20 gennaio 2013

Marguerite e i nomi di Dio



Nell’estate del 1983 Silvia Baron Supervielle, traduttrice delle opere teatrali di Marguerite Yourcenar, si trovava nel Maine dietro invito della Scrittrice.

Marguerite e la sua compagna Grace avevano chiamato Petite Plaisance la bellissima casa di legno bianco dove vivevano e dove venne ultimato Memorie di Adriano.



“[…] E’ in questo luogo che si concentra, si libera, riflette, si ispira, nella natura che ama, gode delle luci tenue dell’alba e dei colori infuocati dei lunghi tramonti, si rilassa fermando lo sguardo nei boschi di fronte alla veranda di casa e rimane sempre stupita dallo spettacolo cromatico delle fioriture spontanee che riempiono i prati.[…]”

[A. Cavalli, Scrittrici in giardino, Gruppo editoriale L’Espresso, c2011]



Quell’estate del 1983, nel giardino di Petite Plaisance, Marguerite e Silvia Baron Supervielle  rivedevano e correggevano insieme le traduzioni.


La traduttrice ci racconta di aver inviato, in precedenza, delle poesie scritte di suo pugno da sottoporre all’attenzione di Marguerite la quale, le disse più avanti, che le erano sembrate tristi.

“Forse era vero, ma ci rimasi male perché la sua risposta non diceva se le erano piaciute. In realtà non speravo in una risposta; quel che mi interessava era tradurla”.



Dopo un po’ di tempo, mentre Marguerite Yourcenar si trovava in India, la fortunata traduttrice riceveva un manoscritto dal titolo Les Trente-Trois Noms de Dieu.

Si trattava di brevissime poesie, a volte di una sola parola, con cui la Yourcenar definiva Dio.

Il manoscritto era accompagnato da una lettera “nella quale mi diceva che pensava che quei brevi testi mi sarebbero piaciuti, visto che erano corti come i miei” e un invito a tradurli in spagnolo.

Silvia Baron Supervielle tradusse con vivo entusiasmo quel manoscritto, ma Marguerite Yourcenar non ebbe il tempo di leggerlo e “Il supplemento letterario de La Nación di Buenos Aires, pubblicò nel 1987 la mia traduzione in prima pagina, annunciando la sua morte”.



La mano,

che entra in

contatto

con le cose.



La pelle –

tutta la superficie

            del corpo.



Lo sguardo

E quello che guarda.



Tra i trentatré nomi ho scelto questi che mi sono piaciuti particolarmente e con cui io, molto più terra terra, avrei definito non Dio ma la Meraviglia (che certo per alcuni può contenere Dio).

E mi piace proprio tanto come a volte tentiamo una nostra personale definizione delle cose… non nasce spesso da questo la poesia?



[M. Yourcenar, I trentatré nomi di Dio, trad. Ginevra Bompiani, Nottetempo, c2003]

4 commenti:

guglielmo ha detto...

La definizione rimpicciolisce in genere e ci da quindi una visione limitata (figuriamoci poi se si parla di Dia). Raramente la definizione è all'altezza di ciò che vuole rappresentare. Non ho letto le poesie di Yourcenar, ma come assaggio mi pare che sia di altissimo livello e mi ricorda i Canti ultimi di Turoldo e il Diario ultimo di Lalla Romano...

giardigno65 ha detto...


Ad alcuni piace la poesia
Ad alcuni-
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.
Piace-
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.
La poesia-
ma cos’è mai la poesia?
Più di una risposta incerta,
è già stata data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

Wislawa Szymborska, da L’inizio e la fine, Libri Scheiwiller 1997

arnicamontana ha detto...

Guglielmo, assai fedele...ti invidio molto quella raccolta di Turoldo, sarei disposta ad averla anche fotocopiata, pensa un po'!

Giardigno: grazie dell'omaggio

guglielmo ha detto...

Gesualdo Bufalino scrive in Il malpensante :
" Se Dio esiste, chi è ? Se non esiste, chi siamo?"


Il Nulla ti assale
di David Maria Turoldo da Canti ultimi

Misteriosa origine di astri
e di lombrichi
il settimo giorno
pure per te
è un sogno.

Il Nulla da ogni parte ti assale,
tu sai di essere la fonte
anche dei virus
e di tarli
e di tignole:

e noi
coscienza di pensarti
senza saper mai
chi tu sia.

Ps fotocopiare Canti ultimi è un'impresa... ma qualche assaggio lo trovi sul mio blog cercando col motore di ricerca interno mettendo appunto "canti ultimi"

ciao