11 novembre 2009

Tentare la vita

[Edgar Degas, L'Absinthe, 1876]


Carmela è una donna piccina, sulle spalle ricurve puoi vederci il peso non tanto degli anni ma delle umiliazioni e delle rinunce, il peso dell’indifferenza e del disamore…Eppure Carmela ha un sorriso per tutti, ricchi e poveri, grandi e piccini…Ha un sorriso che sa di colpa per una vita stramba che le si è incollata addosso come quel vizio assurdo. La vedo tutti i giorni, tra la schiera dei disperati cercatori di fortuna, no Carmela…il tuo sguardo non può stravolgersi così e diventare untuttuno con la videata di quelle macchinette succhia soldi. Il tuo sguardo è dalla bellezza che dovrebbe essere rapito…Ha convinto anche i nipoti a tentar la fortuna, ché se no se le scordano le comodità che hanno tutti gli altri. Gioca di nascosto Carmela, l’ho sentita bisbigliare l’altro giorno al suo vicino di videogioco che “se me lo sa mio maritoooo…..”.


Carmela girati, guardami…oggi voglio dirti di più, oggi ricambiare convenevoli non mi basta, oggi vorrei stringerti, coglierti di sorpresa con un sorriso inatteso e portarti via da quella tentazione che ti ha preso la testa, vorrei dirtelo che ti stanno fregando un’altra volta, che questo Stato si rende complice ipocrita della tua malattia e di quella di tutti i disperati che non ce l’hanno fatta a misurarsi con l’ambizione di giorni migliori. Le dipendenze si possono curare Carmela, dicono così anche se io non posso promettertelo. Però la sento la tua vergogna, la tua colpa, e la tua smania.

Ma cosa posso io? Mi sento inutile di fronte al messaggio martellante che si può migliorare la propria vita senza doversi conquistare assolutamente nulla, senza studiare, fare progetti, sputare sangue per perseguirli…di fronte a questo modello di futuro posso solo opporre il mio disgusto, e basta.


Cosa posso io di fronte a win for life che ti promette un vitalizio per 20 anni?



07 novembre 2009

chiaroscuro

Prima parte della giornata


In “Credevo fosse amore invece era un calesse”… Massimo Troisi soffre per la donna amata e si confida, si sfoga con gli amici pescatori. Quelli, per indurlo alla rassegnazione, gli raccontano con significativi particolari di averla vista con un altro: “si bbracciavano Miché…si baciavano!!!”

e lui sbigottito: “Ma chi ve l’ha chiesto di essere così sinceri???!!!”.


Ecco, così. Quante volte mi capita di formulare tra me e me quella domanda…Quando mi trovo con quel certo tipo di persone che esprimono sincerità a oltranza. Sincere a prescindere.

Non che preferisca le menzogne (quelle no!), però un sano tacere in certi momenti…

Così c’è chi ferisce impunemente e allegramente. E sentenzia e interroga. Se provi a farlo notare, talvolta a supplicare con lo sguardo un po’ di delicatezza non solo sei una persona ingrata ma passi pure per permalosa…La discrezione e la delicatezza non sembrano trovare tanto spazio nell’animo umano, grazieaddio non di tutto l’animo umano. Ecco, rifuggo i cinici e gli indiscreti, quelli che fanno domande dirette auto-autorizzandosi, quelli che vogliono andare a parare lì, dove tu sei vulnerabile. Tempo fa, in una di quelle presentazioni in power point che piombano nelle caselle elettroniche e che trasudano saggezza da tutti i pixel, mi colpì questo pacifico suggerimento: quando qualcuno ti rivolge una domanda e tu non vuoi rispondere, chiedi sorridendo “Perché lo vuoi sapere?”

Quante volte ho immaginato la scena! Quanto deve essere bello…Non ci sono mai riuscita. Come una stupida, mi preoccupo di non far fare brutta figura al curiosone!

Quand’ero piccola sentivo dire che la curiosità denota intelligenza e forse pensavo che se non avessi tempestato tutti di domande sarei risultata una minus habens, quindi mi esercitavo parecchio. Sicuramente rivolgendo anche domande indiscrete, come sanno e possono fare i bambini.


La curiosità è un motore, una spinta, un ottimo stimolo, la curiosità è sacra…non l’indiscrezione! Mh!


Seconda parte della giornata…


Nella noia di un passaggio a livello chiuso studio attentamente ogni dettaglio intorno a me, gli Ailanthus alti e robusti, la terra intorno ai binari che genera piante carnose e ancora bagnate dalla pioggia notturna. Guardo quelle foglie che mi trasmettono umidità e freddo e voglia di stare sotto le coperte quando, come un’allucinazione, vedo spuntare un musetto bianco. Guardo e mi sporgo incredula, è proprio un cagnetto! Prego che il treno non passi proprio in quel momento, e subito scopro che non è solo, c’è la mamma e altri due cuccioli, hanno un riparo e sono al sicuro. A quel punto prego che il treno non passi, non più timorosa per la loro incolumità ma perché sarei rimasta lì a guardarli per ore.

Sono andata via contenta perché ogni giorno potrò vederli e forse potrò anche avvicinarmi. Una semplice visione che ha mandato all’aria le mie idiosincrasie sulle domande e la sincerità e mi ha fatto ricordare che il buono e il malvagio possono presentarsi e alternarsi in uno stesso giorno.

L’importante è dare il giusto peso ad entrambi… facile no?


01 novembre 2009

mors tua...

Pensavo in questi giorni che quando uno Stato firma per la rogatoria contro la pena di morte è alla vita che inneggia, è la sacralità della vita che celebra…

E come chiamare allora uno Stato in cui la vita è continuamente compromessa?

Uno Stato che si fa garante della sicurezza sul posto di lavoro e che seppellisce centinaia di morti sul lavoro, che chiamano morti bianche…

Uno Stato che si fa garante della sicurezza dei cittadini, anche quelli dentro le carceri, quelli che dovrebbe “custodire” e “cautelare”, e che alleva dentro le mura secondini giustizieri…

E le morti in ospedale, per malasanità?

Le morti di quella parte di umanità che diventa irregolare?


La vita non è importante per tutti e ovunque in questo strano Paese.


La sacralità della vita sembra valga solo quando è sul corpo delle donne che si vuole decidere…


Stefano Cucchi è solo l’ultimo in ordine di tempo…

Mi lascia sgomenta il silenzio diffuso sulle troppe morti nelle carceri italiane che chiedono verità. Mi amareggia che anche i giornalisti attenti e orgogliosamente schierati non ritengano opportuno dedicare all’argomento una o più puntate (e non appena 3 minuti en passant dedicati alla sorella dell’ultima vittima in carcere)…

La libertà nel giornalismo non dovrebbe includere anche quella di occuparsi soprattutto di ciò che non viene alla luce, oltre (e non solo) degli ultimi torbidi scandali di potere?

25 ottobre 2009

...porte aperte...

Nel 1994, molto casualmente, ho acquistato un’edizione de L’arte della gioia di Goliarda Sapienza e ne sono rimasta conquistata. Poi nel 2008 la casa editrice Einaudi, svegliatasi dal lungo sonno (soprattutto dopo lo strepitoso successo ottenuto dal libro in Francia), decide di pubblicarlo integralmente. Le recensioni sui maggiori quotidiani parlavano della “prima volta pubblicato in Italia”…Ma come!!! Esclamavo…Io l’ho letto tanti anni fa! Ce l’ho, edizioni Stampa alternativa c1994! La mia ricerca mi ha portata a scoprire tante cose poco simpatiche sui rapporti editoriali del vedovo di Goliarda con la casa editrice indipendente ma, cosa più interessante per me, che Stampa Alternativa aveva fatto uscire “a puntate” L’arte della gioia, ogni parte pubblicata poteva costituire un romanzo a sé (ed è vero). Quella che avevo letto io nel ’94 era dunque la prima parte e quella di Einaudi sarebbe stata l’edizione integrale. Che, ovviamente, ha un altro sapore. Comunque buonissimo e che vorresti non finisse mai.


Durante l’estate mi sono imbattuta nella recensione di un libro, di prossima pubblicazione, sulla vita di Goliarda Sapienza. Ha ricevuto una segnalazione al Premio Calvino 2009 ed è scritto da una documentatissima studiosa siciliana che ne ricostruisce la storia a partire da quella, non meno interessante, dei genitori della scrittrice.


La porta è aperta, è il titolo del libro. Giovanna Providenti, l’autrice.


Parlare o ricordare la vita davvero singolare di questa eclettica donna di inizio ‘900... Leggerla e contestualizzarla nell’Italia nostra, in questo Paese moralista e bigotto e (allora) in fermento...


“Goliarda Sapienza certamente assomigliava al suo nome che sposa una ardita temerarietà con una dolce saggezza.[…]” scrive di lei Dacia Maraini nella prefazione a Lettera aperta.

Amava la vita e l’amore e le storie forti e intense, Goliarda. Forti come i suoi personaggi che ti restano incollati addosso per un po’. Goliarda nemo profeta in patria, che scrive forsennatamente per finire il suo capolavoro e sta male quando è prossima alla fine. Goliarda resistente, vicino a Saragat e Pertini. Goliarda libera, Goliarda in galera che riporta ne L’Università di Rebibbia ritratti forti di donne dietro le sbarre. Goliarda senza una lira, spiantata.

Gli amici e le persone care avevano chiesto, senza ottenerlo, che le venisse assegnato il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli. Aveva avuto molti amici e molti amori ma se n’è andata a morire sola, nella sua piccola casa a Gaeta. Dove, come di consueto, la porta non veniva mai chiusa, di proposito. A Roma aveva affisso un cartello nella porta della sua abitazione, in cui si rivolgeva agli eventuali ladri dicendo di prendere quello che volevano ma di non sfasciare niente. Avvertiva che dentro c’erano solo cose vecchie, preziose solo per lei. “Entrate pure. Ma non rovinate nulla. Per favore…".

Come si fa a non amare una persona così, aperta come le sue porte? Mi sono appassionata negli anni ad approfondire la sua storia, perciò sono così impaziente di leggere il libro di prossima pubblicazione che son sempre lì in agguato a battere il piede per terra!


Racconta l’autrice della biografia

“ […]Il corpo senza più vita di Goliarda Sapienza è stato ritrovato dai carabinieri il 30 agosto del 1996: nella sua abitazione di Gaeta, riverso sulle scale tra un pianerottolo e l’altro. Il suo cuore aveva cessato di battere tre giorni prima del ritrovamento, trascorsi senza che il telefono avesse mai squillato e nessuno avesse provato ad entrare, nonostante l’esistenza di Goliarda sia stata ricca di amori e amicizie e le porte di ognuna delle case da lei abitate siano state sempre aperte.

Dentro la borsa i soliti notes che portava sempre con sé per scrivere ovunque andasse. Su un tavolo in disuso, poggiata in mezzo ad altre cose, un’agenda a fiori dove negli ultimi anni segnava ogni giorno il proprio peso e, se non aveva altra carta, scriveva emozioni dettate dal momento. L’ultima è la seguente: la vita mi costringe a viverla … ho paura".

19 ottobre 2009

mi riguarda

Mi riguarda
lo sguardo sconsolato
di certi anziani per strada
e il silenzio sordo

di quelli dimenticati

in ospizi dai nomi altisonanti


Mi riguarda la pioggia
che lava le strade sudice
di certe sudice città
La pioggia che se sei triste
ti aiuta a piangere
e se sei felice
ti fa venire voglia di saltare sulle pozzanghere

Mi riguarda
la sofferenza
di tutti gli esseri viventi
comprese le cavie da laboratorio
Il sequestro di persona mi riguarda
anche quello messo in atto dallo Stato
nei confronti di cittadini
in attesa di giudizio


Roberto Saviano, in questo ingrato Paese

Mi riguarda

Che debba portare una scorta

E che qualcuno oggi pensi di negargliela

Non posso distogliere lo sguardo

Perché mi riguarda


Mi riguarda
il povero
che non può pagarsi un

buon medico
Perché chi può pagarlo,
quasi sempre, proprio per questo,
non paga.

Mi riguarda l’incomprensione, l’equivoco che non

trova la luce

La trave nel mio occhio

Quando mi impedisce di vedere, guardando,

le cose del mondo

Quelle che sono a posto, perché esistono


E quelle che sono lontane da me e dalla mia vita

Semplice e di fatica e però comoda

Non posso distrarmi dall’umanità che

avanza con me

Su questa terra ferita, violata, derisa

Che sembra ci spetti di diritto


Di tutto ciò che ho intorno molto mi riguarda

E io mi sento così piccola…

10 ottobre 2009

Greg

Greg era stato abbandonato insieme al fratello una notte di capodanno, al freddo e al gelo, davanti al canile Qua la zampa. E’ avvenuto lì il nostro incontro, in un momento in cui leccarsi le ferite era un bisogno reciproco. Entrambi abbandonati e bisognosi di coccole. Io ero andata a prendere un cane ma Greg viveva in assoluta simbiosi col fratello Leo, camminavano proprio attaccati, andavano a bere e a mangiare sempre insieme e separarli sarebbe stato crudelissimo. Così anziché un cane ne ho portati a casa due. Greg e Leo mi hanno protetta, amata e consolata quando da nessun umano avrei accettato conforto. Ci siamo fatti compagnia e ci siamo amati, e mi piaceva pensare che insieme volessimo superare il reciproco terrore dell’abbandono. Come se si potesse…

Ora Greg non c’è più, in questi ultimi due mesi si era ammalato, abbiamo sofferto e affrontato insieme ogni possibile terapia e prima che io fossi costretta a ricorrere all’eutanasia, se n’è andato così, dolcemente. Ha aspettato che tornassi (ogni giorno col cuore in gola) dal lavoro, e poi è uscito dalla cuccia e si è addormentato davanti l’ingresso di casa.


Così l’ho trovato dopo essermi allontanata per un attimo da lui.


Greg era il mio amichetto fedele, simpatico e combina guai. Mi piaceva da morire quel musetto e quella mascherina nera a metà…Mi piaceva quel cagnetto, qualunque posizione assumesse, mi incantavo spesso a guardarlo….

La notte scorsa ho atteso il canonico concertino notturno che non c’è stato, anche Leo si è chiuso nel suo silenzio e io durante la notte non sapevo più come fargli arrivare la mia vicinanza…L’improvvisa assenza di Greg riempiva ogni spazio.

A poco serve ripetermi che l’ho strappato da una vita in canile e che gli ho permesso di vivere libero e felice col fratello, che insieme siamo stati benissimo e ci siamo scambiati tutto l’amore e la devozione del mondo. Mi serve a poco perché il suo corpicino saltellante mi manca e mi mancano oltre ogni dire quegli occhi profondissimi che mi parlavano.

Mi manca il piccolo Greg e oggi mi sento inconsolabile.

Ed è strano l’amore, che quando è vero e grande, ti fa provare dolore e tenerezza e gratitudine insieme.

05 ottobre 2009

Negra querida...

l'Argentina piange la sua cantora popular

02 ottobre 2009

sono tremenda

Io sono tremenda, è vero. Non riesco a soprassedere tanto facilmente, è un mio limite…lo confesso pubblicamente.

Sono tremenda in quelle situazioni che mi vedono pericolosamente coinvolta, da muta e involontaria spettatrice, e inadatta ad esercitare l’autocontrollo...Situazioni a volte gravi, altre solo indicibilmente fastidiose, anche per l'inevitabile messa in discussione che ne deriva. Sarò rigida e intransigente?

Qualche giorno fa, in biblioteca, ho sentito una signora che inveiva contro i cani per strada, che “sporcano, portano malattie, hanno questa mania di unirsi in branco, sono aggressivi…Quando uno gli animali li compra, stia sicura – raccontava alla sbigottita bibliotecaria – che non si ritrova con sorprese, come con questi bastardini vagabondi…”.

La signora parlava con un tono di voce sostenuto, quanto di meno appropriato in una biblioteca… Quando mi sono guardata attorno, ho avuto la netta sensazione che neanche il diminutivo di bastardo avesse permesso agli uditori di scorgere un pizzico di umanità in quella figura altera…

Ecco, appunto, una di quelle situazioni in cui fremi per intervenire e dire la tua ma non puoi, (a prescindere, in questo caso, dalla sacralità del luogo), non puoi per questione di decoro forse? di rispetto, di educazione, di codardia?…..chi lo sa!

Non potevo ricordarle quanto sporcano gli umani, quante malattie trasmettono gli sconsiderati e gli sfortunati, quanta mania incontenibile nell’essere umano di unirsi in branco, e in merito all’aggressività…. lasciamo stare! Così come non potevo mettere l’altezzosa signora di fronte al fatto che, al pargoletto che accompagnava in biblioteca perché si acculturasse, stava offrendo un pessimo esempio. Mi faceva una rabbia!!!

”Ma perché non prende i suoi libri e se ne va?” pensavo ansiosa.

Una di quelle situazioni in cui si riduce a pezzetti il foglio di carta che si ha in mano o che, per chi lo fa, ci si rosicchia le unghie, o che si stringono i denti… Sono tremenda! Non so razionalizzare il fastidio che provo e vorrei diventare sorda per un momento.

La libertà di parola però è anche questo, mi dico.



Questo post rientra nella categoria Interventi repressi, non uso tag ed etichette normalmente, ma ho deciso di raccogliere tutte quelle situazioni in cui la mia pazienza è fortemente messa alla prova, più nello specifico tutte quelle situazioni in cui non ho potuto dire la mia semplicemente perché non ero l’interlocutrice scelta.

Quei momenti in cui sarebbe stato lecito mi si rispondesse (a seconda del grado di confidenza):

“fatti gli affari tuoi!”


26 settembre 2009

...una gallina pensierosa....

Una gallina calabrese decise di diventare mafiosa.

Andò da un ministro mafioso per avere una raccomandazione, ma questo le disse che la mafia non esiste. Andò da un giudice mafioso, ma anche questo le disse che la mafia non esiste. Andò infine da un sindaco mafioso e anche questo disse che la mafia non esiste.

La gallina ritornò nel pollaio e alle compagne che le facevano delle domande rispose che la mafia non esiste.

Tutte le galline pensarono così che era diventata mafiosa ed ebbero timore di lei.


[Da: Luigi Malerba, Le galline pensierose, Einaudi, c1980]

20 settembre 2009

Incantamento

[Piero Marussig, Autunno, 1924]

Eccolo l’autunno che si annuncia, con le foglie rosso arancio per aria e tra i passi…

E’ il tempo che insegue il tempo, un gioco che si rinnova, una noce dimenticata in tasca…

Ricordo quando camminavo tra vicoli antichi e familiari, con i capperi ai muri e l’ombelico di Venere, carnoso e umido, vasi di piante esposti alla benefica acqua piovana…

Rivoglio le mie trecce e le gambe sempre nude che non temevano il freddo!


L’autunno è muschio e rugiada, è il melograno che snocciolo in una tazza e che mangio col cucchiaino quasi fosse una granita. L’autunno sono le ore di luce sempre più corte e la chiusura imminente. Al riparo. E’ il gatto raggomitolato, le mele cotogne dal profumo aspro che sa di soffitte e di mele stese a profumare, e di legna e di paglia.


Questa è la posa dell’autunno…Mi fa incantare sui ricordi, sulle cose andate…

E’ come quando si legge due volte, con gli occhi e con la mente, come quando lasci la pagina per leggere, in un punto indefinito, una sensazione, un profumo, un ricordo…Così.


Poi esco a respirare la campagna e le olive maturano e il manto verde vince sulla paglia gialla, i topolini di campagna raccolgono provviste…i fichi d’India pronti per essere colti dopo le piogge si affacciano col loro rossore.


L’autunno vuole bene alla campagna, me ne accorgo dal suo respiro.


16 settembre 2009

Mio fratello e il signor B

Correva l’anno 2005, mio fratello si trovava occasionalmente nella caserma dei vigili del fuoco di Olbia per festeggiare un collega che andava in pensione.

Durante l’ora di pranzo, mentre tutti si trovavano a tavola, arriva il signor B accompagnato da una bella ragazza (una di quelle che oggi scopriamo chiamarsi escort). I colleghi riferiscono a mio fratello che sistematicamente, all’arrivo e alla partenza, il signor B si serviva dei bagni della caserma. Forse quelli degli aerei di stato o del suo aereo personale non erano di suo gradimento…chissà!

Finiti i bisognini, si unisce sfacciatamente al pranzo e si butta subito nelle sue performance preferite. Col sorriso mediatico che tutti conosciamo, chiede al festeggiato:

“Ma come è possibile che tu a 53 anni vai già in pensione e io che ne ho 69 sto ancora lavorando sodo?”…e si aspetta pure grasse risate! Invece quello serafico gli risponde: “Perché io faccio il vigile del fuoco, che è un lavoro a rischio!”

Ugualmente si ride, volenti o nolenti, per superare l’imbarazzo (che immagino provochi sempre ai commensali)…

Il signor B trascorre quasi un’ora tra barzellette sconce e battute grevi, poi gironzola divertito tra i convitati. Mio fratello, sempre più schifato dallo stile, ingoia rabbioso …All’epoca dei fatti era ancora “rifondarolo” e siccome il giorno precedente il signor B aveva rilasciato una dichiarazione in cui faceva di Bertinotti “l’unico uomo politico della sinistra che stimo”, trovatoselo di fronte mio fratello gli dice: “Volevo farle i complimenti per le dichiarazioni rilasciate ieri”… lui lo guarda gongolante e gli chiede “a proposito di cosa?”

“A proposito di Bertinotti” dice mio fratello.

Mmmmm….ci pensa un attimo, forse non gli sovviene cosa ha detto ma gli poggia la mano (immagino pesantemente) sulla spalla e gli domanda:

“Ma tu…sei più vigile del fuoco o più comunista?”

“Più comunista!” conclude sicuro mio fratello.

“Allora sei un coglione!” dice il signor B e mio fratello, passando improvvisamente al tu e mostrandogli il cellulare gli dice “E adesso sei fregato perché io ti ho registrato”.

Intervengono subito gli scagnozzi, e i colleghi di mio fratello fin troppo prudenti lo allontanano dal bersaglio. Tutto finisce lì, con mio fratello che non ha registrato proprio niente perché i telefoni supertecnologici non lo interessano e lui col cellulare vuole solo telefonare, e indicibilmente infastidito più dai cauti colleghi che dalla "pura essenza" del signor B.

Così, come per tutte le cose, ogni volta che mi viene in mente questo aneddoto penso a me e a tutte le persone che conosco, e penso chissà cosa avremmo detto o fatto in una circostanza simile…Certo i nervi saltano, però mi fa sempre ridere ripassare con la mente quel tu così spontaneo e viscerale. Mi pare di vedere la scena e rimango tra il divertito e il rabbioso!

12 settembre 2009

povera Italia?

10 settembre 2009

libera nos a malo

Rieccoci di fronte all’ inguaribile ipocrisia della santa chiesa…I “ministri dell’istruzione” vaticana inviano una lettera alle Conferenze episcopali in cui chiedono ai fratelli, confratelli e compagnia cantante di opporsi al rischio che l’ora di religione nelle scuole diventi uno studio delle altre religioni. Uno dei problemi sarebbe il possibile insorgere, tra i giovani, dell’ “indifferentismo religioso”…ma pensa!

Cos’è questa curiosità per l’altro e la sua fede?

Cos’è questa apertura agli altri diversi da noi?Questa Babele di religioni mette a rischio l’equilibrio dei giovani e la Chiesa indica la strada maestra.

I giovani, se vogliono, hanno esempi di fratellanza concreta, i giovani guardano ai tanti volontari di Emergency, tanto per fare un esempio, che curano malati di ogni fede e nazionalità perché che tutti siamo fratelli non ce lo insegna la Chiesa.

La Chiesa cattolica apostolica romana snocciola le buone azioni rivolte agli ultimi della terra quando c’è da batter cassa per chiedere l’8 per mille.

Questo vedono i giovani, cari prelati.

La santa chiesa romana si barrica nell’unica fede da imporre ancora qua e là per il mondo, si arroga il diritto di catechizzare popoli di altre terre…Gli altri devono conoscerci ma noi non dobbiamo esprimere curiosità per loro e per le loro fedi. Ma se la Costituzione sancisce la sovranità e l’indipendenza di Stato e Chiesa, nell’art.8 recita solennemente: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

L’ingerenza della Chiesa non è una novità del momento, è più vecchia della Costituzione e dei Patti lateranensi, lo sappiamo, ma all’ipocrisia non mi rassegno, alle mostruose e colpevoli contraddizioni non mi piego. Penso che la dimensione spirituale sia un elemento importante e intimo nella crescita di un individuo, così come penso che l’ottusa chiusura non porti pace ma guerra e conflitto.

Non so più in che paese mi trovo, ti distrai un paio di giorni dalle "notizie" e cosa scopri al ritorno? Che da una parte abbiamo una stampa in mano ai cattocomunismi che fa di tutto per minacciare l’attività governativa, dall’altra giornalisti che omettono o stravolgono l’informazione ma si dedicano anima e corpo al gossip più insignificante, contribuendo così ad EDUCARE gli italiani. Nel mezzo, queste strane e sovversive procure che vanno ad indagare su fatti del 1993-1994…Inaudito!

Non lo so da un pezzo in che paese vivo, o lo so a sprazzi. Quello che so è che mi piace sempre meno e anche questa non è una novità. Quando mi arrabbio proprio tanto però mi sento anche un po’ in colpa con me stessa!

Non voglio voltarmi dall’altra parte quando le cose non mi piacciono, voglio tenermelo stretto il diritto ad indignarmi, ma voglio cercare sempre, instancabilmente, anche la bellezza intorno a me, offrire un riparo di tanto in tanto al mio spirito. Ne sono responsabile.

05 settembre 2009

Parole/due

Pur essendo una persona silenziosa le parole mi piacciono. Esistono, si sa, silenzi ben più eloquenti di mille parole, ma il silenzio è spesso un lusso e le parole necessarie. Mi è sempre piaciuto immaginarne ed evocarne di possibili…Parole che conosco, altre che vorrei sentirmi dire o pronunciare senza risparmio o timore. Parole che fanno bene e rigenerano.

Mi piacerebbe restituire ad alcune il senso perduto, perché un senso le parole ce l’hanno.

A volte anche più d’uno a voler essere puntigliosetti.

“Le parole esistono, perché non usarle?” diceva il grande Eduardo.

Invece vedo svilupparsi, anche in me lo confesso, una forma di diffidenza sempre più manifesta, una sorta di stanchezza, di insofferenza addirittura, verso le parole…

Perché è vero che talvolta sono inutili o abusate, e forse persino menzognere…In questo periodo non riesco a pronunciarle ma trovo sempre necessario leggerle e allora voglio riportare stralci di una poesia che le benedice, le esalta, restituisce loro forza e potere.

A partire dal titolo: Canto d’amore per le parole


[…] Perché abbiamo paura delle parole

quando tra di loro vi sono parole simili a campane invisibili,

la cui eco preannuncia nelle nostre vite agitate

la venuta di un’epoca di alba incantata,

intrisa d’amore e vita?

Allora perché mai abbiamo paura delle parole?[…]


[…]Domani ci costruiremo un nido di sogno di parole,

in alto, con l’edera che discende dalle sue lettere.

Nutriremo i suoi germogli con la poesia

e innaffieremo i suoi fiori con le parole.

Costruiremo un terrazzo per la timida rosa

con colonne fatte di parole,

e una stanza fresca inondata di ombra,

protetta da parole.

Abbiamo dedicato la nostra vita come una preghiera

chi pregheremo… se non le parole?

Nazik al-Mala’ika (Iraq)

[Da: Non ho peccato abbastanza : antologia di poetesse arabe contemporanee, Mondadori, 2007]

L'immagine riproduce L'alfabeto dei corpi di Howard Schatz

per i dettagli cliccare qui






27 agosto 2009

euforismi


Per coerenza, i libri da comodino

stanno accanto al participio passato

del verbo leggere.

[da: Alessandra Berardi, Cogli l'ottimo, Alberto Perdisa Editore, c2007]

18 agosto 2009

affetto?

“L’affetto è una cosa che cresce sottobanco, mette radici nostro malgrado e invade tutto peggio della gramigna. Poi è troppo tardi: non puoi passarti il tosaerba sul cuore per sradicare la tenerezza”

[Da: Marie-Sabine Roger, Una testa selvatica, Ponte alle Grazie, c2009]


Mi sono affezionata molto nella mia vita…Mi chiedo spesso quanto posto deve esserci nel cuore di una persona per fare spazio a tutti gli affetti che via via si accumulano…e penso ce ne sia davvero tanto. Ma chissà se tutti gli affetti ci fanno piacere o da alcuni invece ci sentiamo minacciati?

Eh, perché alcuni affetti se ne stanno lì, in quiete, in un cantuccio…ben custoditi.

Quelli hanno trovato una casa sicura.

Altri non mi piacciono. Non mi piace che siano stati così sfrontati…non mi sono accorta, e all’improvviso erano già lì comodi e sicuri di sé. Come la gramigna.

Certo, anche la gramigna muore senz’acqua. Non si creda il contrario. E quindi se tutti quegli affetti ancora ci sono vuol dire che qualche gocciolina d’acqua l’hanno avuta.

Ho capito che dentro un cuore gli affetti si adattano, a volte uno si fa più piccolino per far spazio ad un altro, qualcuno sgomita, bisticcia, qualcuno vive di vita propria, evidentemente, con o senza la mia acqua.

Chissà se arriva un momento in cui lo spazio è già tutto occupato e non ci si può più stipare niente…Come un fazzoletto di terra già tutto coltivato, chissà se si può decidere di fermarsi, di seguire e alimentare quello già esistente senza impiantare oltre…

Un affetto…può dispiacere?

06 agosto 2009

Naviganti

A tutti i miei cari naviganti, in vacanza e non.



26 luglio 2009

...a quest'ora

Poggiata a un davanzale davanti ad una strada
vuota a quest'ora quasi di campagna
cosa racconto io? racconto l'aria.

L'aria che cerco, quella che trovo,
che torna in visita per farsi riconoscere,
un'aria semplice, composta, delicata,
aria dimenticata, che sempre quando arriva
mi trova impreparata.

[Patrizia Cavalli da: Pigre divinità e pigra sorte, Einaudi, c2006]

Disegno: ©Arnicamontana



21 luglio 2009

ABC

Ogni mattina, mentre sorseggio il caffè, ho l’abitudine di leggere una poesia.

Una poesia per iniziare la giornata dovrebbe essere d’obbligo. E' quasi sempre il caso a guidare la mia scelta e oggi mi sono capitati questi versi che mi hanno riportata ad un inconcludibile confronto con un’amica su quanto conti lo sguardo degli altri su di noi. Prima o poi vorrei parlare di questa poetessa straordinariamente ironica …


ABC

Ormai non saprò più

cosa di me pensasse A.

Se B. fino all’ultimo non mi abbia perdonata.

Perché C. fingesse che fosse tutto a posto.

Che parte avesse D. nel silenzio di E.

Cosa si aspettasse F., sempre che si aspettasse

qualcosa.

Perché G facesse finta, benché sapesse bene.

Cosa avesse da nascondere H.

Cosa volesse aggiungere I.

Se il fatto che io c’ero, lì accanto,

avesse un qualunque significato

per J. per K. e il restante alfabeto.

Wisława Szymborska

[da: Due punti, Adelphi, 2008]


20 luglio 2009

una mail

dal blog di marina prendo questa segnalazione:

Una mail al Ministro Alfano per chiedere un'ispezione al Carcere di Sollicciano dove troppi detenuti perdono la vita in "circostanze misteriose" Così come chiede Ornella, la madre di Niki, cerchiamo di diffondere e di attivarci tutti.
Grazie!

17 luglio 2009

concerti da cani

Disegno: ©Arnicamontana


Tutti i giorni i miei cani, per un pochino, ululano all’unisono…

Puntano il muso al cielo e si esibiscono in un concerto che si conclude all’improvviso così come all’improvviso è iniziato.

In una delle riviste specializzate più divulgate in materia di animali domestici, ho letto che si comportano così quando hanno paura e si sentono minacciati da rumori estranei.

Gli anni di esperienza mi hanno però suggerito almeno altre due ragioni: la prima è che dialogano con i cani delle altre campagne (ma questa interpretazione è viziata dalla bellissima scena del film disneyano La carica dei 101), l’altra è che lo fanno quando si sentono soli. Nello specifico, ho notato il verificarsi del concerto la mattina quando esco per andare al lavoro, proprio quando mi chiudo il cancello alle spalle! e la sera quando spengo le luci e vado a dormire.

Loro sentono quando mi assento.

Proprio come accade in certi legami empatici, come accade alle persone che si pensano, come quando qualcosa di impercettibile ti porta lo sconforto di una persona cara e lontana. Lo sconforto arriva sempre per primo nelle sensazioni.


Sentono e canonizzano la solitudine con quel concertino.


Chiamala visione antropocentrica, ma io sento che è così.


I miei cani ululano all’unisono e certe notti mi piace immaginare cosa si dicono con i vicini, se si rassicurano a vicenda, se si passano l’avviso che da quel momento occorre stare più in guardia…Chissà se si rimproverano come facciamo noi, anche a distanza. Chissà se c’è un preventivo accordo di solidarietà quando la notte cala e le ombre sembrano farsi minacciose…


I miei cani ululano e chi dorme da me lo sa e chi non lo sa, lo sappia.

Non ci penso nemmeno a zittirli. E’ il loro momento.

Io mi sento al sicuro con i miei cani e loro con me. Non è tanto frequente un senso di protezione così reciproca!

Mi sa che una di queste notti mi unisco ai vocalizzi!



10 luglio 2009

pensieri ventosi

Il nostro errore più grande è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle virtù che non possiede, dimenticando di coltivare quelle che ha

[Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano]


La meravigliosa mente di questa scrittrice ha sempre avuto un fascino particolare su di me, poche altre mi incantano allo stesso modo.

E queste parole me le porto dentro, e anche fuori. Come un monito…

Possiamo vederla nel vissuto di tutti i giorni questa strana vocazione a voler conformare gli altri a noi, al nostro mondo, alle nostre scelte, ai nostri vizi. Quanto stanno in ombra certe virtù!

Quasi si preferisca prestare attenzione più ai difetti, alle mancanze, alle contraddizioni...

Ci sono virtù innate e virtù acquisite, mi sembra che entrambe volgano al bene. Non penso alle virtù teologali, ma a quelle morali, alle virtù che abitano certi individui talvolta inconsapevoli.


…“dimenticando di coltivare quelle che ha”


accende un campanello d’allarme, fa stare un po' in apprensione questa dimenticanza, fa sentire in difetto…

Qualche volta ad esempio, devo ammettere, rimango sorpresa nel verificare che il lamento trova sempre complicità e solidarietà, mentre la gioia o la fiducia sono poco di tendenza.

Può essere che taluni si sentano irritati dalla gioia degli altri perché in essa vivono il riflesso della propria incapacità a gioire?

Cosa c’è dietro l’inettitudine a coltivare certe virtù che ce le fa quasi sembrare fuori luogo in chi le possiede?

Questa giornata ostinata come il vento che la attraversa porta pensieri contorti e distorti, per niente estivi e per niente leggeri.


**********************************************************************************


Se torno alla realtà di questi giorni, mi vengono in mente le virtù teologali e in particolare la carità che è la più importante, mi sembra di ricordare. Se penso alla carità mi vengono in mente i grandi della terra riuniti a decidere le sorti del pianeta, soprattutto a decidere sulla testa di chi NON rappresentano. Mi assalgono ragionevoli dubbi se penso a come possono esprimere la carità: spendendo e spandendo, blindando e mettendo sotto assedio una città già mortalmente ferita, promettendo spiccioli al continente africano e interventi insufficienti sulla riduzione delle emissioni globali.

I summit come questo sono sempre una farsa e il nostro presidente ha contratto il vizio: ne promette anche un altro entro l’anno. Quasi quasi ci ha preso gusto…

05 luglio 2009

Aneddoto

[Vincent van Gogh, Contadino con zappa, 1885]

Quando Tzu-Gung viaggiava nelle regioni a nord del fiume Han vide un vecchio che lavorava nel suo orto. Aveva scavato un canale per l’irrigazione. L’uomo si calava in un pozzo, portava su a braccia un recipiente pieno d’acqua e lo versava nel canale. Compì così sforzi terribili con risultati apparentemente mediocri. Tzu-Gung disse: “C’è un sistema con il quale potresti irrigare cento canali in un giorno con uno sforzo minimo. Non ti piacerebbe conoscerlo?”

Il contadino si alzò, lo guardò e disse:

" E quale sarebbe?”

Tzu-Gung replicò: “Prendi una leva di legno, pesante dietro e leggera davanti. In questo modo potrai portar su l’acqua con la stessa rapidità con la quale sgorga.”


Allora il vecchio si arrabbiò e disse:


“Ho sentito dire dal mio maestro che chiunque si serve delle macchine fa il suo lavoro come una macchina e a colui che fa il suo lavoro come una macchina viene un cuore come una macchina e colui che ha in petto un cuore come una macchina perde la propria semplicità. Colui che ha perduto la propria semplicità diventa malsicuro nelle lotte dell’anima. E l’incertezza nelle lotte dell’anima è qualcosa che non concorda con l’onestà. Non è che io non conosca queste cose; mi vergogno di adoperarle”.


Da: M. McLuhan: “Gli strumenti del comunicare” Garzanti, 1986



30 giugno 2009

maremio

[I versi sul muro sono di Baudelaire]

Per chi vive in un’isola il mare è una presenza costante.

Qualcosa che ti lasci alle spalle e ti ritrovi davanti

a volte ti cammina accanto…


Il mare ci racconta

storie di altra terra ferma

ci riporta le cose scartate dagli uomini

Ci ricorda che da lui si viene E per lui si va


Un monito che avverte:

Tutte le spezie e i metalli preziosi

arrivano insieme alle invasioni e alle minacce.


Il mare ci separa e ci protegge

Divide e riunisce


E’ un ventre materno dove puoi sempre tornare


A volte è arrabbiato

E quando anche io lo sono amo

confrontare

la mia rabbia con la sua

E certe volte la mia è più potente


Il mare dialoga col cielo e si veste del suo colore


E quando riposa…

Allora tutto intorno è pace

Allora persino i tumulti

del cuore più in subbuglio

si placano


Arresi, disarmati, nudi

Possiamo respirare.


26 giugno 2009

una rosa bianca...



“Qui moriremo, qui nell’ultimo

passaggio, qui o forse qui, pianterà i suoi olivi

il nostro sangue”

[Mahmoud Darwish]


Neda in persiano vuol dire “grido”.


“Se perdo la vita mia e vengo colpita, se il proiettile mi colpisce dritto al cuore ancora continuerò a gridare per la libertà e la mia patria”

Così diceva Neda nei giorni scorsi.


Un’altra combattente, un grido contro la repressione, un simbolo ormai, che vorremmo vivo.

Una rosa bianca per lei, e il pensiero costante alle donne e ai ragazzi della protesta iraniana.



20 giugno 2009

Todo cambia

Una delle canzoni presenti ormai da quindici anni nelle mie playlist, Todo cambia, nell’interpretazione della grande cantante argentina Mercedes Sosa. Il testo è dell’antropologo e musicista cileno Julio Numhauser.



TODO CAMBIA

Cambia lo superficial
cambia tambien lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo

Cambia el clima con los años
cambia el pastor su rebaño
y así ­ como todo cambia
que yo cambie no es extraño

Cambia el mas fino brillante
de mano en mano su brillo
cambia el nido el pajarillo
cambia el sentir un amante

Cambia el rumbo el caminante
aunque esto le cause daño
y así ­ como todo cambia
que yo cambie no extraño

Cambia todo cambia
Cambia todo cambia
Cambia todo cambia
Cambia todo cambia

Cambia el sol en su carrera
cuando la noche subsiste
cambia la planta y se viste
de verde en la primavera

Cambia el pelaje la fiera
Cambia el cabello el anciano
y así ­ como todo cambia
que yo cambie no es extraño

Pero no cambia mi amor
por mas lejos que me encuentre
ni el recuerdo ni el dolor
de mi pueblo y de mi gente

Lo que cambió ayer
tendrá que cambiar mañana
así ­ como cambio yo
en esta tierra lejana

Cambia todo cambia [...]

Pero no cambia mi amor...

TUTTO CAMBIA

Cambia ciò che è superficiale
e anche ciò che è profondo
cambia il modo di pensare
cambia tutto in questo mondo.

Cambia il clima con gli anni
cambia il pastore il suo pascolo
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.

Cambia il più prezioso brillante
di mano in mano il suo splendore,
cambia nido l'uccellino
cambia il sentimento degli amanti.

cambia direzione il viandante
sebbene questo lo danneggi
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.

Cambia, tutto cambia
Cambia, tutto cambia
Cambia, tutto cambia
Cambia, tutto cambia.

Cambia il sole nella sua corsa
quando la notte persiste,
cambia la pianta e si veste
di verde in primavera.

Cambia il manto della fiera
cambiano i capelli dell'anziano
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.

Ma non cambia il mio amore
per quanto lontano mi trovi,
né il ricordo né il dolore
della mia terra e della mia gente.

E ciò che è cambiato ieri
di nuovo cambierà domani
così come cambio io
in questa terra lontana.

Cambia, tutto cambia...

Di questa amatissima interprete, che i miei amici argentini chiamano “la Negra Sosa”, segnalo a tutti l’ascolto di "Gracias a la vida"

dedicato a chi, come me, mastica male i cambiamenti

17 giugno 2009

Riti

Giugno apri il pugno!!!”

Ecco come iniziava, da bambina, il mese che sanciva l’ingresso dell’estate. Dopo “Aprile non ti scoprire…Maggio vai adagio” finalmente…”Giugno apri il pugno”…che senso di liberazione solo a pensarlo!


La luce crescerà e le giornate si allungheranno ancora fino al solstizio…


Da bambina, giugno non prometteva solo la fine della scuola ma un fermento appassionante volto ai festeggiamenti del 24, giorno di San Giovanni. Nella zona della Sardegna dove sono nata e cresciuta, la tradizione popolare faceva coincidere la notte tra il 23 e il 24 col solstizio d’estate che veniva omaggiato, come ovunque, con riti pagani. Tra questi c’era il grande falò. La notte di San Giovanni nelle piccole piazze, ogni rione preparava i falò che servivano a suggellare delle vere e proprie amicizie o dei fidanzamenti, con la persona con cui saltavi mano nella mano diventavi comare o compare di fogarone.

Ed era un vincolo serio, degno di rispetto come o più di quelli familiari.


Accanto ai fuochi grandi, c’erano i piccoli falò di noi bambini. Per questo giugno vedeva il nostro fervente impegno nell’approvvigionamento di lentischio e cisto secchi, fieno, sterpaglie …


Documenti provenienti dai Sinodi testimoniano come nei secoli, e ben oltre il 1600, questi e altri riti pagani fossero fortemente osteggiati dalla Chiesa, e fiorivano divieti su qualsiasi forma di comparatico che non fosse il battesimo e la cresima. Ma per i ceti popolari la festa di San Giovanni era principalmente legata al ciclo solare e della fecondità, perciò i contadini hanno continuato per secoli a celebrare le loro feste e la Chiesa, nonostante le numerose e reiterate condanne di principio, non è mai stata in grado di modificarne o impedirne l’usanza.


Un altro rito pagano che mi piace molto di questa festa è la raccolta dell’iperico, con cui si prepara l’olio curativo e portentoso che tutti dovrebbero conoscere.

Secondo la tradizione popolare l’iperico raggiunge l’apice della sua essenza a mezzogiorno del 24 giugno, coglierlo in quel momento garantisce non solo il massimo utilizzo degli olii essenziali, ma è di buon auspicio. Qualche mazzetto veniva appeso alla testa del letto come simbolo beneaugurante.


Ho sempre raccolto l’iperico e preparato l’olio e i mazzetti da appendere, ma da qualche anno la sua fioritura è decisamente anticipata!

Anche i fuochi…non ha più senso farli dentro quelle che ormai sono diventate città e dove una scintilla provocherebbe uno sfacelo. In campagna si è passibili di multa perché dal 30 maggio è vietato bruciare… così la tradizione popolare va a farsi benedire!


Ma, egoisticamente, devo appuntarmi una nota piacevole che è questa: dopo essere andata per tutta la vita alla ricerca di questa piantina spontanea e miracolosa, quest’anno è venuta lei da me! E’ cresciuta nella mia campagna ed è già fiorita ….da maggio!

13 giugno 2009

legami indissolubili

[foto di © Antonello Contini]

Le cose che mi legano a te

Hanno memoria lunga


Non si fanno da parte

E non tornano


Le cose che mi legano a te

non tutte si possono dire


Noi le sentiamo vive

Magari un po’ acciaccate, però vive


Siamo come legni riportati dal mare

Come le superfici che insieme abbiamo levigato


nodose e permeabili


Le cose che ci legano meritano rispetto

Non nostalgia


Guarda la timidezza dell’upupa

Non ci somiglia un po’?




11 giugno 2009

nostalgia

Berlinguer...ti voglio bene!

Ieri Beppe Sebaste su l’Unità scriveva “Lo rimpiangiamo oggi come un padre o un maestro…In realtà lui era un poeta."

Così, voglio concedermi oggi un motto di passione e ricordarlo con i versi del grande poeta uruguayano, Mario Benedetti, recentemente scomparso


Mi serve e non mi serve

La speranza così dolce
così pulita così triste
la promessa cosi' lieve
non mi serve

non mi serve così mite
la speranza

la rabbia così docile
così debole cosi' umile
l’ira cosi' prudente
non mi serve

non mi serve così saggia
tanta rabbia

il grido così giusto
se il tempo lo permette
l’ urlo accurato
non mi serve

non mi serve così buono
un gran tuono

il coraggio così docile
la bravura così inconsistente
la sfrontatezza cosi' lenta
non mi serve

non mi serve cosi' fredda
l' audacia

mi serve, si, la vita
che e' vita fino a morirne
il cuore allerta
si, mi serve

mi serve quando avanza
la fiducia

mi serve il tuo sguardo
che e' generoso e deciso
e il tuo silenzio schietto
si mi serve

mi serve la misura
della tua vita

mi serve il tuo futuro
che e' un presente libero
e la tua lotta di sempre
si, mi serve

mi serve la tua battaglia
senza medaglia

mi serve la modestia
del tuo orgoglio possibile
e la tua mano sicura
si, mi serve

mi serve il tuo sentiero
compañero.

04 giugno 2009

mafaldita


guai a chiudere tutte le porte!!!

29 maggio 2009

Profumi

Ci sono momenti in cui mi sento come quegli anziani che non si ritrovano nei tempi moderni, e per esempio mi succede quando le fioriture e i profumi in genere sono diversi e in anticipo, a volte paurosamente in anticipo. Perché i tigli non sono ancora fioriti qui che è già piena estate e l’iperico fiorisce ora anziché a giugno? Aspetto con ansia il profumo dei tigli…


I profumi che mi piacciono, quelli che mi fanno impazzire, quelli che mi commuovono e mi riportano a tempi lontanissimi…

Anche solo dei profumi, che mettono in moto le sensazioni, dovemmo essere grati.


Il profumo della macchia mediterranea mista all’aria salmastra che mi avvolge quando torno sulla mia isola dopo esserne stata lontana anche per poco. Mi commuove, sempre.

Il profumo della zagara mi provoca struggimento.

Il profumo della legna appena tagliata disegna un riparo e mi conforta.

Il profumo della terra bagnata dopo un acquazzone estivo…mi parla per dirmi che rigenerarsi è possibile.

La fragranza delle fresie e dei tigli. Mi immalinconisce e mi fa sciogliere.

Mi fa malinconia, da sempre anche quando in autunno cammino per le strade e sento il profumo dei primi fuochi dei camini.

Quello dei panni asciugati al sole… Torno bambina.

Il profumo di “selvatico” nei capelli della persona che ami. Un ricordo: può finire il mondo.

Il profumo della pelle di mia madre mi ricorda che esiste la protezione infinita e smisurata.

Quello della lavanda e quello dell’elicriso… Mi appartengono.


Ci sono profumi che non mi piacciono, altri che mi disturbano e non mi fanno sentire per niente grata…Ma è invidiabile il potere che hanno i profumi. Suscitano ricordi, emozioni, sensazioni fortissime. Cambiano l’umore, riaprono vecchie ferite, ispirano sogni ad occhi aperti. A volte si mescolano, a volte viaggiano da soli, a volte i più prepotenti sovrastano tutti gli altri, e i più timidi capita che devi andarli a scovare. Hanno una vita propria e forse una missione nascosta. I profumi raccontano di noi, forse ci rappresentano ma... mai come la nostra pelle.

Lei sì, ha un profumo unico che ci fa riconoscere da chi ci ama, proprio come certi fiori che si sentono ancora prima di apparire.


Dedico questo post alla mia amica Silvia, persona dalle incredibili e raffinate capacità olfattive

22 maggio 2009

promesse


Un segnalibro conserva

la promessa di un ritorno


E’ un riposo

una distrazione

che ricongiunge e

assicura:


da qui si riparte


14 maggio 2009

...ai bambini...

Ci sono bambini fortunati, nati sotto una buona stella. Bambini cui la vita regala a piene mani salute amore e cure e giochi. Quei pochi che, come principi eletti su questo pianeta, vedono garantiti diritti che dovrebbero essere di tutti.

E ci sono bambini che la vita non gli funziona, e vivono poveri di possibilità e di amore e di cure.

Ai bambini dentro le carceri con le loro madri, a quelli dentro gli ospedali che trasformano in camerette colorate le stanze che li accolgono per le cure. Ai bambini che vedono le loro mamme piangere, sommessamente le proprie tristezze, a quelli che per questo si sentono in colpa.

Ai bambini sulle strade, sulle nostre come in quelle di Rio de Janeiro, ché non esistono solo i meninos de rua. A quelle creature affidate da solerti servizi sociali a famiglie affidatarie che non raggiungono i loro cuori. Ai bambini sfruttati, maltrattati, umiliati, naufragati, terremotati, ai bambini migranti rispediti nelle loro misere patrie. Ai bambini contesi, a quelli che un fine settimana con mamma e uno con babbo. A quelli che si sentono soli ma non sanno dirlo. A quelli che capiscono tutto. Anche a quelli rompicoglioni viziati, messi al centro dell’universo, a cui tutto è dovuto.


Ai bambini abusati…Chi glielo dice che ci sarà l’amore dolce e prezioso un giorno?

Chi li aiuterà a crederci?


Verso i bambini, creature meravigliose e indifese, nutro un senso di colpa, inutile e ipocrita…

A tutti tutti dobbiamo chiedere scusa, poiché offriamo loro un mondo malato in cui crescere, un mondo malsano e ignorante e sessista e razzista. Perché stiamo trasmettendo disvalori, perché la nostra indifferenza e il nostro individualismo sono gli errori per cui pagheranno, da grandi.


I bambini dovrebbero essere una risorsa, una cosa sacra, un dono inestimabile…


E disegnano i bambini, disegnano la guerra, le catastrofi, il dolore e qualche volta la gioia. Con tratti incerti raccontano di case venute giù, di morti ammazzati, di grandi che litigano e urlano mentre loro si fanno ancora più piccoli e si rintanano in un cantuccio. Disegnano saluti e addii, carezze e sorrisi. Ci guardano e ci ascoltano, spesso imparano proprio quello che non vorremmo mai insegnargli. Noi siamo il loro metro di giudizio. Noi, tutti, siamo responsabili.

Nessuno escluso.



11 maggio 2009

Umanità

grazie a Prog per la segnalazione

(dal blog di
Loris
)

Restiamo umani

A tutti i dirigenti della Sinistra Italiana

Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia.
Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. Sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese.

Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte.
Ho fatto una carrellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra, con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.
Non Basta!!!

A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista. Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno.
Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.

P.S. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’ una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.




09 maggio 2009

...eppure...

è da qualche giorno che questa canzone non m'abbandona...


03 maggio 2009

...una chimera che nasce e risplende...


“Dì, papà, cos’è la morte?”


-Un errore, una casa in cui ci si addormenta,

un vecchio malinteso,

un cane stanchissimo che dimentica il suo dolore

sdraiandosi felice accanto a un fuoco una bella sera.


“Dì, papà, cosa sono gli uomini?”


- Sono principi, mendicanti e pazzi,

artisti e poverelli,

lupi e agnelli,

piccolissime cose fragili e mirabili

che un nonnulla basta a vincere,

montagne eterne dove nascono i ruscelli


“Dì, papà, cos’è la vita?”


- Una bella avventura, un gioco di mano senza il villano,

una chimera che nasce e risplende,

un arancio dalle radici profonde, un viaggio immobile

che incanta e ci cambia.


da: Il mondo senza bambini e altre storie, Philippe Claudel, Milano, Salani, c2009


27 aprile 2009

il precariato

Sono le mode, quelle buone e quelle di pessimo gusto, che regolano il Mercato, ma può accadere anche il contrario…Cosa va di moda oggi?

Il precariato è di moda. Fa tendenza.

Se ne parla, se ne straparla… una parolina che prima veniva pronunciata solo nelle assemblee sindacali ora è tristemente sulla bocca di tutti…

Io sono precaria da 20 anni e da quando ho iniziato ad esercitare la mia professione non ho conosciuto un momento di tranquilla e serena progettazione. Credo che la precarietà, a lungo andare, finisca per investire ogni ambito dell’esistenza. Ed è pure inutile fare esempi. Si richiede uno sforzo di immaginazione.

Mi dico sempre, e da sempre, che vivere in campagna per scelta, per passione induce a mettersi in prospettiva, a progettare, a guardare in avanti. Fai le cose per i giorni a venire, semini perché un giorno raccoglierai, stabilisci che quell'albero è da potare così che un giorno irrobustendosi possa crescere sano e dare i suoi frutti migliori...E' tutto in avanti, in campagna. Come dice la mia amica Giovanna, “se, dopo tanto lavoro, la campagna ti tradisce è solo colpa del clima pazzo”.

Ma ultimamente mi sembra cambiato anche questo, mi sembra di fare le cose perché vanno fatte, ora ho paura del “non si sa mai”...Sento che tutto può essere stravolto, che i tempi naturali e i ritmi della campagna cambiano, che il mio senso di precarietà rischia di adattarla a me e non viceversa.

E siccome c’è sempre chi sta peggio di noi, allora il mio pensiero profondamente solidale va a tutti quelli che non ce l’hanno un lavoro, nemmeno precario. A tutti quelli che hanno trascorso metà della loro vita a rincorrere contratti atipici, cococo e quaquaqua…A chi ci muore sul lavoro, e sono tanti e anche troppi…A chi un lavoro se lo sogna notte e giorno. A chi per questo si sente un fantasma.

Il lavoro, oltre che restituire dignità all’individuo, è anche sopravvivenza.

Un lavoro non garantito rischia di minare il valore umano e civile.

Rischia di svuotare di senso ogni azione quotidiana. Di negare il diritto alla felicità.

Questo eterno stare come d’autunno sugli alberi le foglie svilisce ogni possibile sogno, ogni minima fantasia per il futuro che tutti, tutti, vorremmo contemplasse una buona salute e, laddove non c’è, la possibilità di curarsi senza ricorrere alle conoscenze, un futuro sereno con la dignità di camminare con i propri mezzi, ché niente vogliamo in regalo, un senso di appartenenza ad una società civile e responsabilizzata, dove per chi li desidera ci sia la possibilità di fare dei bambini, e farli crescere per strade dove ci si saluta di buonumore, contenti di essere vivi, di partecipare insieme alla costruzione di qualcosa e di sondare le meraviglie dell’animo umano.

Ma tutto questo non è di moda e chissà se l’ha stabilito il Mercato…


[Disegno: ©Arnicamontana, la citazione è da Paolo Rossi a Che tempo che fa]


P.S.: Giorgio sta preparando una conferenza che ha per titolo Crisi economica e relazioni umane, mi farebbe piacere se, chi è interessato a dire qualcosa in merito, passasse a trovarlo :-)



24 aprile 2009

Buona Liberazione a tutti!

[…] Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.


[Dal discorso di Piero Calamandrei agli studenti milanesi , 1955]




22 aprile 2009

Lamento

Ad essere fiduciosi e positivi ci si educa, e una volta che davvero si capisce che i nostri mali non sono i più grandi del mondo intero, non è difficile. Mi educo ad esserlo, non sempre con la stessa intensità, ma mi educo, perché credo nella forza della reazione e della lotta.

In genere le persone lagnose, che passano la vita a lamentarsi non mi piacciono, ciononostante anche io mi lamento. Se non è l’attività principale, il lamento è un diritto. Così oggi voglio riversarlo tutto il mio lamento, che è generalizzato, disorganizzato, e accorato. In questi ultimi giorni, mi sono ricordata di come mi sono sentita dopo le elezioni di aprile dello scorso anno. Poiché le paure non erano infondate…oggi ce l’ho con la “maggioranza” degli italiani.

Con gli opportunisti e i qualunquisti. Gli ignoranti, nel senso ATTUALE del termine. Gli inconsapevoli. I complici attivi che disprezzano il dissenso.

Con quelli che dicono “Lo fanno tutti!” autoleggittimandosi.

Ce l’ho con quelli che chiedono maliziosi ad un vegetariano “e allora perché porti le scarpe di pelle? E la lattuga? Non è un essere vivente?”. Con chi in genere da la caccia alle contraddizioni altrui.

Ce l’ho con chi pretende di dare “lezioni di storia” quando l’unica storia che ha è quella di accodarsi al carro dei vincitori, da sempre. Bella coerenza.

Ce l’ho con chi affossa la Cultura e, per contro, propone modelli sempre più avvilenti. Pagine intere di quotidiani dedicate ai divi di Amici, folle esagitate di madri e ragazzini che darebbero un rene, non per un lavoro, ma per una foto con i loro beniamini.

Ce l’ho con chi minimizza tutto e ti fa sentire un allarmista.

Ce l’ho con chi lucida la propria coscienza dando uno o due euro per i terremotati. E ce l’ho, non si sa quanto, con quelli che in questi giorni hanno imbrattato il blog di Anna, infierendo su un animo già profondamente ferito.

Ce l’ho con chi mi fa sentire aliena…Con chi mi provoca, continuamente, perché diventi rancorosa e sospettosa. Con chi, se mi sottraggo al confronto perché manca proprio un linguaggio comune, mi accusa di “snobismo intellettuale”. Ce l’ho con chi, visto che c’era, non ha inventato una categoria dove mi potessi riconoscere, perché lo snobismo intellettuale mi da molto fastidio. Ce l’ho con l’impoverimento del linguaggio. Ce l’ho con chi non cede il posto sull’autobus ad una persona anziana. Con i menefreghisti in genere. Con chi non ha senso di partecipazione, perché le cose degli altri sono degli altri. Ce l’ho con chi mi guarda quando parlo e strizza gli occhi come per inquadrarmi. Ce l’ho con i bugiardi di ogni genere e tipo.

Ce l’ho con chi ce l’ha sempre con “gli altri”, e non perdona mai, e non conosce l’indulgenza. Ce l’ho con chi mostra disonestà intellettuale. Anche con chi la mostra ma io non sono abbastanza scafata da accorgermene. Con tutti quelli che pensano che l’etica e la morale siano degli optional…Ce l’ho con gli invidiosi, i morbosi, i gelosi, i rissosi.

Ce l’ho con quelli che mi rispondono con i proverbi, con i luoghi comuni, chi non si informa attivamente però segue in sequenza i telegiornali delle tre reti rai. Con chi alimenta spropositatamente quell’enorme fetta di mercato che sono diventati i bambini. Con chi non protegge i bambini e le persone fragili.

Con chi mi racconta che il nostro aspirante duce, dopo il sucessone che il palcoscenico del terremoto gli ha offerto, ha guadagnato il 73% dei consensi.

E questa maggioranza che avanza e si espande, questo esercito indotto all’omologazione, mi fa mancare il respiro, mi toglie l’aria, mi spaventa. Minoranza nella minoranza della minoranza…razza in via di estinzione, non da proteggere in virtù di questo, ma proprio da estinguere! Io, che sono fiduciosa, mi sento oscillare tra rabbia e spavento. Però……..so molto molto bene di non essere sola, di avere accanto il piccolo esercito di spiriti in subbuglio, proprio di chi verso la ricerca si muove, sento intorno a me anche il bene che viene dai gesti semplici di tutti i giorni, sento e ne prendo forza l’entusiasmo anche un po’ ammaccato ma che guarda avanti e che non abbassa la testa.


A tutti i miei lettori sfiduciati e anche agli altri

16 aprile 2009

strade

[in Gallura, gennaio 2008]

Due strade trovai nel bosco

Io scelsi la meno battuta

È per questo che sono diverso


[Robert Lee Frost]


Questi meravigliosi versi, resi probabilmente più celebri dal film L’attimo fuggente, penso siano tra quelli di cui ho discusso più a lungo...

Essere diversi rispetto a cosa? Almeno rispetto alle scelte, allo stile di vita, alle priorità, alle aspettative comuni…Diversi laddove lo si sceglie ma anche perché capita. Diversi ad oltranza. Diversi a tutti i costi. Diversi perché si sappia che il pensiero imperante non è il nostro, perché non ci si vuole mischiare con “certa gente”. Diversi e fieri di esserlo.

Siamo tutti dei diversi. Sappiamolo.

Sono salita su un autobus, nel pomeriggio, ed eravamo tutti diversi da tutti.

La signora seduta di lato con le buste della spesa tra i piedi era diversa dal signore impettito che pretendeva di leggere comodamente il suo giornale come se si trovasse sul tavolo del suo salotto, e sbuffava seccato ad ogni urto dei passeggeri in piedi.

Il ragazzino che avevo di fronte adorava, per niente segretamente, il suo amico magro e molto più alto di lui (tutti e due sembravano usciti da una tavola di Gipi), lui era diverso da quello seduto dietro di loro che sghignazzava e urlava coi suoi compagni. Io ero molto diversa da una giovane donna stanca, con un bambino sul passeggino e l’altro in grembo. Entrambe eravamo diverse dalla distinta signora che capitava su un autobus eccezionalmente solo perché il marito era fuori per lavoro e la sua macchina era in panne. Tutto il mondo è diverso.

Ma il senso di comunione, le affinità… curano. Abbiamo bisogno di attenzioni e cure e conferme.

A dispetto della nostra originalità, della nostra strada meno battuta, è dello sguardo consenziente su di noi che abbiamo bisogno. Alla fine, noi, col nostro mondo speciale, non ci bastiamo.

Meglio stare vicini.



08 aprile 2009

la fiducia

La fiducia è quella cosa che uno si deve proprio meritare.

Della fiducia non si può pretendere reciprocità, come certe domande nasce spontanea, a volte si crea come per incanto, a volte a crearla è il tempo e noi che lo lasciamo fare. O la senti oppure nessuno te la può estorcere.

Mi piace quando la sento nascere, mi sembra di sentire una parte del mio cuore un po’ più calmo. Mi piace che faccia a pezzi le mie fisime autolesioniste, le mie ataviche convinzioni, le mie porte chiuse. La fiducia è un dono inestimabile, è una cosa imprescindibile che aiuta a vivere meglio.

La fiducia negli altri, non tutti gli altri.

La fiducia nella vita, compresa la sua imprevedibilità.


Per Joseph Conrad, “l’unica cosa che l’uomo può tradire è la sua coscienza” per tutto il resto, lui prevedeva, avrebbe dovuto esserci un vincolo morale.

E laddove questi vincoli esistono la fiducia ha paura di essere tradita, in alcuni individui vive proprio nel terrore paralizzante di essere tradita. Qualcuno non riesce neanche a socchiuderle le porte, non ci prova nemmeno a dare e ricevere fiducia… Niente è più devastante che perdere la fiducia, e talvolta si vive una perdita che dura per sempre, come un marchio indelebile. A volte un tradimento ci conferma l’inconoscibilità degli altri, ed è particolarmente dura da accettare.


Il mondo è pieno di gente che prende la tua fiducia e la schiaccia sotto i piedi come i maleducati che accartocciano il pacchetto vuoto delle sigarette e lo buttano per strada.


Ma chi sente le potenzialità insite nella fiducia, riesce a costruirla, e a ricostruirla, a credere che ancora qualcosa possa nascere, sempre, finché respiriamo e a volte anche dopo, se lasciamo qualcosa di noi.

E’ una tentazione forte per chi ha scelto un atteggiamento fiducioso, magari anche dopo aver attraversato dolori inenarrabili, convincere gli sfiduciati. Inutile e incomprensibile tentativo, perché è davvero molto noioso il discorso del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno…ma la tentazione resta. Resta la voglia di suggerire che con un pizzico di leggerezza le cose possono essere diverse. Che avere fiducia non è irragionevole. Può essere una disciplina.


In questi giorni particolari, dopo il disastro in Abruzzo, la fiducia ha preso le sembianze della gente comune che attivamente si unisce agli aiuti, che mette in moto una rete di solidarietà che esiste e persiste a dispetto di tutte le ipocrite inadempienze governative e della tracotanza del Premier che vuole fare tutto in casa, ché noi non abbiamo bisogno di nessuno. La cosiddetta società civile ha fiducia che se ognuno dà il suo piccolo contributo, in qualunque forma, la ricostruzione è possibile.

07 aprile 2009

PASSAPAROLA

Dal blog di Anna raccolgo e diffondo questa segnalazione:


Messaggio da ANNA: Ciao a tutti! In queste ore purtroppo si sta intensificando lo sciacallaggio da parte di finte associazioni e gruppi che chiedono soldi per aiutare i terremotati. Non mandate nulla se non siete certi dell'attendibilità delle organizzazioni!!
Un' associazione sicura alla quale si possono inviare è l'ANA: Associazione Nazionale Alpini.
Mi raccomando fate passare questo messaggio ovunque e fate passaparola per evitare che si mandino soldi a delinquenti che stanno approfittando di questa disgrazia.
Un bacio a tutti

05 aprile 2009

...ancora sulle donne...


Leggo oggi su la Repubblica che Karzai, ritirerà la sua nuova legge sul diritto di famiglia...


Cosa accomuna la nuova legge di Karzai in Afghanistan al suicidio d’onore in Turchia?

Afghanistan: stupro libero in famiglia in un Paese dove, secondo fonti delle Ong che laggiù operano, il 70% delle donne è esposta al rischio di violenza, dove anche le bambine subiscono stupri, lanci di pietre, acidi…Lo stupro legalizzato. Che va ad aggiungersi ad altre assurde restrizioni, e che entra clamorosamente in conflitto col Diritto internazionale oltre che con la tutela dei diritti umani universalmente riconosciuti. Il Presidenta Karzai, pressato dalla Nato, promette che ritirerà questa legge… Bene, ma non è abbastanza…

Turchia: l’Indipendent ha lanciato un’inchiesta-denuncia in cui racconta della nuova moda imperante in Turchia, appunto il suicidio d’onore. Dal momento che, dal 2005, l’omicidio d’onore è punito severamente, allora una donna che, a vario titolo, viene accusata di disonorare la propria famiglia, viene indotta al suicidio. Dai suoi stessi familiari, che si vedrebbero altrimenti costretti ad ucciderla e ad affrontare la galera. Ma se per caso l’induzione non dovesse funzionare, allora è chiamato ad ucciderla il fratello più giovane, sperando così che la Corte, data la tenera età, abbia maggior clemenza...


Ho letto su l’Unità la storia di Elif, in fuga da 8 mesi per sottrarsi alla punizione…Il padre le ha combinato un matrimonio con un uomo molto più anziano, ma lei ha rifiutato. Allora il padre le ha chiesto di togliersi la vita spontaneamente per risparmiare a lui il carcere QUANDO (non SE) l’avesse uccisa. Elif scappa da un matrimonio combinato e scappa dalla punizione.

Scappa, perché altre ragazze di sua conoscenza avevano ceduto, spesso sfinite dopo essere state segregate in una stanza in attesa del gesto supremo.

Il suo paese viene chiamato “La città dei suicidi” , si chiama Batman, sud-est della Turchia.

Che cos’hanno in comune queste due realtà se non la tenace guerra contro le donne? La continua, atroce, indicibile violenza verso quella parte di umanità che più di tutte resta vittima sacrificale?


Contro la nuova legge di Karzai, in Afghanistan, il PD aveva da poco lanciato un appello, inviato non solo a Karzai, ma anche al Governo italiano e alle Nazioni Unite, in cui chiedeva fermamente il ritiro della legge e che venissero rispettati i diritti delle donne afgane. Ma chissà com’è…a me non basta! Niente mi sembra abbastanza finché queste orribili realtà sopravvivono e conoscono anzi una ulteriore recrudescenza. Sembra sempre troppo banale affermare che le donne non devono essere usate come merce di scambio politico! Non devono essere usate e basta!


E l’ironia, sempre presente nella Storia, vuole che a volte per certi diritti acclamiamo le leggi e che a volte le leggi esistono ma vengono impunemente ignorate.


Eppure… esiste una Risoluzione delle Nazioni Unite che in sostanza sancisce questa necessità:

le donne, durante e dopo i conflitti, dovrebbero essere coinvolte nella prevenzione della violenza e nella promozione della pace [Risoluzione 1325]


Eppure…la Turchia vuole entrare in Europa…


I diritti umani sono lo specchio di una civiltà

Noi continuiamo a perdere a pezzetti quelli civili


02 aprile 2009

la poesia è di tutti

In tempi come questi, di recessione incombente, di malumori diffusi, di dolore sempre più visibile…in tempi come questi sembra un lusso assurdo parlare di poesia. Sono però convinta che l’amore per la bellezza non debba esserci toccato, che per quanta preoccupazione ci pervada possiamo impegnarci a rimanere sensibili alla bellezza, in tutte le sue forme.

La bellezza non è un lusso. La bellezza è un diritto inalienabile.


[…] Conosco poeti famosi che, se si svegliano di notte in preda ad un incubo e non riescono ad addormentarsi, cercano di liberarsene scrivendo una poesia: molte belle poesie sono nate in questo modo. E se avessero preso un tranquillante? Si sarebbero addormentati, ma avrebbero anche solo “addormentato” l’emozione. Una volta o l’altra l’incubo sarebbe tornato. In questo modo, non è tornato più: si è trasformato. Perché è questo l’unico modo di “utilizzare” le nostre emozioni: considerarle sempre, di qualsiasi tipo esse siano, una fonte straordinaria di energia che deve essere trasformata.[…]*


Nei giorni scorsi, complice il tempo dispettoso che obbligava a stare al riparo, mi sono concessa una rilettura di La poesia salva la vita di Donatella Bisutti .

Il saggio, una opportuna lettura per chi ama la poesia, prende per mano il lettore e lo porta pian piano alla dimostrazione che la poesia riguarda tutti noi. Semplicemente come esseri umani.

Semplicemente perché, come diceva Massimo Troisi, “la poesia non è di chi la scrive ma di chi la legge”.

Semplicemente perché tutti possiamo ritrovare le nostre esperienze, le nostre sensazioni ed emozioni nella poesia. Possiamo farla nostra. E la stessa poesia dice ad ognuno una cosa diversa. Una poesia “ha il colore di chi la legge” dice l’autrice di questo saggio.

C’è sempre qualcuno che obietta e sbuffa di fronte alla poesia, chi la ritiene una cosa astrusa, un esercizio inutile ed esclusivo degli intellettuali (senza sapere quante meravigliose poesie scrivono i bambini). L’autrice, poetessa anch’essa, è teneramente e abilmente ostinata a convincere le pietre. Gli amanti della poesia forse non vi troveranno niente di nuovo, ma io penso che il libro sia appassionante davvero per chiunque, è anche un ottimo strumento da usare con i ragazzi, ispira giochi di parole e immagini da provare a fare a casa, con i figli, con gli amici. E’ un libro che aiuta ad esplorarsi anche, a difendersi dalle emozioni. Quest’anno è stato ripubblicato (da Feltrinelli) in edizione economica, il sottotitolo recita “capire noi stessi e il mondo attraverso le parole”, che a sentirlo così suona un po’ come quei manualetti di “istruzioni per vivere la vita” di cui sono fin troppo pieni gli scaffali delle librerie.

Ognuno, beninteso, può dare alla salvezza il significato che crede.

Per me, non è un manualetto questo libro, è un salvagente…come la poesia.


* [Donatella Bisutti, La poesia salva la vita, Feltrinelli, 2009]

27 marzo 2009

sguardi

Quel ragazzino di cui incontro spesso gli occhi

chiede amore e attenzione con gesti inusuali

Con lui vorrei che le parole non fossero così importanti

Perché quelle sbagliate non puoi rimangiarle


Mi piacerebbe che il mondo che vede ad occhi aperti

Somigliasse un poco a quello che sicuramente vede ad occhi chiusi


Quel ragazzino mi si ferma spesso nel cuore


Mi piacerebbe che conoscesse saluti che sono arrivederci

E mai addii


Quegli occhi che mi parlano

Mi dicono che sarebbe bello se non esistessero i pensieri quadrati

E che le promesse si mantengono perché le mancanze si pagano


Mi dicono che sarebbe bello che la pazienza non avesse limiti

E che mille altre occasioni per lui fossero possibili

Perché mi ricordano che neanche la legge divina è uguale

per tutti


Si muove leggero, lui

come di chi deve sempre stare attento a non far rumore

E tiene le cose in mano stringendole così forte

che gli puoi vedere le nocche bianche

Quel ragazzino mi piace perché mi fa alzare la testa

e inclinarla di lato

25 marzo 2009

TUTTA MIA LA CITTA'

Non bisogna essere catastrofisti, pessimisti, allarmisti...

Il rassicurante “Piano Casa” preparato dal Governo e che in settimana verrà discusso (e, sicuramente, approvato!) ci restituirà uno stravolgimento architettonico delle nostre città e, in generale, un attentato alla salvaguardia ambientale.

(Ma perché? Arriveranno le centrali nucleari?)

Forse sarà abolita la parola salvaguardia.

Le campagne diventeranno pian piano aeree edificabili, si finirà per avere le case ovunque e gli speculatori edilizi ingrasseranno del cibo generosamente offerto dal lungimirante Premier. Pensa al consenso che raccoglierà da tutti quei cittadini cui basterà un’ autocertificazione o un geometra consenziente per aumentare le volumetrie! Chi resisterà alla ghiotta occasione? Quanto consenso dagli imprenditori edili, dagli speculatori edilizi, dagli abusivisti in massa! Accontenterà anche qualcuno di sinistra questo ballo del mattone? E’ così che gira e prende quota l’economia!

Sarà il tempo degli ingordi.

E noi, i dissenzienti, che poco possiamo, come dobbiamo mostrarci se non allarmisti?

Mi viene in mente un bel modo di dire dei Tuareg per indicare lo stato di sottomissione:

“Siamo sandali che obbediscono ai piedi di chi li calza”

21 marzo 2009

interrogativi

Come si esce dagli ingarbugliati equivoci?

Dove vanno a finire le domande inevase? Gli interrogativi che non trovano risposta, ma non perché noi non siamo stati in grado di trovarla, ma perché da chi l’aspettavamo non è mai arrivata… Quante volte si “passa oltre”? Quanto volte l’amore per il quieto vivere fa cambiare discorso, con la necessità con cui si volta la pagina di un libro?

Affrontare e sviscerare le cose fino a sfiancarsi è forse troppo, è una follia che non ci si può permettere, però…anche girare l’angolo, anche cambiare strada, è una decisione per il futuro. Si chiude una porta e su quello non si torna. Una di quelle cose irreversibili. Una specie di condanna. Non si vive benissimo con gli interrogativi a metà, con le cose che dentro la nostra testa assumono col tempo i significati più bizzarri. Inutile esercizio quello di darci da soli delle risposte che altri avrebbero dovuto fornirci.

Ci sono domande che restano sospese e che vivono di vita propria. Ostinate come il vento di maestrale.. Certe domande sono come i fogli intonsi dei nostri quaderni, come le tele che restano bianche.


Ed è uno strano destino per chi invece odia le domande. Una specie di pena del contrappasso.

Ma non tutte le domande e non da tutti indistintamente. Quando qualcuno con cui non ci diremmo propriamente in intimità, fa una domanda diretta, a bruciapelo, magari una domanda anche indiscreta… non proviamo imbarazzo più per lui che per noi chiamati a rispondere con sincerità? Non parlo di quelle domande, né di quelle persone. Parlo del nostro vivere quotidiano, dei legami che contano. Parlo di domande poste con sincero interesse a chi avrebbe dovuto capire che meritavano delle risposte. Parlo di domande poste anche fin da quando eravamo bambini, che non sono mai state prese in considerazione. Di quelle rivolte ad un amore che ci strappa la vita e se ne va senza rispondere. Quelle domande stupide per tutti ma non per chi ci conosce. Gli interrogativi che soli soli se ne vanno a zonzo nella nostra testa a volte chiedono vendetta per essere stati ignorati. Come dentro nuvole di giorni arrabbiati vedo questi interrogativi, e penso – nelle belle giornate – che faremmo bene, infine, a liberarcene.


[il disegno è mio]

18 marzo 2009

il preservativo fa male

In quale dimensione pensa di vivere il Papa? Non certo su quella terrena se manifesta condanna della prevenzione con i preservativi in quella parte del mondo dove 22 milioni di persone sono colpite dal virus dell’HIV. Ma dove vive questo pastore di pecorelle smarrite? Come può dire cose così gravi e irresponsabili in un continente dove l’HIV è la prima causa di morte? Dove intere generazioni sono state sterminate dalla malattia, in un continente dove le cure sono più o meno irraggiungibili? L’avversione all’amore non finalizzato alla procreazione non potrebbe per una volta chiudere un occhio? Niente di nuovo sotto il sole, certo, conosciamo tutti a memoria le posizioni della chiesa e ogni santo giorno l’ingerenza sulla laicità dello Stato, da noi, è pesante…Ma di fronte al dolore del mondo, di fronte ad una così grave emergenza…dov’è il cuore degli uomini di buona volontà? Purtroppo il problema non è solo quello che sentenzia il Papa, anche i Ministri africani sostengono che il preservativo non risolve il problema, il problema è anche la sicurezza e l’igiene, la formazione. In un’intervista, il direttore di Nigrizia (il mensile dei missionari comboniani) dice:

“Quando circoncidi 25 ragazzi con lo stesso coltello non ti salva il condom” e fa capire che, comunque, non tutti i vescovi africani si attengono rigorosamente ai dettami del Papa. Sarà perché VIVONO il dolore e lo respirano mentre alla latitudine dove vive il Pontefice quel vento non arriva?



16 marzo 2009

scambi

Doppiopetto


Mi piace la tua vita – fammela provare

voglio vedere come mi sta.

Te la restituisco subito.


[Donatella Bisutti, da: Inganno ottico, Società di Poesia, 1985]


Questa poesia mi piace da molto tempo…Ogni tanto fa capolino e mi diverto a trovarle dei significati diversi, a giocare con il senso. Anche se la mia vita mi piace, penso che sarebbe bello indossare la vita di qualcuno, vestire i suoi sentimenti, osservare il mondo con i suoi occhi, provare i suoi gusti. Calarsi nel pozzo dei suoi ricordi, gioire della sua esaltazione e piangere le sue lacrime. Accade quando ci si innamora, allora accade di averne voglia. Ma fuori da questo ambito, liberi da questo impulso, quanto ci piacerebbe calarci nella vita di un altro? Indossare la sua vita con tutto quello che la abita? Vabbè…se fosse possibile restituirgliela subito, i più coraggiosi potrebbero tentare l’impresa e i più timidi rinunciare fin da subito alla tentazione. ..Ma di questa poesia il verso più illuminante è, per me, quel “voglio vedere come mi sta”. Perché a pensarci, il confronto con gli altri, quando non rimane in superficie, offre questa prelibata occasione: di prendere ciò che ci piace e di provare ad adattarlo a noi, può darsi che non funzioni, può darsi che la conclusione sia: non fa per me. Ma può darsi che sia un’aggiunta preziosa, una cornice che completa un quadro, due colori primari che ne creano insieme uno non primario ma più luminoso…Ci sono persone di cui mi piacerebbe indossare la vita, ma se poi non riesco più a restituirgliela?

12 marzo 2009


Quando accendo il fuoco accade che per qualche minuto sto lì, inginocchiata, ad aspettare che la fiamma parta, avvolgendo rametti, carta e foglie secche. Mi incanto sempre, perché ad osservare il fuoco inevitabilmente ci si incanta. E’ sua quella prerogativa. Quei minuti di attesa, di assenza totale, quasi di trance…ho capito che mi servono! Ma oggi era davvero primavera dappertutto, anche nelle facce delle persone e nelle finestre delle case, nei rami degli alberi presi d’assalto da impazienti volatili, e…tutto sommato…penso che farò volentieri a meno dell’incantesimo della fiamma che arde :-)


Primavera d’intorno brilla nell’aria e per li campi esulta, sì ch’a mirarla intenerisce il core

[Giacomo Leopardi]

10 marzo 2009

Rimpianti







Supposto che il rimorso sia un sentimento legato a qualcosa di cui ci pentiamo, mentre il rimpianto è un sentimento per qualcosa che non c’è più o che non si è potuto verificare…Devo dire che è da quest’ultimo, il rimpianto, che sempre ho cercato di scappare. Crescendo in seno alla religione cattolica forse ci si abitua all’idea di rimorso legato al pentimento. Ma al rimpianto non si viene preparati. Il rimpianto è una brutta bestia, e io non voglio conoscerla! Me lo dico arrabbiata, perentoria. Mi è capitato di averlo provato per un’altra vita che credevo l’unica possibile. Solo per quell’occasione ho indossato scampoli di rimpianto. Per il resto, per quello che individualmente si può sognare, perseguire, ottenere infine... bisogna battersi, non lasciare spazio all’insidiosa inquietudine che svia da se stessi e dai propri desideri. Nel rimorso trovo il dolore per un frangente vissuto male, però…comunque vissuto. Ma il rimpianto di non averlo fatto, la preclusione spesso a priori, quanti pesi carica?

Sono zavorre i rimpianti. Anche contro questi dovrebbero vaccinarci appena nati!

E penso, oggi, ad un’amica che è morta a 79 anni contenta di andarsene. Gli ultimi anni della sua vita erano stati una continua e profonda delusione. Le persone l’avevano delusa, e io non avevo mai conosciuto nessuno che desiderasse andarsene così, che continuamente chiedesse ad un dio, cui non molto credeva, di porre fine ai suoi giorni. Alla fine se n’è andata, è stata accontentata. E pareva ridicolo persino piangerla visto che si era compiuto il suo desiderio…

Oggi, ogni tanto, mi prende un sottile rimpianto di non essere riuscita a smentirla, a dimostrarle quanto la vita può essere bella se ad essa ci si apre, il rimpianto di non essere bastata, con pochi altri, a colmare le sue delusioni. E a volte penso che, a spegnerla definitivamente, sia stata l’incapacità di accettare i cambiamenti.

Ma questa è un’altra storia.

Non ho il rimpianto di aver chiuso definitivamente con qualcuno, non ho il rimpianto di aver taciuto i miei pensieri e di essere arrivata troppo tardi, non sento il rimpianto di non essere stata chiara. Ma ho quello di non aver capito, qualche volta, quando ce ne sarebbe stato bisogno. Ho il rimpianto di non essere cresciuta con due genitori al mio fianco, ma delle famiglie che ho saputo costruirmi sono fiera e niente, niente rimpiango.

A volte capita di sentire qualcuno confessare mestamente “non gli ho mai detto che gli volevo bene”…Questo rimpianto non lo conosco, perché i miei sentimenti sono manifesti, per abitudine, per carattere, forgiato da un affetto zoppicante ma robusto. Bisognerebbe evitarseli i rimpianti, fermarsi un po’ di più a pensare, prevenirli come si fa con le carie…


06 marzo 2009

pregiudizi

Ai più grandi pensatori, scienziati, scrittori, pittori…creatori in genere, è accaduto di essere derisi e, nella più gentile delle ipotesi, non compresi. Mi viene in mente una delle critiche più bizzarre mosse a Marguerite Yourcenar a proposito del suo capolavoro Memorie di Adriano: “virilità di pensiero” e “stile maschio”. La Yourcenar fu perseguitata a lungo da questi pregiudizi poiché all’epoca molti giornali e riviste letterarie uscirono con espressioni qualificanti come “fermezza virile del suo stile”, “libri poco femminili per la scelta degli argomenti”.

Nella meravigliosa biografia della scrittrice, Josyane Savigneau commenta

“[…] Se un uomo, invece che i Mémoires d'Hadrien avesse scritto in prima persona un magnifico ritratto di donna, chi si sarebbe sognato di parlare della “deliziosa femminilità del suo stile”? […]”


Tra le tante mancanze che ancora si perpetuano nei confronti delle donne, mi pare ci sia questa continua negazione del suo sapere, quasi uno sminuire penoso che cela spesso un senso di inferiorità intellettuale...


Marguerite Yourcenar muore, nel 1987, altamente superiore a quei pregiudizi i quali, invece, sopravvivono a dispetto di tutto.

Così qualche giorno fa una studentessa inglese fa notizia perché da “perfetta bruttina” ha stravinto per la sua conoscenza e memoria in un quiz televisivo molto in voga in Inghilterra. Il quotidiano Daily Mail ha persino lanciato un questionario ai suoi lettori.

La domanda è “Meglio belle o intelligenti”?

La studentessa ha commentato che se avesse vinto un ragazzo non avrebbe fatto così scalpore.

Sarà dovuto, l’interesse suscitato, all’aspetto fisico della ragazza? O al fatto che a saperne tanto fosse una donna? Oppure ancora che nonostante donna e nonostante bruttina avesse superato tutte quelle prove?

Intanto alla studentessa, che si chiama Gail, è già arrivata da parte di una rivista la proposta per un calendario strapagato che lei ha prontamente rifiutato.

Troppo out

28 febbraio 2009

...di fiore in fiore...

Era primavera, sempre.


Quando le prime giornate di sole deciso sembrano ricordarti di avere un corpo, tenuto nascosto e soffocato dalle coltri invernali.

Qualcuno va via sbattendo la porta

Qualcuno lascia la porta socchiusa e tanti pezzetti di cuore

Sparsi qua e là

Chi resta, alfiere di una scacchiera vuota, Resta.

Indomito.

Ad osservare quel vuoto senza cercare di riempirlo.

Va bene così.

Chi resta è come il fiore dell’albicocco:

deliziato di esserci passando inosservato.

Chi mai ha scritto odi e versi al fiore dell’albicocco?

Fiori rosa fiori di pesco. Fiori d’arancio. Fiori di mandorlo. Fiori di ciliegio per i giapponesi…


Il fiore dell’albicocco è fiero di esistere e resistere,

insieme agli altri, nella sua bellezza solitaria


22 febbraio 2009

i libri viaggiano...

Masha Hamilton, La biblioteca sul cammello, Garzanti, 2007


Qualche tempo fa, ricordo di essermi imbattuta in un sito che riportava solo buone notizie. Come a dire che di brutte ce n’è sempre troppe e alle belle non facciamo caso.

Per questo voglio parlare oggi di un bellissimo progetto raccontato nel libro La biblioteca sul cammello della scrittrice americana Masha Hamilton.

Il progetto, avviato una decina d’anni fa in Kenia, è nato per combattere l’analfabetismo nelle zone dell’entroterra, e prevede appunto una biblioteca allestita nel deserto.

Dal lunedì al giovedì una carovana costituita da:

tre cammelli

4 scatole contenenti circa trecento libri

una tenda, due sedie, un tavolo e un ombrellone

la bibliotecaria Fiona, due assistenti e un mandriano

parte per raggiungere le tappe designate. Una volta arrivati, i libri vengono sistemati in terra su un lenzuolo e da questa postazione si offrono tutti i servizi di una vera e propria biblioteca.

Dal lunedì al giovedì, perché durante il fine settimana i cammelli vengono lasciati liberi e assistiti dai veterinari.

In una recensione al libro, Elisabetta Roncoli scrive:

“Bisogna riconoscere chi lavora per realizzare progetti del genere, perché lì stanno di casa tutte le possibilità di buono esistenti: la pace, la tolleranza, la definizione di progresso e civiltà, la contrapposizione tra vuoto e pieno, di menti e di pance, se mai tutti saranno in grado di scoprire dai libri cosa fare per sopravvivere.”

Così questo progetto, che ha in sé lo spirito giusto dello stare al mondo, intreccia gesti libri occhi e menti di chi non potrebbe, altrimenti, neanche immaginare che cosa sia una biblioteca. Così il sapere viaggia, non conosce ostacoli, arriva a chi ne ha diritto, raggiunge i dimenticati.

Perché “la potenza della parola scritta si può interpretare e portare dentro di sé sempre” scrive Elisabetta Roncoli.

Di queste esperienze possibili dobbiamo riempirci le menti, anche a queste possibili soluzioni per combattere (insieme all’analfabetismo) l’indifferenza e l’ignoranza dobbiamo legare i nostri pensieri. Per non assuefarci alle brutte notizie, per non farci sopraffare da tutto il marcio intorno.


dedico questo post a Marina, che sa far viaggiare la parola scritta

20 febbraio 2009

Il giorno seguente l’esito delle elezioni, mi guardavo intorno con uno sguardo diverso…uno sguardo che non mi appartiene, quasi sospettoso…Cercavo di capire dall’espressione dei visi da che parte stavano…Chi sorrideva mi sembrava un traditore, (della serie “non c’è un cazzo da ridere”), e provavo pena per chi si aggirava smarrito senza neanche decidersi su quale quotidiano comprare, da chi accettare di essere analizzati…Mi viene l’impeto di scrivere, in un momento in cui dovrei dedicarmi ad altro…ma sento l’urgenza di fermare i pensieri, sento il bisogno di trovare la parte terapeutica della scrittura…Anche se vengono fuori dei piagnistei, anche se è un piangersi addosso di cui ci siamo stancati, e da parecchio. Pensavo che non sarei riuscita a scrivere una riga di questi risultati elettorali da brivido. Mi sento svogliata e triste, più di altre volte, più di questi ultimi 15 anni. Ci sono momenti in cui le analisi lasciano il tempo che trovano, momenti in cui è troppa la forza negativa di quello che senti, non ti interessa più sapere, capire, conoscere…vorresti andare oltre.

E me ne frego di essere tacciata di idealismo e (quindi?)di ingenuità…io ci credevo alla mia gente, non avrei mai creduto che il popolo sardo, che ha nel dna la lotta e la resistenza, consegnasse l’isola a chi già mostra a livello nazionale le sue vere intenzioni. Sono i compagni venduti al benessere che hanno tradito. Sono i compagni ai quali Soru aveva toccato i privilegi, aveva negato la possibilità di abusi edilizi e di cementificazione delle coste. C’è da giurarci, le prime cose che farà il nuovo governatore-pupillo del Padrone saranno: eliminare la tassa sul lusso e cancellare il piano paesaggistico. Così gli imprenditori saranno contenti e Briatore anche.

Ma a cosa ancora possiamo credere?


Ieri siamo stati informati del fatto che tutti gli imputati per l’omicidio di Anna Politkovskaya sono stati assolti… tutti! Gli imputati, perché dei mandanti non si conosce il nome. Che c'entra? C'entra! Tutto c'entra! A cosa credere quando tutto sembra marcio e corrotto?

Al genere umano perduto, per dirla con Vittorini?

E sì che sono un’ottimista!

In ogni caso…mi ha molto colpita, devo dirlo, la mancata solidarietà degli amici bloggers…(a parte pochissimi fedeli)…Forse qualcuno pensa che l’esito delle elezioni regionali in Sardegna sia un fatto isolano?

Me ne torno a riflettere...magari qualche risposta la trovo!

17 febbraio 2009










CHIUSO PER DELUSIONE

15 febbraio 2009

poeti estinti

Io vivere vorrei

addormentato

entro il dolce rumore

della vita

[Sandro Penna, Tutte le poesie, Garzanti, 1970]

11 febbraio 2009

post superfluo

Questa mattina, in fila in panetteria…un signore con barba e capelli bianchi che sembra babbo natale, sentenzia furibondo: “E’ una vergogna! Con tutto il superfluo che c’è oggi, la fame nel mondo non dovrebbe esistere! E che diamine! Crisi? Crisi?…Troppo benessere c’è!”

Ho sorriso intenerita e naturalmente sono corsa col pensiero a tutto il benessere e al superfluo che il signore vedeva..La fame nel mondo l’ho messa da parte per un momento…

Sono una pazza redattrice di liste. Compilo liste di tutto! Così ho cercato tracce di superfluo, partendo dalle cose che nelle mie giornate non possono mancare …

Il caffè al risveglio

Le fusa del gatto e il buongiorno dei cani

La serenità, la motivazione, la buona disponibilità verso gli altri al lavoro

(…il lavoro occupa sempre troppo del nostro tempo ma può essere una buona palestra)

I sorrisi, e più ce n’è meglio è

I quotidiani da leggere

Il silenzio

Le sigarette

Le pagine di un libro

La musica

La cura della posta

Sporcarmi le mani di terra e di colori

La chiacchierata al telefono con mia madre

Se c’è…un abbraccio come si deve

Ormai, la passeggiata nei miei blog preferiti


Forse qualcosa l’ho dimenticata e la lista verrà aggiornata, ma mi rendo conto che, a parte le sigarette (che sono un lusso inutile e dannoso e perciò rappresentano la stonatura del mio stile di vita), non c’è niente di superfluo nelle mie giornate. Conduco una vita semplice senza lussi e senza sprechi. Ma non mi sento migliore per questo, né penso di contribuire a chissà quale causa sociale…Quello che più mi serve è in questa lista, il resto ben venga se vede il mio spirito contento, vade retro se non è così. Cerco di fare le cose che mi piacciono e che mi fanno bene. Cerco di farlo, per disciplina. Perché coltivando con cura il nostro giardino possiamo offrire i più bei fiori.

Quindi ora medito se presentarmi al signore in panetteria come eccezione, come testimonianza vivente che non c’è tutto questo spreco, non dappertutto…O se lasciarlo alla sua giusta indignazione…Penso che opterò per quest’ultima ipotesi, anche perché le persone che si indignano mi danno un perverso piacere.

“Soprattutto di questi tempi, signora mia”

E così…ecco a voi il mio post superfluo!

08 febbraio 2009

armati di impotenza

[Munch, L'urlo, 1893]

Dopo esser stata al sit in di solidarietà con Napolitano, dopo essermi impressa nella mente lo sdegno e l'impotenza della gente che, sfidando il maltempo, voleva testimoniare... dopo aver sentito sopra tutti i sentimenti possibili quello più infido dell'impotenza, ecco, stanotte ho sognato un esodo di massa...milioni di persone che fuggono dal proprio Paese...milioni di persone riprese dalle telecamere di tutto il mondo...milioni di persone che non sanno come far arrivare tutto il proprio incontenibile disprezzo all'omuncolo che straccia la democrazia per imporre la dittatura...Un sogno terribile...Mi sento triste e sempre più sbigottita...

05 febbraio 2009

diritto di cura?

Dalla news letter di Emergency ricevo e di seguito riporto:

Gino Strada: «L'emendamento anti immigrati: una norma stolta prima
ancora che perversa»

A oggi, in Italia, una legge vieta al personale sanitario di
denunciare gli immigrati conosciuti per ragioni di cura, anche se la
loro presenza in Italia non fosse regolare. Un emendamento approvato
al Senato intende sopprimere questa norma. Si metterebbero cosi' gli
individui nella condizione di scegliere fra l'accesso alle cure e il
rischio di una denuncia; si spingerebbe parte della popolazione
presente in Italia nella clandestinita' sanitaria, con grandi rischi
per se' e per la collettivita'.
Si vuole affidare ai singoli medici la scelta se garantire lo stesso
diritto alla cura a tutti gli individui, nel miglior interesse del
paziente e nel rispetto del segreto professionale, oppure se
esercitare la facolta' di denunciare i loro pazienti "irregolari".
Secondo tutti i medici che ho conosciuto e apprezzato, l'unico modo
giusto e civile per fare medicina e' garantire a tutti la miglior
assistenza possibile, senza distinzione alcuna riguardo a colore della
pelle, sesso, convinzioni politiche, religiose o culturali,
nazionalita' o status giuridico. Questo e' il modo in cui Emergency ha
lavorato, per quindici anni in tredici diversi paesi, curando tre
milioni di persone senza distinzioni. Questo e' il modo con cui
continuiamo a lavorare, anche in Italia, nel Poliambulatorio per
migranti e persone indigenti di Palermo.
Anche di fronte all'incivilta' sollecitata da una norma stolta prima
ancora che perversa, sono certo che i medici italiani agiranno nel
rispetto del giuramento di Ippocrate, nel rispetto della Costituzione
e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel rispetto,
soprattutto, di chiunque si rivolga a loro avendo bisogno di un
medico.
[News letter di Emergency, n°5 / 2009]

30 gennaio 2009

Fame d'amore (2)

Conosco una donna fragile come un fiore di Impatiens…

Da anni ormai il suo corpo accetta solo cibi liquidi, ma neanche tutti.

La donna di vento, come la chiamo io, ha un animo gentile che mette tutte le cose a posto

E’ serena, pacata, timida.

Dentro la sua tana c’è sempre un bel calore

Dentro la sua tana è al sicuro, e la vita scorre liquida e lineare.

La donna vento sa che fuori il mondo è ostile e le sue spalle strette e il suo corpo minuto faticano.

Rifugge i convivi e il rumore e la superficie delle cose. Quando non può sottrarsi, il suo posto a tavola è sempre all’angolo. Ama il silenzio, fa lunghe passeggiate, ha un amore cieco al suo fianco, un po’ più forte e un po’ più debole di lei.



La donna vento è stanca, ha già giocato al gioco della ricerca di equilibrio, ha cercato di combattere le sue battaglie senza ottenere medaglie.

Nel suo corpo le cose non si mettono a posto.

Non può permettersi un’assistenza privata, non ha i soldi per farlo…Hanno voglia gli analisti di dire che decidere di spendere dei soldi per sé fa già parte della terapia!


“Se i soldi non ci sono, non ci sono! Perché se prima arrancavi fino alla fine del mese, adesso raggiungere la seconda settimana è già un traguardo impossibile!”


Io amo la donna vento.

Volevo aiutarla…, e per farlo ho peregrinato per le strutture pubbliche alla ricerca di una figura professionale che fosse in grado di prendersi cura di lei… Nel mio pellegrinaggio ho portato con me la maggiore delle sue figlie, ma quei tentativi si sono rivelati non solo inutili quanto avvilenti. Le strutture pubbliche non sono preparate ad affrontare questo problema quando si presenta in età adulta, e io mi sono vergognata di mostrare alla ragazza il deprimente quadro di impotenza.

Così, tutto è rimasto uguale, nel frattempo alcuni muri si sono ispessiti, alcuni suoni hanno perso l’eco…

E la vita scorre nella sua liquidità


Per chi fosse interessato a Fame d'amore (1) rimando qui



26 gennaio 2009

alzare la testa


Nel 1969 in Sardegna ci fu la rivolta di Pratobello. Un piccolo paese della Barbagia, un paese intero, si ribellò alle decisioni statali di trasformare in poligono militare di tiro interi territori adibiti a pascolo. Certo, erano anni caldi, l’isola era fortemente militarizzata. Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, era molto forte la visione della Sardegna come portaerei del Mediterraneo, e fino al 1976 vigeva una legge fascista che dava al Ministero della Difesa pieni poteri su come e dove e quando imporre i vincoli delle servitù militari. Così i sardi (ma anche altri popoli della penisola) si videro interdette intere aeree.

La rivolta di Pratobello avvenne ad Orgosolo, un piccolo centro oggi famoso soprattutto per i murales, e proprio un’immagine affissa ai muri (fino a quel momento intonsi) fece scoppiare la scintilla. Il 27 maggio 1969 un manifesto intestato alla Brigata Trieste intimava ai pastori e ai braccianti agricoli che lavoravano nei territori di Pratobello di trasferire il bestiame altrove e di abbandonare la zona per lasciare posto all’allestimento di un “provvisorio” poligono militare di tiro. La collettività intera si oppose e costrinse l’esercito al ritiro.

La rivolta di Pratobello rappresenta una vittoria del popolo sardo contro l’occupazione militare, ma mi piace ricordarla soprattutto per la fortissima partecipazione condivisa, la coerenza e la radicalità di quell’opposizione.. Proprio come quando si afferma l’imprescindibilità di un’idea, di un principio…

Quel piglio mi piacerebbe ritrovare nel mio popolo, in questi giorni di campagna elettorale che vede il dimissionario governatore Soru del centro sinistra contro Cappellacci, il candidato del centro destra sostenuto da Berlusconi. Il Presidente del consiglio non deve avere altre priorità dettate dal suo ruolo istituzionale, per trascorre nell’isola ormai ogni fine settimana e partecipare attivamente alla campagna elettorale…Lo stesso logo del candidato Cappellacci porta il nome di Berlusconi. L’ingombrante presenza del Presidente del Consiglio nell’isola, in questo periodo, toglie ai sardi la tranquillità di decidere in santa pace chi li governerà. E’ insopportabile: Lui è sempre qua, a spese della collettività, a raccontare barzellette, a scambiare i nuraghi per degli antichi centri commerciali, e a sventolare bandiere con ancora i 4 mori bendati. Non si è mai visto in Sardegna tanto interesse da parte di un Presidente del Consiglio, non si è mai visto forse un Presidente del Consiglio che si muove tanto spesso (e sempre a spese dei cittadini) per delle elezioni regionali! Io spero vivissimamente che i sardi abbiano un sussulto di dignità, che tengano gli occhi bene aperti, che esercitino la memoria , che capiscano che l’unico giardino che la destra vuole coltivare in quest’isola è quello del Cavaliere alla Certosa e degli amici suoi, sempre pronti a sfruttare e mai a pagare. E a coprire le coste di cemento in nome di un fantomatico progresso.


Ma, ahimè, sempre in nome del progresso e del tanto abusato concetto di riscatto, il governatore Soru, ancora in carica, ha deciso di ospitare in Sardegna il prossimo G8 (di cui ho già scritto qui)


23 gennaio 2009

...parliamoci chiaro


Sono ghiotta di mele, ne divoro almeno due kg alla settimana…Purtroppo la mia campagna ospita solo due meli e la loro produzione è a settembre-ottobre. Nei mesi restanti compro le mele dal verduraio. Da un bel pò succede che, come in tanti altri ambiti, anche lì mi sento spesso inadeguata... accidenti!

Cosa ne è stato della vecchia mela?

Quando ero piccola io c’erano solo due tipi di mele: quelle gialle e quelle rosse, escluse ovviamente tutte le varietà regionali. Poi si è aggiunta quella verde.

Bene, oggi vado a rifornirmi della mia dose settimanale e una nuova ragazza dietro il bancone mi interroga: “quali le dooo? le Staaaark? le Fujiiii? le Goldennnn?”....obbligandomi ad orientare la mia scelta tra un crocevia di nomi stranieri con improbabili accenti che certo non illuminano sulla specifica varietà…”2 kg di mele” rispondo io inebetita…”2 kg di mele rosse croccanti… italiane” decido.

(Come se quelle altre provenissero dal Kazakistan!).

Che mela voglio…quella di Adamo e Eva!

La ragazza infine sceglie le mele da un cesto anonimo e io non saprò mai che varietà mi sono portata a casa!


Qualche giorno fa il blog di Libération è stato preso d’assalto dopo la pubblicazione di un articolo riguardante la nostra lingua. Troppi inglesismi, accusa l’autorevole quotidiano francese, la lingua italiana sta diventando una lingua straniera! Nel senso, precisa, che sta diventando un idioma che sempre più tende ad importare un altro lessico, soprattutto inglese.Forse la nostra lingua non possiede l’immediatezza richiesta dai nevrotici tempi moderni… Ci si impiega troppo tempo ad esprimersi in italiano, occorre velocizzare anche il linguaggio e se a venirci incontro è un vocabolo straniero che con una parola esprime un concetto allora…allora è comodo! Tra la lista delle parole abusate devo aggiungere questa: è comodo. Quasi la comodità fosse diventata la priorità assoluta! Addento la mia mela mentre qualcosa mi spinge a fare una irresistibile equazione tra comodità e pigrizia.


19 gennaio 2009

la notte di Galeano

15 gennaio 2009

conquiste


Mi raccomando: ricordiamocelo tutti l’emendamento Bonfrisco! Stampiamocelo nella memoria come una grande conquista di questo Paese civile e democratico. L’emendamento Bonfrisco risolve, provvisoriamente, tutti i problemi relativi alla difesa delle donne. Da ieri l’uso della bomboletta