28 marzo 2008

Il boia può attendere


Un altro piccolo passo avanti nella conquista dei diritti civili: la Corte d'appello Federale di Filadelfia ha annullato la condanna a morte per il giornalista afroamericano Mumia Abu-Jamal, nel braccio della morte dal 1982 Ora, quello che seguirà non restituirà di certo la libertà a Mumia, o si farà un nuovo processo o la pena di morte verrà commutata in ergastolo.
Di lui ho già scritto tempo fa, così riporto il riferimento di allora per chi volesse saperne di più

http://mumia.malcolmx.it/storia/caso.htm

Qualche anno fa ho letto su un muro

" finchè un innocente è in carcere nessuno di noi è libero"


23 marzo 2008

Inverno



Titolare un post "Inverno" il 23 marzo è curioso sì, ma..........è Natale o Pasqua? Vento e pioggia e freddo fanno dubitare di avere una perfetta cognizione del tempo!



Una sonnacchiosa serata d'inverno
non è mai abbastanza sonnacchiosa senza un gatto che dorme [Denise Hawkins]

...figuriamoci due! :-)))

22 marzo 2008

...un tramezzino di terra

Mi chiamo Roberto e ho 11 anni, vivo con mia mamma e un gattino arancione che si chiama Zac. Babbo ci ha lasciati due anni fa, diceva che qui non si trovava lavoro ma mia madre dice che l’ha fatto per inseguire la libertà. Infatti non si è più visto! Ho pochi ricordi di questa sua fuga, e di quando all’improvviso a tavola non eravamo più tre ma solo due. Ho pochi ricordi, solo l’uscita di scuola. Quando vedevo i compagni correre incontro al genitore che era venuto a prenderli e io invece, come se fossi già tanto grande, solo solo mi incamminavo per raggiungere casa. Ma quale passaggio! Ma quale tram! Era tutto calcolato, 12 minuti di strada se riuscivo ad arrivare prima che il passaggio a livello si chiudesse. Venti minuti se la sbarra era già chiusa. L’altro ricordo sono i silenzi della mamma che non finivano e non finiscono più e che fanno un rumore più forte di quello della tv e della radio messe insieme.

La strada del ritorno a casa è quasi sempre uguale. Costeggia un pezzo di campagna incolta, un pezzo di terra a forma di triangolo isoscele, dove sogno di costruire una casetta tutta per me e mia madre. Una casetta proprio in mezzo, e intorno tanti tanti alberi quanti ce ne possono stare dentro un triangolo isoscele. Qualche volta penso di scrivere al Presidente della Repubblica e chiedergli di impegnarsi per farci regalare quel fazzoletto dimenticato. Io sì che potrei farlo diventare un piccolo parco, non mi importa se intorno ci passano tante macchine e sicuramente c’è un inquinamento da paura. E’ per quello che è lasciato così, abbandonato. Infatti io non è che posso pensare ad una casa al centro, magari vicina alla scuola…Il Comune ci aiuta già con la casa dove stiamo adesso. Quando torno da scuola metto subito l’acqua per la pasta e apparecchio, così quando arriva mamma si fa in un attimo. Certi giorni, il martedì e il giovedì, mamma torna prima e allora sono io a trovare tutto pronto. Mamma fa le pulizie dai signori ricchi, si stanca molto e qualche volta torna di buonumore, altre volte invece arriva con la faccia storta e se la tiene per tutto il giorno, sta in silenzio e si muove a scatti. Quando è così, io mi sono abituato a non dire niente e a non fare domande. Tanto lo so che poi le passa, però mi dispiace. Quando invece torna di buonumore si vede perché compra dei fiori e li sistema con soddisfazione al centro della tavola. Anche la casa ha un bel profumo quando lei è tranquilla. Alcuni vicini dicono che ha un brutto carattere, ma solo perché non la conoscono. Teresa invece, la signora che vende le pentole giù per strada, dice sempre che mia madre è una “santa donna!”. Dice che a quei signorotti lei gli fa un baffo in quanto ad educazione, discrezione e buone maniere. Dice che quelli, i ricchi, sono tutta apparenza. Perché lei li conosce bene, ha lavorato per tanti anni da ragazza al loro servizio. Quelli a tavola, se gli capita mangiano peggio delle bestie, e dice che non si lavano per benino e che sono sciatti. Teresa sa parlare molto bene, perché legge moltissimo, un libro dietro l’altro. Qualche volta mi ha raccontato che si è anche presa una o due settimane di tempo prima di iniziare un nuovo libro, perché quello che aveva appena finito l’aveva riempita così tanto…Teresa mi piace molto, perché dice sempre quello che pensa e lo sa dire anche bene. Con lei è come se i tuoi pensieri più nascosti venissero fuori, come disegnati. E ha un sacco di cose da raccontare. Vado spesso a trovarla, quando mamma è al lavoro o quando è di cattivo umore. Mi piace da impazzire stare in quella stanza buia e stracolma di pentole di latta, di ogni dimensione. Ognuna fa un suono diverso. Teresa non lo considera solo un negozio, ma un pezzo della sua casa. Infatti dietro una porticina verde ci sono le scale per salire nel suo appartamento. Là dentro ci sono soprattutto libri. Libri e scatole piene di cartoline. Perché tutti conoscono Teresa, e tutti quelli che partono per un viaggio le mandano una cartolina, infatti lei che non ha mai viaggiato conosce la geografia e quasi tutte le capitali del mondo grazie alle cartoline. Me ne ha fatte vedere alcune che secondo me valgono molto perché la geografia, come dice il prof, cambia, e quella che era la capitale di uno Stato improvvisamente smette di esserlo. Dipende dalle guerre.

A me, nella campagnetta a forma di triangolo isoscele, mi piacerebbe viverci con la mamma e con Teresa insieme, perché avremmo sempre qualcosa di cui parlare, Teresa farebbe guarire mia madre dai suoi silenzi e io potrei tenere un cagnolino e pianterei girasoli davanti alle finestre. Questa sarebbe proprio una bella vita! E che ci vuole?

14 marzo 2008

Curiosità

Gli altri sono troppi, per me.

Ho un cuore eremita. Sono

impastata di silenzio e di vento.

Sono antica.

[Mariangela Gualtieri, da Senza polvere senza peso]

mi sono regalata questa raccolta di poesie che desideravo da tanto. E' stato come vedersi messa a nudo leggere questi versi, mi ci sono vista in ogni singola parola e immagine ed è stato quasi imbarazzante. Potenza della poesia! :-)

13 marzo 2008

Guccini per Ingrid

Mentre leggevo un servizio di approfondimento su Ingrid Betancourt, sono venuta a conoscenza di un singolo registrato da Guccini e a lei dedicato. La versione originale francese è di Renaud Séchan


NELLA GIUNGLA

Per tre anni nella giungla,
in catene innocente,
circondata da folli
utopisti del niente,

Che ti fan prigioniera,
Un ostaggio tenuto
dalla falsa guerriglia
che da tempo han perduto

E che un tempo voleva
legge e libertà
sputa sulla giustizia
e un ostaggio sei già,

Per la donna che eri
oggi e nella vita,
ma dai loro fucili
la vittoria è svanita.

Ingrid noi ti aspettiamo
e vicini ci avrai,
libertà non avremo
finché tu non l'avrai

Per tre anni nella giungla,
in catene innocente,
ed i tuoi carcerieri
sono dei delinquenti,

che ti citano Stalin,
che ti leggono Mao
come fosse un poeta,
come fosse Rimbaud;

Forse tu come me,
li hai creduti anche ieri
figli di Che Guevara,
di diritti forieri,

Ma la lotta finale,
il gran giorno sognato,
sono l'odio ed il male
e il denaro intascato

[…]

Io non so dire il nome
della gente che là
è tenuta in prigione
senza la libertà,

Senza un volto né storia,
ossa fatte e calcina,
in un mondo che ha reso
la barbarie regina

Dei signori di droga,
di un potere corrotto,
di un regime fantoccio
hai pagato lo scotto

E cantando per te
ora Ingrid, ti dico
che combatti una lotta
contro un doppio nemico

[…]

Da tre anni nella giungla,
in catene innocente,
con il vento che soffia
sul tuo viso paziente

Perché resterai sempre
forte in quella deriva
la tua sola vendetta
è di restare viva

Per la gente che ami,
per chi lotta con te
è spezzare le catene
che non spezzano te

Il tuo nome e' bandiera,
Ingrid Bétancourt
di una lotta che vuole
libertà e niente più

Ingrid noi ti aspettiamo
e vicini ci avrai,
libertà non avremo
finché tu non l'avrai


11 marzo 2008

Corrispondenze d'amorosi sensi


Mi piacciono i gesti galanti. Le persone che hanno garbo, gentilezza nei modi. Non c’è niente da fare, per molte cose mi sento fuori tempo, che ne so! mi incantano i cosiddetti galantuomini, che sono ovviamente una specie in via d’estinzione.

Mi sono trovata a riflettere su queste cose leggendo un carteggio tra Kahlil Gibran e Mary Haskell (per il momento edito solo dalle Paoline).

A parte i sentimenti che scorrono nelle pagine, mi emozionano appunto la gentilezza e l’amabilità che emergono e che restituiscono un’immagine ancora più completa di questo amato autore libanese.

E ancora, torno a interrogarmi sulla lettura di carteggi e diari. Mi accosto sempre ad opere del genere, con una sorta di pudore, quasi stessi ficcanasando su intimità che non dovrebbero riguardarmi. E’ un sentimento che provo sempre, inevitabilmente.

E’ curioso pensare che mentre il diritto morale di un autore in generale non soffre di nessuna limitazione temporale, poiché può essere esercitato, morto l'autore, dai soggette a lui legati da vincoli di parentela o coniugi, la durata normale dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell'ingegno è "per tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte"

Qualcuno aspetta che trascorra questo tempo imposto, prima di far soldi a palate sulle confidenze di uno scrittore. Qualcuno aspetta per puro interesse letterario, per studi sull’argomento, per semplice curiosità..

A volte dubito del confine tra informazione e indiscrezione.

Ma….mi dico quanto avrei ignorato se non avessi letto la corrispondenza tra Virginia Woolf e Vita Sackeville-West, o quella tra Kafka e la sua amica Milena, le lettere dal carcere di A. Gramsci, o quelle dalla Resistenza…e via dicendo.

E quanto sembra di comprendere meglio anche l’opera di un autore, o alcuni frammenti storici attraversando i suoi diari o la sua corrispondenza.

Bene, oggi sono in preda a questo genere di riflessioni (sterili?).

Sarà che al momento, come cantava il poeta, ho “tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo”?????



8 marzo 2008

Per non dimenticare, ancora...


Un abbraccio forte a tutte le donne vicine e lontane. A quelle che amo e a quelle che non conosco. Un abbraccio di unità e collaborazione. Un abbraccio di protesta, anche, e di solidarietà.

5 marzo 2008

L'indignazione non basta!



Da www.beppegrillo.it

Quando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano.
Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge.
Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp.
Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”.
Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione.
Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”.
Quando un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti “altrimenti vai a casa”.
Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini.
Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte.
Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada.
Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore.
Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata.
Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario.
Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre.
Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere.
Quando un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti.
Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria.
Quand
o un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra.
Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni.


3 marzo 2008

Vento

Vento impetuoso di maestrale.

Tutto sembra avere un suono diverso quando tira un forte vento… a volte sembra di essere diventati sordi! Il vento spinge le vele, alimenta i fuochi, accompagna bufere. A volte inquieta, perché vorresti fermarlo, perché questo movimento è troppo, e vorresti dire basta…silenzio!

Ma il vento…spinge tutto più in là, come a dire che le cose continuano ad esistere anche se le cambi di posto. E soprattutto, il vento gioca. Con le fronde degli alberi, con le imposte che sbattono, gioca con i fogli di giornale caduti a terra, e li fa sollevare, gioca coi capelli e nasconde i visi, con i panni stesi ad asciugare, con le bandiere issate, con le onde del mare…

Gioca con tutto quello che non si oppone.

Rimanere ancorata a terra come un vecchio albero, quando tutto intorno sembra voler spiccare il volo, è ciò che devo impormi in questi giorni di smisurata pazienza.

Leggerezza, sottrazione di peso. Il vento sembra riempirsene. E questa espressione di leggerezza mi fa sognare. E mi fa fare sogni così (come quelli del disegno)


29 febbraio 2008

Fame d'amore



Tempo fa ho pubblicato un questionario a tempo sul rapporto col cibo. Ora credo di dover riferire i risultati a quelli che, gentilmente, hanno espresso il loro voto. In realtà il tipo di questionario che avevo in mente prevedeva che le risposte venissero formulate dai votanti, e non essere io a indicarle…Il desiderio era quello di sentire delle “voci fuori dal coro”, purtroppo questa piattaforma mi ha permesso di compilare il questionario solo in questo modo.
Con tutto quello che accade intorno a noi, appare forse superficiale occuparsi di rapporti col cibo. Pare un problema fittizio, proprio dell’opulento occidente.
E’ così, è una dannazione di questa parte del mondo che ha troppo, mentre un’altra parte muore di fame.
E’ così, ma il problema c’è e ignorarlo sarebbe da struzzi.
Le persone che sono affette da gravi disturbi alimentari, e le famiglie intorno a loro, vivono spesso in assoluta solitudine questo forte disagio. E’ un problema serio che purtroppo riceve attenzione quando una modella si lascia morire di anoressia, poi cade nel dimenticatoio. Si sa, tra cibo ed emozioni c’è un rapporto circolare, la sottrazione o l’abuso di cibo in molti casi è fame d’amore.
Da anni mi documento sull’argomento, e dopo un’attenta osservazione, i punti che ho individuato e sottoposto nel questionario, sono questi. A lato i risultati:
  • Il cibo è strettamente legato alla sfera emotiva 4 (26%)
  • è puro soddisfacimento di bisogni fisiologici 3 (20%)
  • è un approccio edonistico alla vita 6 (40%)
  • è legato alla sfera sessuale 3 (20%)
  • è un momento di condivisione 7 (46%)
  • è una forma di accettazione della vita 2 (13%)
  • la scelta del cibo rivela ciò che siamo 7 (46%)
  • altro 3 (20%)
Tornerò a parlare , forse, dell’argomento.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato. Grazie davvero :-)

21 febbraio 2008

19 febbraio 2008

Riconoscimento speciale!

Premio D eci e lode

Assegnato da Frida


E così...senza neanche battere ciglio...ho avuto questa bella sorpresa dall'amica Frida! Esattamente come chi me l'ha assegnato, ho scarsissima dimistichezza con i premi in genere...e però... come non sentirsene lusingata? Al di là del premio in sè, è ovviamente l'attenzione che si conferma ad emozionarmi stasera. Non pensavo di arrivare a nessuno, visito blog dove trovo decine e decine di commenti e il mio è così...disadorno di commenti! Poi, lo so, non sempre commentiamo ciò che ci piace, talvolta i pensieri e le parole degli altri meriterebbero più spazio e quindi alla fine lasciamo perdere rinunciando al commento.
Sono una persona molto riservata, non amo essere notata, e in questo mio stile
anche lo scarso via vai dei visitatori virtuali ci stava bene. Non è un cruccio ma, sempre, motivo di riflessione.
Frida mi assegna questo glorioso riconoscimento con queste parole


"è con vero piacere che assegno questo premio ad una donna intelligente e sensibile, il cui blog - a dimostrazione che forse il numero dei commenti non sempre è direttamente proporzionale alla qualità degli scritti prodotti - riceve pochissimi commenti.

Lei è Arnica Montana"


"Premio D eci e lode"


Che cos'è?

"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?

Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;


3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.


Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.

Grazie Friduccia!

E così, con tutto il cuore, assegno anche io , a mia volta, il premio ad una persona speciale che illumina i giorni e le pagine, che ci fa camminare sulla pelle delle sue parole...Dedico e assegno il premio D eci e lode a una presenza opportuna

15 febbraio 2008

Non c'entra niente

San Valentino non c’entra niente. No.

Non ci credo che l’amore arriva quando meno te l’aspetti.
La morte, le disgrazie, gli abbandoni capitano quando meno te l’aspetti.
Non l’amore. L’amore arriva quando il cuore è pronto ad accoglierlo,
quasi niente accade per caso, così se l’amore si presenta alla tua vita vuol dire
che era atteso, cercato, chiamato.
L’amore, quando arriva, è sempre ben accetto. Anche l’amore malato, l’amore frainteso, l’amore soffocato, persino quello respinto è ben accetto. Perché uno sguardo d’amore fa sempre piacere.
Non esiste una persona che ne ha già tanto, troppo, da poterne fare a meno, una persona che può dire: no, basta grazie, non ce ne sta più.
Però gli amori respinti se ne vanno da soli a guardare il mondo far festa, perché ad un’anima che vaga nelle stanze abitate della propria solitudine gli altri sembrano tutti contenti.
L’amore malato continua ad amare, come solo lui sa fare, ignaro di tutto.
L’amore frainteso palpita e guarda da lontano gli scambi di sguardi ricambiati.
L’amore soffocato è muto.
L’amore scambiato è forte e solido, e può affrontare tutto, persino l’odio.
L’amore corrisposto è aria e vento e terra e fuoco e acqua.
Ma il ragazzo, poggiato al muro, sulle sue All Stars, l’amore lo amava. E sapeva che un giorno sarebbe arrivato, senza far niente, solo per il suo sorriso sempre aperto, per le sue mani gonfie di carezze per i gatti abbandonati, le sue mani callose dal lavoro in cantiere.
Certo che gli dava a palle tutto quel business dietro a una festa per i fortunati, lui poi aderiva alla campagna contro la Nestlè, capirai che ci faceva coi baciperugina!
L’amore, per lui, non aveva quelle frasi sdolcinate e non aveva un cielo di stelle.
Era selvaggio e selvatico, era di elicriso ai bordi del mare, di eriche fiorite e salsedine, era di vento. Vento, soprattutto.
Così, come quei cani che se ne vanno tranquilli ad annusare qua e là, senza una precisa meta, il ragazzo con le All Stars camminava sorridendo di sé e delle rose rosse e dei biglietti, delle lettere d’amore scritte senza mani.
Camminava e guardava dritto davanti a se, fiancheggiando il muro dove stava scritto
“Solo chi non ha mai scritto lettere d’amore fa veramente ridere”

7 febbraio 2008

Ricordi [1]

Ricordo

Dal latino re-cordis

Ri-passare dalle parti del cuore

[Eduardo Galeano]

Ci sono foto che confermano e sottolineano ricordi.

Immagini che scaldano il cuore e gli fanno compagnia. Che fanno sorridere per “come eravamo” o perché fanno riemergere belle sensazioni.

Ci sono foto che si conservano comunque ma che si vorrebbe non guardare più, che mille volte si è stati tentati di strappare addirittura, senonchè…le foto e i diari non si bruciano! E loro sono lì, accantonate magari, che ad aprire vecchie ferite fanno un rumore sordo.

Ma ci sono ricordi, che non hanno immagini. Sopravvivono nella nostra memoria perché decidiamo di fargliela abitare, la memoria.. Ci sono ricordi che spuntano, di tanto in tanto, si affacciano su questi tempi così…cambiati, e secondo me si stupiscono!

Oggi, tutto fuori è agitazione (a volte vacua), si sciolgono le Camere e si decide la data delle prossime preoccupanti elezioni. Con la giornata primaverile che incombeva sugli animi, la mia memoria mi ha regalato questo ricordo.

La vecchina che in piena estate veniva a pettinare la lana dei materassi e dei guanciali.

Era una festa di mani. Di mani nodose e veloci. Era una festa di gesti abili e antichi.

E guardavo la lana e, insieme, i capelli raccolti della vecchina, chè sembravano di lana anche quelli.

Quelle sere d’estate gli uomini, i vicini, tornavano dalle campagne portando prelibatezze introvabili in commercio, tipo i ceci freschi e i pezzi di favo appena staccati dalle arnie, grondanti miele da succhiare. Dopo cena, le donne sedevano sull’uscio di casa, al fresco, (dov’erano gli uomini non lo so!) e raccontavano di storie lontane nei tempi. Alcuni di noi, bambini, si sbizzarrivano a giocare a Nascondino, altri venivano ammaliati dalle storie.

Nelle sere d’estate quasi tutto poteva essere concesso.

Così penso…niente foto. Solo un disegno, oggi, mi restituirebbe quelle immagini da guardare.

Ma è meglio così.

Fissare le cose, a volte

Non serve

6 febbraio 2008

"Odio gli indifferenti" (Antonio Gramsci)

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" . Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

"La Città futura" Febbraio, 1917

2 febbraio 2008

Parole

A volte gli eventi passano come passeri leggeri
ma le parole restano
Le parole dette sussurrate urlate taciute
quelle date per scontate

Quelle che volevamo sentirci dire e
non sono state espresse
Le parole
che ci fanno sussultare
Quelle che ci fanno aprire gli occhi
e quelle che ce li fanno chiudere

Avere parole per dirlo

Avere parole che volano
e attraversano il mare
Un mare che separa e protegge

Voglio essere la parola che meraviglia
e bisbiglia
La parola che spinge alla lotta
la parola consapevole

Rimanere senza parole

Parole dure come pietre Parole dolci come il miele

Parole che bucano silenzi
e masticano dubbi

Parole che accarezzano mani stanche

Parole che si posano su lenzuola di
pensieri quadrati
e con indomita pazienza
li fanno diventare tondi

25 gennaio 2008

27 gennaio Giornata della Memoria

Piccola bibliografia per non dimenticare

E. Sprinter: L’eco del silenzio, Venezia : Marsilio, 2003

R. Ligocka: La bambina col cappotto rosso, Milano : Mondadori, 2001

T. Birger: Ho sognato la cioccolata per anni, Casale Monferrato : Piemme, 1999

G. Campus: Il treno di Piazza Giudia, Cuneo : L’Arciere, 1995

T. Birger: Da bambina ho fatto una promessa, Casale Monferrato : Piemme, 2006

H. Schneider: Lasciami andare, madre, Milano : Adelphi, 2001

E. Bruck: Signora Auschwitz, Venezia : Marsilio, 1999

P. Levi: I sommersi e i salvati, Torino : Einaudi, 1986

U. Rütter Barzaghi: Un bambino piange ancora, Milano : TEA, 2004

Hitler e il nazismo: album del Terzo Reich, Milano : Rizzoli, 1994 (a cura di Giorgio Galli)

A.Colombo: Gli ebrei hanno 6 dita, Milano : Feltrinelli, 2005

C.Pressburger: Il diario di Petr Ginz, Milano : Frassinelli, 2006

Storia della Shoah. Vol. I La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei, Torino : UTET, 2005

E. Hillesum: Diario 1941-1943, Milano : Adelphi, 1996

F. Uhlman: L'amico ritrovato, Milano : Fltrinelli,2003

G. De Angelis: Le donne e la shoah, Roma : Avagliano,2007

17 gennaio 2008

Stormi di storni



Sono rimasta incantata, questo pomeriggio, a guardare gli storni librarsi leggeri e armoniosi. Ho letto qualche giorno fa che esistono due tipologie di volo: il flappeggio, o volo di potenza, e il planaggio, o volo planato.

Mi sono sentita piccola e disorganizzata al loro cospetto, ho pensato a quanti voli bassi riusciamo ad infliggerci, e a quante volte ci neghiamo il lusso della leggerezza di un volo a planare. La natura è sempre più maestra di vita…Sempre più, perché mai come oggi che tutto è frenetico e nevrotizzante, avremmo bisogno di armonia ed equilibrio. Bisogno.

Bi-sogno (sogno sognato due volte)

11 gennaio 2008

...in preda ad astratti furori...

E’proprio vero che in questo Paese si dimentica in fretta. Nel Paese delle stragi di Stato, rimaste ancora impunite, si fa presto ad affossare, a nascondere e a dimenticare. A 7 anni di distanza dal G8 di Genova, e direi da una delle pagine più vergognose degli ultimi anni della nostra storia, il Governo di CENTRO-sinistra e il Governatore della Sardegna (anch’esso di CENTRO-sinistra) hanno deciso di ospitare il prossimo G8 in Sardegna. Precisamente nell’isoletta della Maddalena. Quella, per intenderci, che fino allo scorso anno, per 35 anni, ha ospitato le basi della Marina militare americana.

Beh, dopo tanti anni di servitù agli Stati Uniti, e proprio quando l’isola doveva ancora essere restituita alla comunità sarda, ecco la sorpresina! Si è deciso di sequestrarla ancora, e recintarla e blindarla per ospitare i potenti della Terra, che si riuniscono per decidere le sorti di popolazioni che non rappresentano. Tutta la mia storica avversione per questo tipo di “incontro” si fa grido di rabbia. Per chi non vuole dimenticare, il G8 in Italia ha le immagini di violenze inaudite, ha l’orrore di un ragazzo morto e investito, da morto, dalla camionetta dei carabinieri. Il G8 in Italia, ha la faccia di Carlo Giuliani, ha lo sgomento di tante persone pacifiche calpestate a sangue. A tutti questi, nessuno ha mai chiesto scusa. I massimi dirigenti delle forze dell’ordine in carica nel 2001 sono ancora ai loro posti, e anzi alcuni di loro, per quanto imputati nei processi seguiti al G8, sono stati promossi.

Nessuno vuole il G8. Solo i potenti della Terra che hanno tanto piacere ad incontrarsi, a spendere per questi incontri una quantità inaudita di denaro (che da solo basterebbe a risolvere il problema dell’acqua in Africa!), e che per decidere il bene dell’umanità hanno bisogno di blindarsi e di mettere in stato d’assedio tutto il circondario.

La terra, l’aria, il mare di loro dominio.

E io non dimentico.

Non dimentico che le decisioni che poi prendono rimangono quasi sempre vaghe promesse, come gli impegni assunti al G8 del 2001 sulla lotta all’AIDS nei Paesi del cosiddetto Terzo mondo, del tutto disattesi.

Fino ad oggi, poche voci ho sentito levarsi contro, o quanto meno pronunciarsi, e ho paura che questo silenzio dei sardi su questa prospettiva rappresenti il silenzio di quella che un tempo lontano si chiamava Sinistra. E si riconosceva in quelle persone che sapevano guardare oltre il proprio orticello, che avevano un’etica e una morale politica. Che avevano coerenza. Per esempio manifestavano, nello specifico,contro le basi USA nel proprio territorio, ne chiedevano la smilitarizzazione, non si facevano abbagliare dall’idea che “gli americani portano soldi e lavoro”.

Se ancora esistono queste persone, aspetto con ansia il loro grido di protesta.