7 settembre 2010

certe poesie

Mi sono regalata recentemente l’ultima pubblicazione di Mariangela Gualtieri che è una poetessa che amo molto, e ho capito che per me una raccolta di poesie è così: ad una prima lettura, mai ordinata, mi accosto come se aspettassi, aprendo a caso, di trovare quei versi che mi folgoreranno. Ad una prima lettura, c’è sempre, dentro una raccolta, quella che sembrerà rappresentare LA poesia. Ma a rileggere…a rileggere soprattutto in momenti diversi, i versi lanciano frecce, scuotono, fanno stare imbambolati a pensare…Quelle parole scelte e così sapientemente combinate è proprio a me che parlano. Può succedere anche con la prosa, certo, ma a me accade in special modo con la poesia e con certe poesie che sono per sempre.


In questi giorni che necessito di speranza, soprattutto della capacità di trasmetterla, mi è venuta in soccorso questa poesia.

E la lettura di questi versi, l’obbedienza del regno, ha regolato meglio il mio respiro.


Cadono comandate

le pigne. Sopra tutto si gingilla

il tempo.

Cadono le aghe dei pini quando è ora.

C’è obbedienza nel regno.

Uova schiudono piccole piume

ordinatamente il bruco

penetra nel’invitante polpa.

Circola un bene

spintona o trattiene

un volo alto sostiene

anche noi siamo parte.

[da: Mariangela Gualtieri, Bestia di gioia, Einaudi, c2010]


Forse la poesia non salva la vita, però sicuramente la sostiene

31 agosto 2010

augurarsi

Qualche giorno fa, durante una chiacchierata sui tempi che corrono, un amico mi ha chiesto a bruciapelo

“Tu cosa ti auguri?”

…Lui era molto abbattuto, io molto stanca.

Avrei voluto una domanda di riserva perché ad augurarsi qualcosa si finisce col sentirsi sfacciati …

A voler esprimere auspici, amico mio, io mi auguro proprio le cose terra terra, quelle banali…Anche se quello che ti auguri, in genere, cambia come il vento in quest’isola di vento.


Con tutta me stessa mi auguro sempre, per esempio, che ci sia il senso del perdono, tra chi decide le sorti del pianeta, come tra chi si scambia errori e mancanze umane. Poiché tutti, davvero, abbiamo i nostri alibi e le nostre ragioni…

Mi auguro che le distanze si colmino, che si tenda al ricongiungimento e sempre meno alla separazione. Mi auguro che quando arriva il Generale inverno tutti abbiano un tetto sulla testa e qualcosa di caldo da mandare giù e, già che ci siamo, anche qualcuno da abbracciare per scacciare il freddo di dentro. Pure se un abbraccio a volte è più difficile da ricevere di un piatto di pasta.

Mi auguro che si arrivi a poter curare tutte le malattie, in tutte le parti del mondo. Non voglio dimenticare che in troppi paesi si muore ancora di malaria e di fame, che sono malattie curabilissime in questa parte sprecona del mondo. Non so cosa augurare a tutti quelli che sono responsabili dei mancati finanziamenti alla Ricerca, oggi la mia rabbia va a loro, ma ad augurare cose brutte non ci sono buona.


Che se cado ci sia sempre qualcuno che mi aiuti a rialzarmi. Non sono cose che si danno per scontate, queste. Allo stesso modo mi auguro di non ignorare mai una richiesta di aiuto, di non distrarmi mai così tanto.

Auguro alla mia vita di conoscere una stabilità, perché sono troppo stufa.

Mi auguro che la parola odio sparisca dal linguaggio così che neanche la mente ne tenga traccia. Mentre vorrei che l’affetto e la cura diventassero istintivi. Come qualcosa che per forza va così e non può andare in nessun altro modo.


Ci sono piccole e grandi cose che possiamo augurarci e questi che ho detto sono certo gli auguri di tutti. Meglio così.

Voglio pensare che augurarsi qualcosa sia già tendere verso il suo compimento.

22 agosto 2010

...vicina e partecipe...



a Marina e Francesca

18 agosto 2010

ricci

Ho sempre saputo che il riccio è un animale crepuscolare e notturno, invece dall’inizio dell’estate ne ho già trovati 3 e gli ultimi 2 al mattino. Un po’ scossi dall’abbaiare dei cani ma apparentemente a loro agio. I cani non si mostravano ostili, solo la piccola Didì un po’ incuriosita. Per sicurezza, ogni volta, li riparavo in giardino dove i cani non hanno accesso.

Li salvavo ma poi stavo in ansia…Le femmine, che in genere partoriscono nel periodo estivo, mandano via i maschi (forse per procacciare il cibo)…io avevo paura di aver imprigionato il maschio e che magari la femmina stava lì con i piccolini ad aspettarne il ritorno.

Ma a volte vai a vedere la qualità delle informazioni che andiamo raccogliendo…Mi documentavo, leggevo notizie sempre diverse, da libro a libro, da un sito ad un altro, chi sosteneva che il riccio non scava e non si arrampica e chi affermava il contrario. Ho letto da qualche parte che sono attratti dalle crocchette per i cani e che ne sono ghiotti, e questo penso sia il motivo per cui si avvicinano così tanto alla casa. Ma soprattutto ho scoperto che talvolta si arrampicano eccome! Un vecchio contadino mi ha raccontato di averlo visto coi suoi occhi non solo salire sull’albero di mele ma prendere i frutti con gli aculei!!! :-))))

Cosa darei per vedere una scena del genere!

Notizia molto rassicurante, non ho separato nessuna famiglia ma anzi, d’ora in poi sogno caldi (e spinosi) ricongiungimenti.

Se non fossi stata così ignorante mi sarei risparmiata pensieri d’ansia per i ricci in giardino!

bellissimo quel musetto che mentre facevo la foto si muoveva ad annusare le crocchette!

13 agosto 2010

mese antipatico

Agosto non mi è mai piaciuto particolarmente. Quando poi ho capito che non sarebbero tornati i lunghi campeggi di vita selvaggia, ho cominciato a patirlo.

L’estate mi piace, ma questo mese di sospensione, dove tutto sembra fermarsi, tranne le invasioni barbariche, questo mese in cui se ti si rompe qualcosa puoi vedere arrivare la tua disperazione al culmine della sua potenza, mi è nemico.

Tutto chiuso. Tutti in ferie. Tutti fuori.

Esodo e controesodo tuonano implacabili da radio e tv come ogni estate.

Ovunque, nelle strade deserte della città, il minaccioso cartellino che indica la chiusura da…a…

Per chi è affetto da sindrome di continuità (esisterà di sicuro) è un bel dramma.

Chi resta…a casa, in città, in campagna, in collina, al mare…chi resta dove sta tutto il resto dell’anno deve quasi abituarsi a non esistere, e si sente più solo della particella di sodio di quell’acqua lì. Chi resta deve organizzarsi come se ugualmente dovesse partire….Non si sa mai…

I forzati del lavoro lavorano.

E gli sbarchi sulle coste ci sono lo stesso, anche sotto cieli di stelle cadenti che ascoltano desideri impossibili. Continuano le violenze ai danni delle donne e continuano (o aumentano a dismisura in questo mese?) gli idioti alla guida che pensano di vivere dentro un video-game.

Agosto per me è nemico. Lui lo sa e me l’ha sempre fatta pagare. Ci siamo reciprocamente antipatici. Per tentare di trovare la nota positiva in ogni cosa mi dico che, come di un boccone da ingoiare per forza, ne ho già mandato giù la metà!


[…] Ma la giornata mi aveva già chiamato. E cosa faccio,

vado? Smanioso azzurro che vuole essere

occupato. Ma a occupare il giorno

non abbastanza voluminosa sono,

alla piccola sera mi dispongo

a un più modesto compito.

Però, le baldanzose nuvole che avanzano!


[da Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte, Einaudi, c2006]

6 agosto 2010

certe case

Di ritorno da un giro lungo la costa occidentale della mia isola, ho voluto fare tappa a Ghilarza per visitare la casa di Antonio Gramsci.

Certe case ti restano dentro come chi le ha abitate, e a volte ti raccontano più delle persone stesse…


E’ una casetta piccola e umile, sebbene per l’epoca la casa di persone benestanti.

A fare da guida, un giovane studente molto ben documentato, entusiasta e disponibilissimo.


Si rimane incantati ad osservare la lucidità intellettuale con cui Gramsci, da recluso, redigeva anche solo le bozze del piano della sua opera, da quella grafia ordinata e chiara, oltre che ovviamente dalla sua integrità e coerenza. Nel cortile, è stato possibile reimpiantare la stessa vegetazione, negli stessi identici punti, grazie alle dettagliatissime descrizioni che Gramsci ha lasciato.


Durante la visita guidata ero emozionata e incuriosita, rivolgevo domande alla guida e mi soffermavo su ogni dettaglio. Poi…quando sono andata via, è calato un silenzio sordo dentro di me.

Gramsci avrebbe finito la sua pena il 21 aprile del 1937 ma non conobbe neanche un giorno di libertà, patì in una clinica per 6 giorni fino alla morte. Era molto malato, si sa…però non ho potuto fare a meno di angustiarmi e fissarmi sul fatto che non abbia potuto conoscere un solo giorno di libertà, niente.

Il 27 aprile la sua famiglia attende il suo rientro in Sardegna e quella stessa sera Gramsci muore.

Il ragazzo che faceva da guida ci ha detto che su 40 visitatori, quel giorno, noi eravamo stati gli unici italiani.



26 luglio 2010

sorrisi

alcuni sorrisi di... buona estate!

sorrisi sulla sabbia...ai passanti accaldati


sorriso di gazanie

19 luglio 2010

14 luglio 2010

le sere d'estate

L’estate, si sa, è fatta per divertirsi, per le cose frivole e leggere, mentre per tutto il resto dell’anno possiamo incupirci quanto basta.


Vivo l’estate come l’ennesima dimostrazione del mio disadattamento, c’è poco da fare.

“Eh ma l’estate è fatta per vivere!”

E perché, prima e dopo si può morire?

“Se non esci d’estate, la sera che è bellissima, quando esci?”

E ma io non mi reggo in piedi…sono un po’ debole….e, davvero, come diceva Albanese, scusa…veramente scusa!

Un altro po’ e devo sentirmi in colpa perché non parto, perché non “vivo la notte”, persino perché non amo il gelato! E poi? Per fortuna mi piace il mare se no sarei finita.

Disadattata, sì, ma amante della poesia, e che poesia potrà mai esserci in una piazza o in un locale affollati di sconosciuti vocianti?

Le sere d’estate sono bellissime, è vero. Ma nella propria dimensione, a ciascuno la sua. Sapessi, giudicante, quanto sono belle e magiche le sere d’estate in campagna!

Sono antipatica, lo so, come tutti i disadattati.


Mia mamma, che ha 86 anni, è andata a sentire un concerto all’aperto e mi ha riportato questa impressione

“ad ascoltare la musica e guardare le stelle…ti sembrava di essere lì, con loro!”

Non è poetica?

9 luglio 2010

mejo...sto bene da solo



Il bar della rabbia


Quanno un giudice punta er dito contro un
povero fesso nella mano strigne artre tre dita
che indicano se stesso.
A me arzà un dito pe esse diverso
me fa più fatica che spostà tutto l’Universo.
So na montagna... se Maometto nun viene...
mejo... sto bene da solo, er proverbio era
sbajato. So l’odore de tappo der vino che
hanno rimannato ndietro so i calli sulle
ginocchia di chi ha pregato tanto e nun ha mai
avuto e ce vo fegato... ahia...
So come er vento... vado ndo me va...
vado ndo me va ma sto sempre qua.

E brindo a chi è come me ar bar della rabbia e
più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.

So er giro a voto dell’anello cascato ar dito
della sposa che poi l’ha raccorto e me l’ha
tirato e io je ho detto: mejo... sto bene da
solo... Senza mogli e senza buoi
e se me libero pure dei paesi tuoi sto a
cavallo... e se me gira faccio fori pure er
cavallo tanto vado a vino mica a cavallo.

So er buco nero der dente cascato ar soriso
dela fortuna e la cosa più sfortunata e
pericolosa che mè capitata nella vita è la
vita, che una vorta che nasci, giri... conosci...
intrallazzi... ma dalla vita vivo nunne esci...
uno solo ce l’ha fatta... ma era raccomannato...
Io invece nun c’ho nessuno che me spigne
mejo...n se sa mai... visti i tempi!

Ma se rinasco me vojo reincarnà in me stesso
co la promessa de famme fa più sesso
e prego lo spirito santo der vino dannata
di mettermi a venne i fiori pe la strada
che vojo regalà na rosa a tutte le donne che
nun me lhanno data come a dì: tiè che na so
fa na serenata!
E brindo a chi è come me
ar bar della rabbia o della Arabia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.

Ma mò che viene sera e cè il tramonto
io nun me guardo ndietro... guardo er vento.
Quattro ragazzini hanno fatto n’astronave con
npò de spazzatura vicino ai secchioni, sotto
le mura dove dietro nun se vede e cè n’aria
scura scura.
Ma guarda te co quanta cura
se fanno la fantasia de st’avventura
Me mozzico le labbra
me cullo che me tremano le gambe de paura
poi me fermo e penso:
però che bella sta bella fregatura...

E brindo a chi è come me ar bar della rabbia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.


* il testo è preso da internet


2 luglio 2010

attrazione celeste

Qualche volta rileggere un libro finisce per essere un modo per ripercorrersi, per ritrovare le emozioni e i pensieri di quelli che eravamo, che siamo stati…Mi sento sempre indietro con i titoli che si impilano sui tavoli, un po’ perché come diceva Massimo Troisi “loro sono tanti a scrivere e io sono solo a leggere”, e un po’ perché mi lascio tentare dalle riletture.

Quest’anno ho riletto alcuni libri di Erri De Luca che, ci ho fatto caso solo ora, credo abbia sempre scritto libri sottili, mai un volumone.

E credo che questo non sia un caso.

E’ uno scrittore che seguo, mi piace il suo stile asciutto e poetico e spesso tenero. Narratore e poeta.

M piace che, studiando l’ebraico antico, faccia colazione con le Sacre scritture. Mi piace persino il suo viso scavato e le sue mani nodose che albero me lo fanno sembrare. Quest’idea mi sono costruita da molto tempo di lui. Un albero.

Poi, per una bellissima coincidenza, lo scorso aprile sono andata ad un incontro con lui nel giorno della festa del libro, un incontro dal titolo La forza delle parole…Tra le tante cose ha raccontato un episodio della Bibbia in cui il Titolare (così chiama Gesù) compie uno dei suoi miracoli ridando la vista ad un cieco. Il cieco come prima cosa vede gli uomini ed esclama “chissà che mi credevo…tanti alberi che camminano…”.

Credo che la scrittura di Erri De Luca vada all’essenza delle cose, con la semplicità e l’umiltà di chi si veste di silenzi solitari. Nel suo primo romanzo, Non ora non qui, racconta della sua infanzia e anche della sua balbuzie, e questo difetto patito penso gli abbia insegnato a ponderare, ad usare e non abusare le parole. Oltre che per esserne stato nauseato, come tutti forse.

Ci sono anche i silenzi nelle sue pagine, a me pare di sentirli.

L’estate scorsa l’ho visto in TV, in una tendopoli nell’Abruzzo martoriato, conversare intorno ad un verso di Marina Cvetaeva

Oltre l'attrazione terrestre esiste l'attrazione celeste

l’ho sentito spiegarla questa forza contraria a quella di gravità, quella che viene dal basso e si leva verso l’alto. La forza degli alberi, delle preghiere, delle montagne, delle maree…

Io ho anche pensato chissà perché la felicità tende verso l’alto e la tristezza verso il basso…

Se fossimo capaci di impararla questa forza che innalza!

Potremmo noi stessi elevarci al di sopra della nostra misera condizione, che ci fa vedere i limiti e quasi mai gli orizzonti estesi…

22 giugno 2010

come quando

Tania e Zac in giardino


come quando il pensiero di una persona cara si
accomoda sul nostro cuore e noi ne siamo contenti







17 giugno 2010

le cose che sono di tutti

Oggi ho visto una biblioteca arrabbiata. Sembra incredibile, ma è successo.

Chi frequenta una biblioteca di pubblica lettura, sa che forse è l’unico posto aperto a tutti e dove tutto è gratuito (a parte le fotocopie che si pagano per via delle leggi sul copyright)… In un posto così straordinariamente democratico ci si dovrebbe disporre con animo grato e rispettoso. Questo penso. Di cosa puoi lamentarti o cosa puoi reclamare se, i diritti previsti, sono garantiti a tutti indistintamente?


Penso sia per questa incomprensione che la biblioteca fosse arrabbiata, oggi.


Ho visto bambini entrare, salutare e muoversi comodamente come a casa, rispettando regole e disposizioni e sdraiarsi su di una fortuna. Ma ho visto visitatori adulti che entrano, non salutano e rivolgono domande a raffica ad alta voce, come se si trovassero in un qualunque centro commerciale. Con la stessa posa con cui guardano con sdegno i capi di abbigliamento eventualmente proposti dalla commessa, allo stesso modo elencano una lista di libri in classifica, possibilmente quelli di cui “ha parlato la televisione”. Se il libro in questione non è al momento disponibile, vogliono sapere quando rientra dal prestito e quante prenotazioni ci sono, con un tono ansiogeno che sembra imputare la colpa della momentanea assenza del libro alla bibliotecaria. Le piccole perle editoriali, di cui non ha parlato la televisione, giacciono lì indegne di attenzione…Certi individui sono così, persino di fronte ad un servizio gratuito si pongono come se volessero garantirsi il monopolio dell’oggetto del desiderio.

Mi è sembrato di vedere proprio i libri stessi immusoniti e offesi! Mh!


Ho visto la biblioteca arrabbiata con quelli che la vedono come lo specchio della società là fuori, precisamente laddove persiste il malaffare e la corruzione e i privilegi per pochi. Che non si rispetti la cosa pubblica fa incazzare, che non ci si sappia rapportare a ciò che è gratuito fa interrogare. Penso che la pacifica convivenza civile passi anche da queste cose. E la maniera di porsi rispetto alla cosa pubblica ci qualifichi come cittadini.


Ecco, l’ho proprio vista arrabbiata con quelli che non ringraziano, che non rispettano le cose che sono di tutti, con quelli che PRETENDONO e vanno lì austeri a reclamare diritti che altrove, silenti, lasciano calpestare.

Sembra triste e pure un po’ strano ma davvero anche le biblioteche si incazzano!

9 giugno 2010

le attenzioni

La cagnetta Didì è l’animale più felice che io abbia mai incontrato (e ne ho incontrati tanti)…

In ogni momento della giornata la sua felicità è incontenibile, tanto che quando la vedo finalmente tranquilla, pacatamente distesa, non posso arrischiarmi a rivolgerle la parola (o anche solo a parlare tra me e me) perché subito salta su sprizzante di felicità e vogliosa di giochi e carezze. Come se tenesse a memoria l’abbandono subìto e non si capacitasse del diritto all’amore.

Succede a chi è stato abbandonato.

Tutta la felicità del mondo contenuta in questo esserino che ogni giorno svolge il suo compito: ricordarmi che la felicità esiste.

Certe volte mi chiedo se questo suo manifestarsi non riveli un bisogno smisurato di attenzione e, quando penso questo, il cuore si fa una monetina…

Tralascio volutamente il senso che, nel nostro tempo, ha assunto la richiesta di attenzione: tutto sembra essere finalizzato ad ottenerne il più possibile e da tutto il mondo. Non è dell’attenzione legata all’apparire che voglio parlare, ma di quel bisogno molto intimo e profondo che alberga dentro di noi. Quel richiamo di Didì.

Le attenzioni…quando sono troppe ci soffocano, ma forse da chi le vorremmo davvero non risultano mai troppe. Chissà in quanti gesti quotidiani risiede il nostro bisogno di attenzione!

Dovrebbero essere come l’aria fresca nelle sere d’estate, le attenzioni, non come l’afa che assale annientando ogni difesa. A me è capitato di eccedere in attenzioni e capirlo non è stata una bella cosa, ma ho vissuto anche il contrario e pure questo troppo da ricevere può far male.

Che sia bisogno sconfinato d’amore, o che sia colpa di grossi problemi relazionali…certo è che se nasci “troppo”, un po’ d’ingombro lo diventi per forza. Allora io non resisto a dare alla piccola Didì le attenzioni che richiede, perché il suo bisogno mi offre uno specchio.

Abbiamo tutti bisogno di attenzioni?



4 giugno 2010

pensieri per Angela

Oggi Angela avrebbe festeggiato il suo compleanno…

Col mio piccolo modo di affrontare le nostalgie, ho piantato una rosa per lei.

E’ sicuro: chi ha conosciuto Angela, chi ha incrociato il suo cammino anche solo in questo pianeta virtuale, dal pensiero di lei rimane pervaso.

Quando si muore a causa di una malattia, si sente spesso la frase “ha smesso di soffrire”. Ed è pure vero, però nel mio egoismo non riesco ad accettare questa conclusione rassegnata. Ho perduto due nipotini che non sono riusciti ad arrivare oltre i 3 anni di vita in seguito ad una misteriosa malattia, e anche in quelle occasioni la ragionevole conclusione si è ripetuta.

Ha smesso di soffrire ed è sacrosanto diritto e nessuno dovrebbe essere portato a morire con dolore. Il dolore stesso non dovrebbe avere ragione d’essere! Ma il dolore c’è e lo vediamo, lo sentiamo, lo respiriamo in molti frangenti, a voler attivare i sensi. Quando una persona muore però è una perdita lacerante. Angela sta altrove scrive James, ed è così. Angela esiste ribadiscono gli amici blogger. Ed è così, esiste in tutte le sue bellissime parole che ha regalato, la sua meravigliosa intelligenza, la sua forza, che è quella bella forza delle donne che lei amava. E la sua testimonianza di lotta e il suo amore profondissimo. Esiste in chi ha incrociato il suo sentiero.

E manca moltissimo, perché non torneranno parole sue nuove.

Quanto amore!

Angela amava i miei colori, mi aveva scritto che avrebbe voluto ricoprirci la casa dei miei disegni…Lo diceva perché era una persona generosa che amava la vita in tutti i suoi colori.

Nel suo percorso di ricerca continua mi sono riconosciuta da subito, dal suo concetto di “nomadismo del cuore” sono rimasta incantata e ho pianto per quella consapevolezza che si portava addosso: essere cresciuta e aver fatto il minor male possibile.

Quello che ci innamora è forse proprio quello che ci serve, e di Angela mi ha sempre avvinta l’insegnamento ad uscire da sé, dal proprio piccolo orticello, e volgere lo sguardo al cosmo, alla dolorosa meraviglia del creato. Lei lo faceva. E nella sua instancabile ricerca aveva trovato il senso anche a quello che io non sono brava ad accettare, perché una giovane madre deve poter vedere crescere le proprie figlie accanto ad un amore innamorato. Perché il suo compito non è finito, per questo diciamo tutti che Angela esiste. Ma il dolore fa sragionare e per questo, Angela, mi scuserai se sono così arrabbiata, se non capisco quale disegno possa mai esserci nella morte dei giusti e degli innocenti e nella sopravvivenza degli sciacalli e dei prepotenti.

Ho amato molto e continuo a farlo il tuo amore infinito e concreto per la vita, vita vera mai privata di senso.

E a volte penso davvero, per dirla con la Merini, che Dio aveva paura di essere superato in amore.

Così oggi raccolgo i mie pensieri per te e li metto qui…



i puntini sulle i

[Èdouard Manet, Ritratto di Èmile Zola, 1868]

[…] Ci sono persone che non vedono di buon occhio l’inclinazione dei lettori a scrivere.

“Ci sono più scrittori che lettori”. E’ la loro frase preferita.

Non dategli retta pena la vostra dannazione. Quando sentite questa rutilante battuta e pensate che sia rivolta contro di voi, vuol dire che siete consapevoli e critici. E’ vero, è proprio rivolta contro di voi. Non fate nulla, non battete ciglio. Sedete metaforicamente sulla riva del fiume. Dato che ormai ci sono rimaste più metafore che fiumi sulla terra, la cosa non dovrebbe risultare difficile. Prima o poi vedrete galleggiare un manoscritto dell’autore di questa stroncatura preventiva. […]


Da: Salvatore Pinna: Tutti i puntini sulle i : breviario per i lettori borderline, CUEC, c2007


1 giugno 2010

io boicotto

Ieri sono andata a votare per le amministrative, turandomi il naso per l’ennesima volta. Lo si fa per senso civico, perché si crede nella partecipazione attiva, perché si spera di contribuire ad un cambiamento...
Da bravi soldatini assolviamo al nostro dovere/diritto con sempre minor convinzione e partecipazione. Mentre tornavo a casa meditando sull’utilità di un voto dato così, arriva come un fulmine la notizia dell’attacco israeliano alla nave della pace che intendeva rompere il blocco navale di Gaza.

Mi sento furiosa, inorridita, ancora incredula di fronte alla prepotenza di Netanyahu che si dispiace per le perdite umane ma ribadisce l’appoggio ai suoi militari.

Quello che ne deriva è una crisi diplomatica tra Israele e Turchia ma…niente di più.

Dei palestinesi, di un popolo ridotto alla fame in una striscia di terra occupata, dove un qualunque civile israeliano può condurre in arresto un qualunque civile palestinese senza ragioni e senza prove, sono rimasti ad occuparsene solo gli osservatori internazionali, e anche loro talvolta fanno fatica a testimoniare ….

Mi sento solidale con i pacifisti che non hanno accettato l’espulsione ma si sono fatti trarre in arresto. Un coraggio che chiama e urla la richiesta di attenzione. Mi sento solidale con quel gesto politico coraggioso.

Israele dimostra ancora una volta con l’usuale prepotenza, di ignorare qualunque accordo e di disprezzare la pace! E il mondo lascia fare.

Io boicotto Israele, perché credo in questa forma di lotta e di dissenso attivo e consapevole. Perché il mio gesto è la classica goccia nell’oceano, lo so, non risolvo nulla ma il mio piccolo contributo è importante per dire: io NON AIUTO LA TUA ECONOMIA

22 maggio 2010

quanto costa

Mentre i quotidiani in questi giorni si rimpallano le più svariate ipotesi sulla possibile buonuscita di Santoro dalla Rai, torno a chiedermi con prepotenza QUANTO COSTA il lavoro in Italia.

Quanto costa, in termini di sopravvivenza e di dignità, a chi non ce l’ha uno straccio di lavoro.

Quanto costa a chi al lavoro si reca tutti i santi giorni della sua vita, magari obbligato da un contratto a termine a rigare dritto più degli altri.

Quanto costa, questo lo so bene sulla mia pelle, andare al lavoro, spenderci anima e passione e vedere trascorrere i mesi senza uno stipendio regolare. Sì, 4-5-6 mesi di apnea…

E il prezzo delle morti sul lavoro? chi lo deve pagare?


C’è chi non segue le nuove forme di lotta, magari perché non vuole rassegnarsi a questo linguaggio imposto, dove ogni dramma diventa un’isola, e dopo quella dei famosi e quella dei cassintegrati, avremo l'isola dei precari? Quella dei disoccupati? Degli insegnanti e dei sottopagati in genere?

Se non si adottano i nuovi contenitori le cose smettono di esistere, o di interessare e coinvolgere.

Il costo che ha pagato Mariarca Terracciano dissanguandosi un pochino ogni giorno lo abbiamo visto. Anche se, l’ennesimo omicidio, è caduto nella indifferenza pressoché totale.

Non è omicidio forse?

L’indomani scuotevamo la testa, indignati ma non abbastanza inorriditi.

Questa notizia ha scavato un solco profondo in me, mi ha fatto male male.

L’ennesimo omicidio impunito, sì. Perché i colpevoli da perseguire, perseguitare, e qualche volta far crepare in galera, sono altri…


Fa doppiamente male quando una tragedia così si consuma in un clima forse tra i più schifosi della storia del nostro Paese. Tra corruttori di palazzo e burattini al servizio del potere e cricca e casta dediti a ruberie varie. Tutti ad agire indisturbati…

Quanto costa il lavoro casomai può venircelo a dire l’onorevole Lucio Stanca, del PdL, che alla Camera ha disertato 98 votazioni su 100.

Nessuna ironia sul cognome mi aiuta a mandar giù questa spudoratezza squisitamente italica.

17 maggio 2010

Lampione

Lampione ama attraversare le strisce pedonali.

Tutti abbiamo dei tic, delle manie, lui ha questa. Così capita spesso, ai semafori, negli incroci importanti, di vederlo passare su quelle strisce come se ogni volta fosse una prova da superare, una conquista da portare a casa alla fine della giornata. Lampione lo chiamano, per via della figura alta e snella che a me fa pensare tanto a una betulla. Lui e il suo sacchetto di plastica che chissà cosa contiene. Niente di pesante, si capisce, magari le chiavi di casa, un fazzoletto di stoffa, stirato e piegato….Leggero lui, leggero il sacchetto. Inseparabili e indistinguibili, lui e la sua busta, di quelle che fanno un rumore fastidioso appena le sfiori.

Io lo incontro soprattutto in un tratto di strada orribile che sono costretta a percorrere per andare al lavoro. Strade larghe di insegne e cartelloni da zona industriale. Strade dove si trova il concentrato dell’aggressività umana. Dove tutti si sentono autorizzati a sopraffare e ingiuriare e scaricare la propria dose di rabbia, prima di rinchiudersi ciascuno nei propri mestieri. Quando lo incontro lì, Lampione, mi pare che svolga un ruolo fondamentale, quello di riportare gli animi alla ragionevolezza. Lui attraversa quasi assorto, sicuro del diritto garantito da quelle strisce.

Lì si sente al sicuro, le strisce sono ordine e regola. Attraversa e torna indietro, sulle stesse strisce, passa e ringrazia, fa un cenno col capo e sorride agli automobilisti costretti alla sosta. Sembra costringerli al respiro profondo, quello che ti libera dall’ansia.

Poi prosegue per chissà dove.


Pian piano le nuove leggi urbanistiche, nel rispetto delle norme per il risparmio energetico e per la qualità dell’ambiente, rendono i semafori un ricordo, le rotatorie ormai li stanno soppiantando un po’ ovunque. Ma le strisce, mi dico rassicurata, resteranno.

Lampione avrà sempre le sue parallele bianche di conferma.

13 maggio 2010

insopportabile

Insopportabile.

Come ogni ingiustizia

Come ogni insabbiamento e archiviazione.

Come ogni sopruso.

Non abituiamoci mai a questa normalità


dal blog di Ornella



9 maggio 2010

stare

E’ così che sto

Mi sporco le mani con la terra per radicarmi

Per non dimenticarmi, per tenermi conto

Ci si deve sentire! Come piccola parte di un tutto

Presenti senza fatica

Fiduciosi senza impazienza

A scambiarci la vita per quello che dà

E a ciascuno la sua parte.



3 maggio 2010

200

Per il post numero 200 di questo blog, ho scelto delle foto che ritraggono ciò che ultimamente rallegra il mio spirito
Pioggia di zagara
(peccato non si possa trasmetterne l’odore, ma secondo me i giapponesi ci stanno già pensando)

Il melo grande

La speranza


Zac e Tania


Dopo che il gatto Abel se n’è andato così, senza neanche salutare, ho adottato questi due gattini


Confidenza