di sé e delle rose rosse e dei biglietti, delle lettere d’amore scritte senza mani.
Camminava e guardava dritto davanti a se, fiancheggiando il muro dove stava scritto
“Solo chi non ha mai scritto lettere d’amore fa veramente ridere”

7 febbraio 2008

Ricordi [1]

Ricordo

Dal latino re-cordis

Ri-passare dalle parti del cuore

[Eduardo Galeano]

Ci sono foto che confermano e sottolineano ricordi.

Immagini che scaldano il cuore e gli fanno compagnia. Che fanno sorridere per “come eravamo” o perché fanno riemergere belle sensazioni.

Ci sono foto che si conservano comunque ma che si vorrebbe non guardare più, che mille volte si è stati tentati di strappare addirittura, senonchè…le foto e i diari non si bruciano! E loro sono lì, accantonate magari, che ad aprire vecchie ferite fanno un rumore sordo.

Ma ci sono ricordi, che non hanno immagini. Sopravvivono nella nostra memoria perché decidiamo di fargliela abitare, la memoria.. Ci sono ricordi che spuntano, di tanto in tanto, si affacciano su questi tempi così…cambiati, e secondo me si stupiscono!

Oggi, tutto fuori è agitazione (a volte vacua), si sciolgono le Camere e si decide la data delle prossime preoccupanti elezioni. Con la giornata primaverile che incombeva sugli animi, la mia memoria mi ha regalato questo ricordo.

La vecchina che in piena estate veniva a pettinare la lana dei materassi e dei guanciali.

Era una festa di mani. Di mani nodose e veloci. Era una festa di gesti abili e antichi.

E guardavo la lana e, insieme, i capelli raccolti della vecchina, chè sembravano di lana anche quelli.

Quelle sere d’estate gli uomini, i vicini, tornavano dalle campagne portando prelibatezze introvabili in commercio, tipo i ceci freschi e i pezzi di favo appena staccati dalle arnie, grondanti miele da succhiare. Dopo cena, le donne sedevano sull’uscio di casa, al fresco, (dov’erano gli uomini non lo so!) e raccontavano di storie lontane nei tempi. Alcuni di noi, bambini, si sbizzarrivano a giocare a Nascondino, altri venivano ammaliati dalle storie.

Nelle sere d’estate quasi tutto poteva essere concesso.

Così penso…niente foto. Solo un disegno, oggi, mi restituirebbe quelle immagini da guardare.

Ma è meglio così.

Fissare le cose, a volte

Non serve

6 febbraio 2008

"Odio gli indifferenti" (Antonio Gramsci)

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" . Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

"La Città futura" Febbraio, 1917

2 febbraio 2008

Parole

A volte gli eventi passano come passeri leggeri
ma le parole restano
Le parole dette sussurrate urlate taciute
quelle date per scontate

Quelle che volevamo sentirci dire e
non sono state espresse
Le parole
che ci fanno sussultare
Quelle che ci fanno aprire gli occhi
e quelle che ce li fanno chiudere

Avere parole per dirlo

Avere parole che volano
e attraversano il mare
Un mare che separa e protegge

Voglio essere la parola che meraviglia
e bisbiglia
La parola che spinge alla lotta
la parola consapevole

Rimanere senza parole

Parole dure come pietre Parole dolci come il miele

Parole che bucano silenzi
e masticano dubbi

Parole che accarezzano mani stanche

Parole che si posano su lenzuola di
pensieri quadrati
e con indomita pazienza
li fanno diventare tondi