23 novembre 2012

colpevole ignoranza




L’ultima volta che Pd e IdV hanno presentato in Parlamento un testo di legge contro l’omofobia, la Lega, il PdL e l’UdC hanno votato una mozione di anticostituzionalità.
Ecco alcune delle motivazioni che hanno portato, il 7 novembre scorso, all’ennesima bocciatura del testo che chiedeva un’estensione della legge Mancino anche ai reati causati dall’orientamento sessuale:

Carolina Lussana: “si introdurrebbe un trattamento diverso nel sanzionare delitti non colposi e per evitare discriminazioni se ne introdurrebbero altre”.

Fabrizio Cicchitto: “Noi non abbiamo nessun atteggiamento omofobo e la nostra posizione di fondo è quella di considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri e proprio per questo contestiamo ogni trattamento giuridico specifico e differenziato che come tale ammetterebbe e accentuerebbe una diversità, sostanzialmente incostituzionale”.

Rocco Buttiglione: “Oggi molti giuristi americani preferirebbero non averlo mai introdotto. Una volta iniziato è difficile fermarlo. Ogni gruppo cerca di far approvare norme particolari e la maggioranza dei cittadini finisce col sentirsi discriminata dalle minoranze, con il risultato di maggiore disintegrazione e non integrazione”.


14 novembre 2012

Reciprocità

...dall'ultima Wisława, con tenerezza... 

Reciprocità


Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie sulle poesie.
Drammi su attori recitati da attori.
Lettere a causa di altre lettere.
Parole per spiegare le parole.
Cervelli intenti a studiare il cervello.
Tristezze contagiose come una risata.
Carte che provengono dal macero di carte.
Sguardi veduti.
Casi declinati secondo i casi.
Fiumi grandi con serio contributo dei piccoli.
Boschi ricoperti di bosco fino al ciglio.
Macchine adibite a fabbricare macchine.
Sogni che all’improvviso ci destano dai sogni.
Salute necessaria per tornare in salute.
Tanti scalini a scendere quanti sono a salire.
Occhiali per cercare gli occhiali.
Respiro che inspira ed espira.
E almeno una volta ogni tanto
ci sia l’odio dell’odio.
Perché alla fin fine
c'è l’ignoranza dell’ignoranza
e mani reclutate per lavarsene le mani.

[Da: Wisława Szymborska, Basta così, Adelphi c2012]

15 ottobre 2012

di giorni staccati e di obiettivi



Capita di vivere dei periodi in cui i giorni si staccano dalla abituale quotidianità, trasformandoci in un istmo di noi stessi. Si staccano da terra quei giorni in cui non vorremmo alzarci, o farlo senza obblighi, e rimanere comodi come si sta davanti a se stessi, senza preoccuparsi di vestirsi per attestare normalità. Neanche di parlare, di sentire il mondo intorno, bello e brutto, di leggere o scrivere.
Questi periodi che si staccano da terra vivono benissimo di vita propria, a lasciarli agire camperebbero cent’anni.
In ogni caso stonano e stonati ci fanno sentire, non stiamo bene a terra e neanche staccati. Perché un equilibrio, anche minimo, si è rotto.
Forse i due lembi potrebbero riunirsi un giorno.
Forse si può ricreare un'altra armonia.

…Ebbene, bisognerebbe avere la ragionevolezza (parola ormai bandita dal mio vocabolario) di alzarsi al mattino sostenendo persuasi che sì, occorre porsi degli obiettivi; è semplicemente uno dei diversi modi con cui si può uscire da una situazione paralizzante…
Così ha detto una persona che si prende cura di me, che devo pormi degli obiettivi, meglio se piacevoli.
“Se è un compito o un esercizio da fare lo farò … che ci vuole?” mi son detta, volenterosa…
Abituata a programmare i lavori in campagna ho pensato che non poteva essere poi così difficile progettare delle cose e poi attivarsi per realizzarle!

Non è poi così difficile se, insieme alla ragionevolezza, non ti vengono a mancare le forze, se il dolore con cui respiri non ti zavorra a terra.
Non è difficile se riesci ad avere quel pizzico di solletico per la vita nuova. Se rimuginando di obiettivi non inciampi sull’importanza di dare e ricevere fiducia.
Perché per fabbricare obiettivi la fiducia serve, prima di tutto quella in se stessi, di conseguenza quella che riponiamo negli altri.

La parte razionale di me capisce bene l’importanza degli “obiettivi per la sopravvivenza”.
Ho deciso di provarci e qualcuno l’ho raggiunto, altri per niente…Perché si può anche fallire, per la vulnerabilità e la fragilità insite in ognuno di noi. E di questo occorre tenere conto.

Porsi obiettivi piacevoli…

Il prossimo, grande e ineludibile, che mi sono appuntata è:

Vermeer alle Scuderie del Quirinale.
Un giorno, da qui a gennaio, vorrei farmi questo regalo...
Perché non mi cambierà la vita, il mio dolore intanto starà nelle tasche, quello…anche se ti distrai per un attimo lo ritrovi sempre lì, fedelissimo, ad aspettarti.
E’ sicuro che non mi salverà la vita, ma vorrei ancora misurarmi con la meraviglia e lo stupore dell’Arte.

12 ottobre 2012

La fiorista



[Georgia O'Keeffe, Blue Morning Glories, 1935]

Georgia O’Keeffee visse dipingendo per quasi un secolo,
e dipingendo morì.
I suoi quadri fecero nascere un giardino nella solitudine
del deserto.
I fiori di Georgia, clitoridi, uteri, vagine, capezzoli, ombelichi, erano calici di una messa del ringraziamento per
l'allegria di essere nata donna.

[da: Eduardo Galeano, I figli dei giorni, Sperling & Kupfer, c2012]

28 settembre 2012

"più conosciamo, più soffriamo"



Ho avuto il piacere di leggere, su Rep2012, l’anticipazione dell’intervento che Michela Marzano farà il 29 settembre al Torino Spiritualità.

La filosofa, per cercare di spiegare il rapporto tra sapienza e dolore, parte da una frase dell’Ecclesiaste (o Qohelet) che recita
"Grande sapienza è grande tormento: chi più sa, più soffre".

E’ opinione comune che gli “ignoranti e i superficiali” se la passano meglio, vivono con meno tormenti, non stanno a porsi troppe domande e vanno avanti sicuri e protetti dentro un gregge silente…
Ma che destino è riservato a chi, interrogandosi sulle cose e sulla loro natura, coltiva la conoscenza, ce lo spiega Michela Marzano in  una interessante interpretazione del Qohelet.

Riporto alcuni stralci dell’intervento che mi sembrano degni di riflessione.

“ […]Quando si parte alla scoperta di se stessi e delle radici del proprio essere, ci si incammina per i sentieri di un continente dove le leggi della logica servono a ben poco. Perché la realtà è troppo complessa per essere rinchiusa all'interno di un sistema perfetto: nella vita, i conti non tornano quasi mai. […]

Quando si cercano le parole giuste per spiegare cosa ci tiene in piedi o per comunicare agli altri quello che si prova, il pensiero balbetta e perde il filo. […]

Soprattutto quando ci si avventura nell'oscuro mondo del proprio passato, alla ricerca di quel momento particolare, di quel punto in cui tutto sarebbe cominciato. E che ci si rende conto che si è confrontati ad un mistero, a qualcosa che non scopriremo mai. Tanto più che non basta capire per cambiare. Anzi molto spesso, quando si capiscono alcune cose, si acquisisce poi anche la consapevolezza della propria impotenza non solo di fronte a ciò che è stato, ma anche a ciò che sarà. È allora che la sofferenza ci sommerge. Perché si capisce che il passato non passa mai, che non si può ricominciare tutto da capo, che alcuni errori si pagano per sempre, che talvolta non resta altro che l'accettazione... 
Il problema della conoscenza è che, per capire qualcosa dell'essere umano, si dovrebbe avere il coraggio di guardare in faccia il mistero dell'esistenza, con tutto ciò che esso comporta: splendori, miserie, riso, lacrime. E quindi anche l'umiltà di sapersi confrontare con la propria impotenza, visto che nella vita ci sono tante cose che non dipendono da noi e per le quali non possiamo fare niente. Ma quando ci scopre impotenti, è inevitabile soffrire. Più conosciamo, più soffriamo. Perché la conoscenza ci mette in contatto con la nostra fragilità e ci obbliga ad accettare i nostri limiti. Perché conoscere non significa dominare. Perché qualcosa ci sfuggirà per sempre. Ecco perché il Qohelet parla di "fame di vento". Ciò cui ci esorta, però, non è certo l'ignoranza. È un invito ad essere consapevoli che la conoscenza non ci rende mai onnipotenti. “

28 agosto 2012

dentro questo tempo


Dentro un tempo che passa
e non lenisce
Casomai amplifica e sottolinea e puntualizza inferocito

Dentro un tempo sbilenco
Che si fa beffa dei buoni propositi
E delle promesse pronunciate
nelle ore insonni

Dentro un tempo che è parco di musica

La musica deve essere dosata con arguzia
Che non bisticcino le emozioni
Che non faccia tiri mancini
Proprio quando la paura si è assopita

Dentro un tempo così, digiunato e raccolto
Cammino incerta, in buona compagnia.


“Il tempo guarisce così bene che ci cancella; siamo noi le ferite.”
[Don Paterson]


10 agosto 2012

malgré toute





Una tenera scossa arriva quando intorno la bellezza si rinnova
A dispetto di tutto
E vola sui silenzi e gli equivoci e sulle realtà che al mattino non
sappiamo indossare.



timida ninfea tra i giacinti acquatici
(con girasole e gatto che si lava)


 

28 luglio 2012

nessuna poesia


Scricciola mia dolce…
come quando siamo innamorati ogni poesia ci parla del nostro amore, così ora
che da te sono sempre, sempre pervasa ogni verso a te mi riconduce.
Anche questo è il potere della poesia.
Combinando sapientemente le parole riordina i nostri sentimenti.
Parla e a volte urla quando noi non siamo capaci di farlo.


Molto spesso in questo blog ho scritto persuasa che la poesia salva la vita.
Una parte di me ancora lo crede… Continuo a farci colazione con i poeti e un sussurro mi arriva sempre…ma, sebbene seguiti a nutrirmene come del latte, la poesia non mi salva più.
Anche se parla per me
Anche se non riesco a farne a meno

E’ proprio come recitano i versi di Adrienne Reich
“stanotte credo che nessuna poesia servirà”.
Stanotte e chissà per quanto nel mio tempo interiore.


Basterebbe forse limitarsi a cercare non più la salvezza, ma un po’ di bellezza e pace, e basta.
 Basta?






19 luglio 2012

in questo afoso pomeriggio estivo


Voglio dirtelo, in questo afoso pomeriggio estivo, che è il dolore a trasformare ogni cosa, quello che sempre aveva avuto un senso col dolore ne assume un altro o mille altri.
Plasma poco a poco, marchia a fuoco, il dolore, si insinua nei legami più stretti e, come una marea nera, inquina le cose.
Perché la dimensione del dolore fa vivere strani, qualcuno diventa sordo impietrito, qualcun altro assorbe tutto come una spugna e amplifica ogni cosa…Ma sembra non esserci scampo.
Non si può cercare un senso, perché a volte le cose hanno smesso di averlo un significato. Che forse…sicuramente torna, sotto altre forme. E alle nuove sembianze occorre abituarsi.
Tuttavia essere sopravvissuti, al contempo spaesati, lacera ed espone a continui ed estenuanti esercizi. Ne prendo atto, sapendo già che è necessario ed opportuno un cambiamento.

“ […] E’ all’atto del cambiamento che rinunciamo – se è possibile dirlo – all’investimento melanconico che non conosce la rassegnazione poiché non accetta la perdita e neanche impara a conviverci. […] “

Da: Manuela Fraire e Rossana Rossanda, La perdita, Bollati Boringhieri, 2008


Mi trovo esattamente in quell’investimento melanconico e quando qualcuno lo dice per me, sembra appagarmi…
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Soave come il pericolo attraversasti un giorno
con la tua mano impossibile la fragile mezzanotte
e la tua mano valeva la mia vita, e molte vite
e le tue labbra quasi mute dicevano cos’era il pensiero.
Passai una notte incollato a te come un albero di vita
perché eri soave come il pericolo
come il pericolo di vivere di nuovo.
[Leopoldo María Panero]

16 luglio 2012

Spot


Finalmente, ogni tanto, uno spot governativo fatto bene ed efficace:
quello della  campagna di sensibilizzazione sui disturbi alimentari.
Non ho ancora capito come mai questo argomento sia di competenza del Ministero per le Pari Opportunità e non di quello per la Salute, ma non fa niente…per una volta è stato realizzato qualcosa di buono e di centrato sul tema.
Mi verrebbe da aggiungere “altro che la campagna di Oliviero Toscani!”…ma lasciamo stare.

13 luglio 2012

piazze


"Sassari dedicherà una piazza a Monica Moretti, la giovane urologa trucidata il 22 giugno del 2002 da uno stalker, dopo mesi di persecuzioni: si era "invaghito" di lei durante un ricovero in ospedale. Grazie Sassari, da tutte le donne.
Che non sia solo un ricordo pietoso, ma un messaggio preciso."


9 luglio 2012

come i salmoni


Ho sempre pensato che i miei elementi naturali fossero la terra, innanzitutto, poi l’aria e il fuoco. Ma non l’acqua. Per anni, in passato, a causa di un trauma non potevo neanche avvicinarmi al mare senza che mi venisse la tachicardia. Poi, tanto amore mi ha guarita.

Ora, da qualche mese, sogno di essere un pesce che nuota nuota instancabilmente e sarà per questo che mi sveglio stanca…

Il salmone nuota e risale la corrente, arriva a percorrere più di 50 chilometri al giorno fino a trovare il fiume dove è nato.

 
Così, come un salmone vorrei essere, possedere il segreto della sua determinazione…
Tenere a mente che questo è il compito…nuotare senza stancarmi, risalire la corrente fino a ritrovare la casa dove il mio essere ha abitato.

7 luglio 2012

Celeri


E’ stato solo per motivi di lavoro, diversamente non credo ne sarei stata incuriosita, che sono entrata in contatto con ACAB (All Cops Are Bastards), il libro di Carlo Bonini sulla violenza e l’odio dei celerini.
Se mai tutto l’orrore che abbiamo intorno non dovesse bastarci, se proprio volessimo infierire sul nostro spirito abbacchiato e spesso vinto…possiamo ricorrere alla lettura di queste pagine che contengono anche brani tratti dalla chat del blog della Polizia di Stato.

Sempre sia reso rispetto al celerino onesto, come a qualunque altro lavoratore che non sia un boia nella camera a gas. Non sto a sentenziare sull’utilità e onestà della categoria, ma con Bonini soffermarmi su quella porzione che chiamano mela marcia e già questo mi mette male: mele marce perché? Forse per farci più schifo? A volte le mele marce continuano ad essere commestibili…

Nel libro di Bonini si può ritrovare quello spirito di gruppo e di appartenenza che ha spinto molti a tacere o mentire sulle violenze pilotate del G8 di Genova e di tante altre manifestazioni.
La macelleria di Bolzaneto e della Scuola Diaz.

All’interno della chat un collega prova a mettere in discussione l’operato delle forze dell’ordine a Genova, e pone delle domande ben precise, chiede se per quelle azioni i celerini onesti debbano vergognarsi ed esecrare le violenze.
“"I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?"
Una delle risposte:
“No. Per questa domanda, oltre a valere la risposta sopra, concedimi anche il beneficio del dubbio. Chi prenderebbe seriamente un tentativo di violenza a una capra malata? Il popolo antagonista non brilla certo per l'attaccamento all'igiene! Non credo a quello che, sicuramente in malafede, sostengono questi personaggi!”.
No, decisamente non fa bene questa lettura, come non fa bene la verità, nuda e cruda…si rimane sbigottiti e increduli e alla fine inevitabilmente schifati e inorriditi.

“[…] Quando alcune centinaia di ultras e di autonomi sono schierati a cinquanta metri da te, con spranghe, catene, bombe carta e coltelli, io ritengo opportuno fargli tanto schifo e paura che non devono pensare di poterci attaccare senza lasciarci le ossa! L’Italia non è uno stivale, è un anfibio di celerino.”
(Post nel blog Doppia Vela, 2007)

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Nel frattempo, con la classica tempestività italiana, arriva il 5 luglio la sentenza per le violenze alla scuola Diaz. Una sentenza che vede prescrivere l’accusa per lesioni (le immagini raccapriccianti dei giovani pestati non devono essere state abbastanza eloquenti); i colpevoli verranno interdetti dai pubblici uffici per 5 anni ma, dopo 11 anni dai fatti contestati, l’indulto e la prescrizione gli eviteranno il carcere.
I veri mandanti restano impuniti al loro posto e taluni ricoprono importanti cariche governative.

Mentre Amnesty International ha chiesto l’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale, la ministra Cancellieri si è mostrata dispiaciuta per aver perso “alcuni dei nostri uomini migliori”.

21 giugno 2012

segnaletica



 segnaletica di campagna e

segnaletica di città

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per mia sorella Teresa

15 giugno 2012

attualità



" [...] Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora,
ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica
e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi"

Enrico Berlinguer

9 giugno 2012

chiedere


[…] Domani è un altro giorno? Allineate
stanno le date sopra il calendario.
Chiedere al rosso del geranio, al giallo
del tulipano l’arte del rinascere.

Chiedere al vento, che trasporta semi,
la fiducia che crea altra vita.
Il vento ha ali magiche, invisibili
Come le penne dell’arcangelo.

[M. Luisa Spaziani, da: Poesie dalla mano sinistra, Archivi del ‘900, 2002]


…e io chiedo, sono diventata una mendicante se è per questo...

Chiedo ma al contempo mi sforzo di ritrovare – giacché non posso attenderla dall’alto – esattamente quella fiducia che crea altra vita.
Un esercizio che va ad aggiungersi agli altri, necessari, opportuni, doverosi…..

mammamia che fatica!



2 giugno 2012

...la Gatteria di maggio


Mentre io cerco di misurarmi, per forza di cose, con la nuova vita che ho dentro, la primavera qui intorno ha portato una carrellata di gattini. Senza che quasi mi riprendessi da un parto ne scoprivo subito un altro e poi un altro ancora. Le tre gatte hanno contemporaneamente deciso di cedere alle lusinghe di chissà quale avventuroso maschio dei dintorni, compresi quelli presenti qua.
 
Ed è per questo che ancora una volta penso che sì, tutto va avanti, tutto continua, qualcosa reclama la mia presenza fisica e mentale, qualcosa  richiama all’improvviso la mia attenzione…
”come se niente fosse successo” si ripete come un mantra la mia mente.

Quando le cose vanno avanti “nonostante tutto” bisognerebbe avere la forza di assecondarle, di avere rispetto per la strada che seguono, staccarsi da se stessi e guardare tutto come dall’esterno…Non concediamo il nostro rispetto ad una pianta che sceglie la sua direzione? In natura certe forzature non vanno a buon fine. Così dovremmo guardare a ciò che ci accade ogni giorno, non guardare i nostri passi a capo chino, ma camminare a testa alta, essere così ardimentosi da guardare in faccia la vita.

La speranza di oggi mi viene da una frase di Dacia Maraini, tratta dal libro La grande festa

"[...] I morti e i vivi si possono incontrare in un giardino, in un campo, in un cortile assolato ingentilito da piante in vaso[...]"



25 maggio 2012

un piccolo frangente


Il mio luogo di lavoro è (grazieaddio) decentrato rispetto alla città, ma qualche volta, per motivi di lavoro, devo recarmi al centro, e per questi spostamenti mi servo dell’autobus.
Ho sempre pensato che, anche chi è abituato a muoversi con la propria auto, dovrebbe provare ogni tanto a salire su un autobus.
Come sa bene chi è abituato invece ad usarlo, sull’autobus si incontra uno spaccato di umanità che quasi mai lascia indifferenti. Nei miei brevi spostamenti i passeggeri più frequenti, molti proprio pendolari tutti i giorni, sono pochi impiegati e molti contadini e contadine che raggiungono le rispettive campagne dell’agro intorno. Questi ultimi portano sempre delle buste piuttosto cariche e si conoscono tutti, perciò a volte partono delle discussioni con un volume di voce adatto più ad ampi spazi aperti che ad uno strettissimo autobus (a me, sta stretto).
Inutile dire che questo mi piace tantissimo, ascoltarli, spesso, è una piacevole distrazione ma oggi è stato diverso…
Il tragitto che seguo passa di fronte alla Caritas, o qualcosa di simile, un luogo preciso dove viene distribuito del cibo agli indigenti.
E ho visto sbalordita la fila ingrossarsi sempre di più, una moltitudine di persone che non ce la fa a fare la spesa alimentare. A comprare i beni di prima necessità. Fantasmi che mascherano in “due chiacchiere con amici” una dignità calpestata, visibile ai passeggeri di un autobus come a qualunque passante.
I pochi impiegati sull’autobus sostengono con sorrisi sarcastici che molti di loro non hanno realmente bisogno, ma noto compiaciuta che le contadine e i contadini non danno retta alle loro insinuazioni.
Io, come sempre, sono combattuta.
Se distolgo lo sguardo posso apparire indifferente e dare l’impressione così che loro per me sono invisibili. Se li guardo ho paura di non rispettare la volontà di chi penso vorrebbe passare inosservato. A chi devo dare retta?

Alla spontaneità, li guardo, perché devo sapere che esiste questo stato di cose, se il mio sguardo ha il potere di trasmettere i miei pensieri, sapranno che sono con loro, sono vicina, e mi dispiace, perché non è per niente giusto. Ecco…un piccolo frangente di una giornata qualunque, un piccolo frangente che fa rumore.

21 maggio 2012

...la curiosità...




è cosa buona e giusta


19 maggio 2012

...rieccola





a Brindisi, di fronte a una scuola,
la strategia della tensione

Sdegno sdegno sdegno