9 maggio 2010

stare

E’ così che sto

Mi sporco le mani con la terra per radicarmi

Per non dimenticarmi, per tenermi conto

Ci si deve sentire! Come piccola parte di un tutto

Presenti senza fatica

Fiduciosi senza impazienza

A scambiarci la vita per quello che dà

E a ciascuno la sua parte.



3 maggio 2010

200

Per il post numero 200 di questo blog, ho scelto delle foto che ritraggono ciò che ultimamente rallegra il mio spirito
Pioggia di zagara
(peccato non si possa trasmetterne l’odore, ma secondo me i giapponesi ci stanno già pensando)

Il melo grande

La speranza


Zac e Tania


Dopo che il gatto Abel se n’è andato così, senza neanche salutare, ho adottato questi due gattini


Confidenza

28 aprile 2010

la grande domanda

Probabilmente non c’è niente di più irresistibile, per un bambino, che porre domande.

Ah le domande! Vanno incoraggiate ed esaurite se possibile, soprattutto quelle che denotano una necessità di approfondimento. Ma rispetto ai bambini gli adulti tendono a perdere la capacità di porsi domande, figuriamoci quella di fornire risposte! Quante volte si risponde sbrigativamente...

C’è un libro a cui voglio particolarmente bene e che finalmente mi sono regalata, un “libro per bambini” (definizione inutile e insignificante) di Wolf Erlbruch che pone La grande domanda: perché sono venuto al mondo?

Le risposte, illustrate dallo stesso autore, arrivano via via da un pilota, da un cieco, dalla nonna, dal gatto etc., e per finire dalla mamma.

Le risposte che mi sono piaciute di più sono:

Quella imprevedibile dell’anatra: Non ne ho la più pallida idea.

Quella della morte: Sei qui per amare la vita.

Quella del cieco: Sei qui per avere fiducia.


Poi però col tempo, anche per questo non è solo un libro per bambini, scopro che altre risposte sono diventate più consone, a volte sento mia la risposta fornita dalla pietra: Sei qui per stare qui. E molto più spesso (ma è ora di dire basta!), la risposta del giardiniere: Per imparare la pazienza.

Infine, mi piace molto l’ultima pagina del libro, quella che contiene una tabella vuota dove si possono annotare, crescendo, le varie risposte raccolte o che da soli ci si è dati.

Una piccola perla che, nella (sotto)cultura dominante dell’apparire, parla di essere, e abitua ad interrogarsi


[Wolf Erlbruch, La grande domanda, Edizioni e/o c2004]



22 aprile 2010

L'ascolto

Riflettendo sul libro di Marina, L’Ascoltatrice, che ho letto e riletto una seconda volta, ho capito che qualunque cosa avessi scritto a riguardo mi avrebbe lasciata insoddisfatta, consapevole di non aver detto tutto. Voglio parlarne di questo libro, sapendo già che molto di ciò che non dirò resterà a lavorare dentro di me, in sotterranea.

Marina, per diversi mesi, si reca nella bellissima Piazza Vittorio a Roma e si siede su una panchina con accanto un cartello in cui spiega il suo intento, che è quello di ritrarre a parole, gratuitamente, le storie di chi vuole raccontarsi. Si siede e si dispone.

E al suo raccolto segue una semina: questo libro.

Vi assicuro: è una semina.

Sono pagine che avvincono, che coinvolgono i sentimenti più antichi, quelli che sono cresciuti con noi e che qualche volta siamo chiamati a tacitare. Perciò la fine vorresti non arrivasse, ne vorresti di più. Per entrare in una realtà familiare eppure sconosciuta, per sapere una volta di più che la vita che pulsa per strada non è quella che vogliono farci apparire. Se ci si sente parte di un’umanità e di questa si avverte la dolenza, di storie autentiche come queste si ha bisogno. Le storie degli invisibili, di chi non ha voce, storie di gente che trova protezione in una piazza e che ha voglia e bisogno di entrare nel gioco del raccontarsi. Gente che si porta appresso, come tutti i comuni mortali, il proprio carretto di tic, sofferenze, disagi, visioni del mondo, dubbi, desideri e sogni. E qualche volta nostalgie.

Coraggiosa Marina a raccogliere le vite altrui e coraggiose le anime che su quella panchina si sono avvicendate.


“L’incontro sulla panchina […] ci rendeva contenti in due, perché al mio bisogno di ascoltare corrispondeva quello di dirsi degli sconosciuti”


Questo darsi reciproco ci racconta di quanto talvolta sia più semplice, e per niente raro, aprirsi agli sconosciuti. E io ci vedo anche un’urgenza, da parte di chi ascolta come da parte di chi si racconta, quella di sentirsi PARTE di un’umanità. Non diversi. Non esclusi. Non sbagliati.

Non appena mi addentro nelle storie e nelle notizie sulla piazza, accompagnata dallo stile di Marina, che è ironico, profondo, partecipe, mai mai superficiale o affettato, le persone prendono vita. Ti sembra di incontrarle per strada, capita di continuare a pensare a loro e di sentirsi coinvolti dal loro destino. Perché a James blu ci pensi, a lui e alle sue chiese e al destino delle nostre preghiere. Pensi a Raffaele, che è un angelo sulla terra, e alla paura che attanaglia Juan il filosofo…E pensi pure a lei, a questa “dame agée” che col suo cartello giallo, scevra da pregiudizi, osserva e ascolta. E prende appunti.

Proprio come il suo blog, Marina è una fonte inesauribile di informazioni, quelle relative alla piazza sono preziose e ne stimolano la visita meglio di una guida turistica.

Prima che il lettore, prossimo alla fine del libro, senta già il distacco, Marina lo anticipa, e spiega quando dire basta. Confessa quanto sia stato difficile lasciare quella piazza e quella fonte di storie. Difficile e doveroso, come spesso sono le separazioni.

E’ uno di quei libri che anche quando lo finisci, lo guardi e sai che ti parla, ancora.

Io penso che quando qualcuno realizza i propri sogni, soprattutto quando dà ascolto al bambino che è stato, un po’ di quella felicità arriva anche a chi è solo spettatore. E sono felice che Marina abbia fatto questo passo e realizzato il suo sogno di bambina. Glielo doveva! (alla bambina).

Così mentre assistiamo impotenti al dilagare della diffidenza e della paura, mentre il leghista senso del territorio chiude le persone e legifera l’esclusione, ecco io vorrei che questo libro arrivasse in tutte le case e, siccome sono un’esagerata, anche alle stanze di potere, e con le sue storie potenti (queste sì!) scuotesse coscienze assopite, vorrei che come un sussurro suonasse all’orecchio di chi non pratica l’integrazione, di chi coltiva indifferenza e supponenza.

Ecco perché, secondo me, il motivo per cui tutti dovrebbero leggere questo libro è che, attraverso una scrittura alta, si assiste a quanto può essere bello non aver paura degli altri.


[Marina Pierani, L'Ascoltatrice, Gruppo editoriale L'Espresso, 2010]

18 aprile 2010

...per le vie del centro...

Per motivi di lavoro, ho dovuto trascorrere il fine settimana in città e già da qualche giorno prima la prospettiva aveva inciso sul mio entusiasmo e minato quel leggero senso di sollievo che si prova in prossimità del fine settimana.

Ma la vita smentisce spesso le nostre cupe previsioni, soprattutto quando sono esagerate, così mi sono ritrovata nel bel mezzo di una iniziativa spettacolare.

I commercianti avevano ingaggiato alcuni vivaisti per trasformare le piazzette del centro storico in giardini pensili.

A bocca aperta ho vagato per il centro storico che offriva un tripudio di colori, una festa per gli occhi che prendeva a schiaffi la mia indisposizione d’animo.


Abbondantemente appagata, a quel punto potevo affrontare qualunque sacrificio, avevo ricevuto la mia bella dose di bellezza, per giunta inaspettata!



Quando sono andata via mi è sembrato di vedere un grosso cartello alle mie spalle che diceva

“Hai visto, brutta brontolona, che bella sorpresa?”

13 aprile 2010

esercizi

Se è vero che chi ha il caos dentro ha bisogno di ordine fuori, è altrettanto certo che le abitudini sono per qualcuno LA rassicurazione per eccellenza, la conferma che, sì, le cose sono al proprio posto e noi non siamo in pericolo.

Coltivo ben bene i miei riti quotidiani ma mi diverto anche a sovvertirli. Un po’ mi sono convinta che le rivoluzioni che opero sulle abitudini siano dei piccoli esercizi contro la rigidità. Io devo proprio allenarmi ai cambiamenti e la rigidità mi fa paura.

Così ogni tanto opero delle piccole variazioni sulla sequenza con cui in genere faccio le cose, o sul percorso che mi riporta a casa…piccole cose che mi diano la prova che non sono maniacalmente attaccata ai gesti quotidiani. Ovviamente capita che mi confonda, ma anche la confusione certe volte ci serve…

Ogni tanto ho bisogno di accertarmi che non sono quella che non vorrei essere, sicuramente potrei cercare conferme in azioni più nobili, ma mi accontento di queste minuscole rivoluzioni dei gesti.



6 aprile 2010

...andare e tornare...

Ringrazio tutti quelli che sono passati per gli auguri di pasqua e mi scuso per non aver potuto ricambiare…ho fatto un piccolo viaggetto che doveva servire a lucidare gli occhi e ritemprare lo spirito un po’ abbacchiato.
Mi sono lasciata incantare da Bruges che abitava da tanto tempo le mie fantasie nate da pagine letterarie, da biografie di pittori fiamminghi e da chissà cos’altro….
Bruges era nella mia testa perché senza conoscerla l’ho sempre disegnata.

Ho disegnato le sue case e i suoi colori quando il pensiero di visitarla non costituiva neanche un sogno. In un’altra vita, se altre ce ne sono state o ce ne saranno, io lì devo esserci nata! Bruges ha sfoggiato solo per me il suo sole (ne sono convinta), mentre altrove cielo grigio e minaccioso.

Un grigio che faceva da contorno ai tetti in ardesia, sfumature che sembravano non offrire scampo…

Poi sono tornata e ad attendermi, insieme agli animali festanti, ho trovato la speranza



28 marzo 2010

avere un buon carattere


Ci sono gesti che restituiscono gioia forse più a chi li compie che a chi ne beneficia…Mi è capitato di sentirmi fiera e importante ieri, ed essendo cosa piuttosto rara voglio raccontarla. Ero in fila alle Poste, che ormai sono diventate anche cartolibrerie. Un numero scoraggiante mi separava dal mio turno così mi sono ovviamente messa a curiosare tra i libri in vendita. Ho notato una vecchina minuta, in piedi, che mi osservava; con un sorriso lieve lieve il suo sguardo passava da me ai libri in esposizione, tanto che cominciavo a chiedermi se ciò che prendevo in mano incontrasse la sua disapprovazione.
Sentivo però che quell’espressione si avvicinava più al rammarico che al disappunto e questo mi intimidiva non poco. Poi mi sono subito ritenuta la solita esagerata sentimentalona e mi sono pure spostata dai libri, sperando di scacciare insieme all’insistenza di quello sguardo anche le mie stupide congetture. La folla iniziava a scemare ma il mio numeretto era ancora lontano; si erano liberati dei posti a sedere così ho deciso di riposare la schiena. La vecchina, che poi si è presentata e che si chiama Rosaria, è venuta a sedersi accanto a me e simpaticamente ha svelato l’arcano.

Senza tanti preamboli ha esordito “Sa…la guardavo con invidia prima, io leggevo tanto…, ho sempre letto tanto uuuuhuuuu!!! ma ora…”

ha fatto un gesto tenerissimo con la mano e ha aggiunto

“tutto è scritto troppo piccolo e gli occhi non ce la fanno!”.

La nostra conversazione inizia lì, Rosaria mi racconta mezzo secolo di storia, quando era giovane leggeva di nascosto perché alle donne non era mica concesso eh? Ridiamo insieme di piccoli aneddoti, le ricordo che anche Grazia Deledda leggeva e scriveva di nascosto prima di venir pubblicata e che Jane Austen nascondeva le sue pagine nella pila dei panni da stirare. Le segnalo la straordinaria iniziativa della casa editrice torinese Angolo Manzoni che ha creato un catalogo in Corpo 16, tutti i libri sono stampati a grandi caratteri e con una carta particolarmente leggera. Le dico che con quelli non si sarebbe stancata, perché sono stati studiati non solo per essere letti comodamente da tutti ma anche per essere tenuti in mano senza fatica. Il catalogo cura diverse collane (dalla narrativa alla saggistica ai libri per ragazzi etc.), e ha all’attivo una sessantina di titoli più o meno. Ci sono dei classici della letteratura universale e alcuni best sellers degli ultimi anni… c’è anche l’imperdibile L’uomo che piantava gli alberi illustrato.

Rosaria, che ne ignorava l’esistenza si è mostrata felice ma io mi sono sentita un’eroina che salvava qualcuno in gravi difficoltà e penso di essermi sentita più felice di lei.

Eccolo il Corpo 16! (Garamond 16)

Come dice lo slogan della casa editrice “Avere un bel carattere aiuta…a farsi leggere meglio!”

21 marzo 2010

scherzi di primavera

Vivendo in campagna e sostenendo l’agricoltura biologica, ho sempre fatto il compostaggio. Ma da quando sono arrivata in questa campagna ho modificato la tecnica. Ho notato subito una bella e confortante presenza di lombrichi i quali, si sa, sono sempre molto affamati e affaccendati. Così, anziché fare una grande buca da coprire ogni 6 mesi, sono passata a piccole buche che ricopro subito dopo aver sotterrato i rifiuti vegetali. Avevo stipulato un vero e proprio accordo con le colonie di lombrichi in giardino: io sotterro tutto l’organico e gli do da mangiare, loro arieggiano il terreno e mi restituiscono prezioso humus. Tutto questo avveniva con una velocità incredibile ed è’ andata benissimo fino a qualche giorno fa quando, osservando il giardino dalla finestra, ho visto delle buche un po’ grandi, esattamente in prossimità dei cumuli sotterrati, e tutti i resti alla rinfusa!


Che èèèèè??? I lombrichi hanno dato una festa????


Sono stata un bel po’ a rimuginare sull’origine di quelle buche, potrebbe essere stato qualunque animale vegetariano ma poi, l’indomani all’alba, ho visto un leprotto e ho capito.


Sia chiaro, di qualunque animale si tratti, può prendere le mie bucce di mela e farne ciò che vuole…A questo punto forse i lombrichi si sentiranno traditi ma io sono contenta di sfamare i leprottini, anche se non mi danno concime!

Buona primavera a tutti!


20 marzo 2010

stare nelle parole

[Da: Giusi Quarenghi, Tiramore, Marsilio, 2006]

Chiedo di stare nelle parole come

pelle nelle storie già raccontate e lette

Che valgano ancora miti poeti

patriarchi centauri stelle profeti

Sara che ride Ruth che consola

Niobe che piange Iside che raccoglie

Elettra vendicatrice Antigone

che accompagna e seppellisce

Chiedo di stare dentro le prime storie

eterne che ci siano grembo ancora

contro la condanna a parole

solo nuove a silenzi senza alfabeti

Lo chiedo per chi è qui per chi appena

nasce per chi cambia la voce per chi

fa lune nuove e va a mani alzate




12 marzo 2010

spontaneità

Mi è sempre piaciuto moltissimo osservare i comportamenti animali. Mi piace quando il gatto inclina la testa e asseconda le carezze, quando chiude gli occhi a dimostrare che sì, va bene, lo si può accarezzare. Non tutti sono disposti ad accogliere le carezze. Forse anche lì è una questione di momenti

Mi piace quando i cani giocano, quando stabiliscono dei ruoli e delle regole, quando il cane più grande si fa maestro di vita per la piccola cagnetta che ha ancora tutto da imparare. Mi piace godere di quella spontaneità che così spesso manca nelle relazioni tra umani. Noi dobbiamo spiegarci tutto, dobbiamo capire, incasellare, giudicare...così poco propensi a lasciar spazio alla spontaneità dalla quale spesso ci sentiamo minacciati…Mi piace guardare gli animali anche per ore e ogni tanto me lo concedo questo tempo, mi piace come quando, a qualsiasi livello, mi sorprendo ostinata a credere che

“un altro mondo è possibile”.



il video è dedicato a Rom

7 marzo 2010

Barabba

una canzone di 16 anni fa...

3 marzo 2010

campane che voglio sentire

“Se pensiamo solo a noi stessi, se dimentichiamo gli altri, allora la nostra mente occupa un’area molto piccola e anche un problema minuscolo appare grande. Ma nel momento in cui ci preoccupiamo per gli altri, la mente automaticamente si espande. A questo punto, i problemi personali non saranno più così importanti. Il risultato, un grande aumento della pace della mente”


Ho ri-letto questo libro perché mi ha ri-chiamata. Non so dire se è dalla prima lettura di queste conversazioni che mi è presa la fissa del concetto dell’ “uscire da sé” di cui parlo spesso, o se è proprio vivendo e sperimentando che ho avvertito questa necessità. So per certo che mi sono sganciata da un lungo periodo di sofferenza estrema, tempo fa, grazie a questa illuminante percezione: mi trovavo orribile così china su di me, così scrupolosamente attenta ad ogni minima reazione mia, interiore, e a tutto il resto estranea. Mi trovavo rigida e davvero sola. Succede, a volte, quando ci si sofferma troppo a leccarsi le ferite. Oscillo ancora, di tanto in tanto, tra la paura di dimenticarmi di me stessa e quella di essermi troppo presente.

Questo piccolo libro è il frutto di alcune conversazioni tra Victor Chan e il Dalai Lama. Quando l’ho letto, la prima volta, mi è piaciuto e in alcuni passi mi ha anche molto colpita, ma adesso mi ha richiamata e sento che ne avevo bisogno. Il Dalai Lama mi piace un sacco e leggere i suoi pensieri mi fa tanto bene, perciò lo ringrazio sempre intimamente.


“[…] – Perché lei è così popolare? Che cosa la rende irresistibile per tanta gente?”

Il Dalai Lama sedeva in silenzio, riflettendo su quanto avevo chiesto.[…] Era serio quando rispose.

- “Non penso di avere qualità eccezionali. Oh, magari qualche piccola cosa. Ho una mente positiva. Ogni tanto, naturalmente, mi irrito un po’. Ma nel mio cuore non biasimo mai, non penso mai cose cattive contro il prossimo. Credo anche di avere più riguardo per gli altri. Credo che gli altri siano più importanti di me. Forse piaccio alla gente per il mio buon cuore. Penso che all’inizio provino curiosità. Poi forse…di solito quando incontro qualcuno per la prima volta, quel qualcuno non mi è estraneo. Ho sempre questa impressione: un altro essere umano. Niente di speciale. Come me, uguale”.


Ecco…una strada…


Quando di recente il presidente americano ha incontrato il Dalai Lama, sono stata fiera di lui, mi ha fatto piacere che Obama abbia alla fine sfidato le ire di Pechino e ignorato i ripetuti e inauditi appelli per impedire l’incontro. Si, mi ha fatto piacere…allo stesso modo, mi ha colpita che il capo spirituale e temporale del Tibet non sia stato accolto, come i “Grandi”, nello Studio ovale (formalità?) e sia stato fatto uscire dal retro in mezzo ai rifiuti.

Altre strade…

[Dalai Lama con Victor Chan, La saggezza del perdono, BUR, 2006]

27 febbraio 2010

se

[da: Marcos Ana, Ditemi com'è un albero : Memorie della prigione e della vita, Crocetti, c2009]


La mia casa e il mio cuore (sogno di libertà)


Se un giorno tornerò alla vita
la mia casa non avrà chiavi:
sempre aperta, come il mare,
il sole e l’aria.

Che entrino la notte e il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il pane rosso dell’aurora;
la luna, mia dolce amante.

Che l’amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
né la rondine il volo,
né l’amore le labbra. Nessuno.

La mia casa e il mio cuore
mai chiusi: che passino
gli uccelli, gli amici,
e il sole e l’aria.

19 febbraio 2010

ribellarsi?


Mario Delitala, La cacciata dell’arrendadore, 1926, olio su tela, cm 203,4 x 342,6
Nuoro, coll. comunale


Amo molto questo dipinto di Mario Delitala, non solo per ragioni artistiche ma per il valore storico della scena rappresentata.

Nel XVIII secolo, mantenendo un regime feudale, la Sardegna passa dalla dominazione spagnola a quella sabauda. Molti dei grandi feudatari risiedono per lo più in Spagna e non hanno contatti diretti né coi propri feudi né con i vassalli. Come testimoniano gli storici, numerosi furono gli abusi e i soprusi di un feudalesimo che era stato introdotto dagli Aragonesi nel 1326, portato avanti dagli spagnoli negli aspetti più negativi e mantenuto, con queste caratteristiche, per tutto il periodo della dominazione sabauda. Anzi, sotto i Savoia gli abusi divennero maggiori.

E’ a questo contesto che fa riferimento il grande dipinto a olio di Delitala e ad un evento in particolare.

Nel 1772 la città di Nuoro era governata dal feudatario Marchese di Orani (che appunto viveva in Spagna), il quale vessava la popolazione con tasse sempre più esose (le arrende) tramite la temuta figura dell’arrendadore. La scena rappresentata racconta del giorno in cui tutta la popolazione e l’intero Consiglio comunale si riunirono per fare un processo all’arrendadore e decisero di cacciare l’avido esattore minacciando di morte lui e il Marchese qualora avessero osato rimettere piede in paese. Ribellarsi è giusto, e quella fu una rivolta in piena regola che mi fa sognare di tanto in tanto un popolo così coraggioso. Chissà a noi, invece, che viviamo questi tempi, con altri soprusi e altre ruberie varie e istituzionalizzate… cos’altro ancora devono farci perché rialziamo la testa?



16 febbraio 2010

gastronomia

Fin dove può spingere l’amore per la gastronomia?!!?

Il giornalista Beppe Bigazzi, durante l’imperdibile trasmissione rai “ La prova del cuoco” ha sfornato una singolare ricetta: Il gatto in umido.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

(esiste pure il video ma mi rifiuto di riportarlo)


Si faceva negli anni ’30 e ’40 dice e, sebbene il suo intento fosse (presumibilmente) quello di raccontare abitudini alimentari ormai datate, quasi gode ad illustrare con dovizia di particolari tutto il procedimento, che inizia col tenere il felino per tre giorni nell’acqua del torrente e finisce con l’animale in pentola.

In seguito alle tante proteste degli animalisti, oggi il simpatico e nostalgico giornalista è stato sospeso. Ma lui non sembra preoccuparsene, fiero risponde “Io non mi pento mai di niente”


Da: la Repubblica on line 16/02/2010

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/14/news/bigazzi_gatti-2299915/

12 febbraio 2010

evento















so che per tanti di voi non c'è niente di strano, ma per me la neve è un evento straordinario!

Durerà così poco che non potrò permettermi il lusso di lamentarne i disagi...

6 febbraio 2010

Alice racconta

Alice, dalla Palestina, mi racconta di un popolo che resiste, di gente che apre le proprie case e mette a disposizione il poco che ha, di uomini e donne contenti della presenza di osservatori internazionali. Contenti che qualcuno possa testimoniare. Di combattenti, che issano la propria bandiera al mattino e l’ammainano di notte.


Dei bambini sa raccontare con le foto, Alice, quando l’obiettivo della sua macchina si posa su di loro e anch’io posso guardare quei visi, mi sento in allerta, come se quell’infanzia fosse l’emblema di ciò che dovremmo essere chiamati a difendere. Mentre sempre più spesso mi domando quanto davvero vogliamo sapere…


Voglio segnalare questo post in particolare e rinnovare a questa giovane donna coraggiosa la mia gratitudine.