25 novembre 2009

sabbia mobile

Ringrazio sempre, intimamente o apertamente, chi mi commuove.

La commozione mi piace, fa bene, perché aiuta a stare a contatto col proprio essere…

Kseniya Simonova è una giovane artista ucraina (24 anni) che racconta le sue storie con la tecnica del Sand Painting.

Kseniya mi commuove sempre, la sua arte che è talento, sensibilità, memoria fa fiorire commozione e meraviglia.

La tecnica è questa: lavora con un grande tavolo luminoso sul quale riversa una certa quantità di sabbia che diventa il foglio, la tela sulla quale le sue abili dita si muovono e dipingono storie.

In questo lavoro, particolarmente toccante, racconta l’invasione della sua terra da parte della Germania durante la Seconda guerra mondiale.



20 novembre 2009

quiete


[disegno per Tiziana ©Arnicamontana]

Da piccola mi piaceva ascoltare i rumori di una casa affollata. Il silenzio era solo per la notte, il giorno recava con sé suoni di ogni genere e voci, diverse, che avevano umori distanti.

La casa che mi ha vista crescere offre spietata i miei cambiamenti, spinge i ricordi e mi abbraccia.

Quando mi ammalavo mia mamma mi portava la spremuta e un numero di Diabolik, mi sentivo così viziata per quei due semplici gesti! Rannicchiata sotto le coperte ascoltavo le voci attutite e mi piaceva seguire quel filo di normalità dal quale ero esclusa. Ma la cosa più bella era ascoltare il sonno delle persone amate, il tranquillo riposo di tutto ciò che mi rassicurava e mi faceva sentire al riparo.


Adesso, a distanza di anni, mi ritrovo ad ascoltare il silenzio della campagna, che di notte è davvero speciale. Niente respiri e voci all'interno, ma il riparo che mi sono costruita mi piace allo stesso modo e del mio amore mi veste.


Alla fine credo che qualunque sia il percorso, appena possiamo, arriviamo alla dimensione che più ci somiglia.


(Arnica dopo una notte insonne)


17 novembre 2009

Sprechi

Mentre in questi giorni si svolge a Roma il vertice della FAO sulla sicurezza alimentare, mi piace ricordare la storia di Tristam Stuart, un giovane ricercatore inglese che all’età di 15 anni decide di allevare una scrofa (!). Nell’intento di risparmiare sui mangimi per nutrirla inizia a recuperare gli scarti delle mense scolastiche o dei negozi del paese. Se ogni esperienza ha qualcosa da insegnarci, Tristam Stuart impara dalla sua quanto spreco c’è nel mondo, così inizia a mangiare scarti gratuiti, alimenti ancora perfettamente commestibili ma scartati. Comincia ad estendere la sua ricerca per molti anni in tutto il mondo, intervista allevatori e responsabili di grandi industrie, comuni cittadini con idee innovative…vuole testimoniare quanto della catena alimentare viene sprecato. In questo mondo che vive ancora e sempre il dramma della fame e della povertà estreme. Questo mondo povero e sciupone.

E’ recentemente uscito un libro in cui racconta la sua esperienza, la sua militanza nel freeganismo… [Tristam Stuart, Sprechi, Bruno Mondadori, 2009]


“[...]mangiare gli scarti non è una soluzione, è stata per me una provocazione, una forma di protesta: una maniera per dimostrare che quel cibo non dovrebbe essere buttato via[...]”.


…e l’uomo è ciò che mangia, o ciò che spreca?

I 17mila bambini che muoiono al giorno pesano su tutti, pesano in special modo sui paesi ricchi che hanno la faccia tosta di piangere la crisi. Pesano sulle parole di scandalo lanciate dal papa dal suo palazzo d’oro. Può esserci crisi peggiore della morte per fame?

il mio albero preferito

oggi
il mio albero preferito compie 86 anni
e io urlo al mondo i miei auguri per lei :-))))

11 novembre 2009

Tentare la vita

[Edgar Degas, L'Absinthe, 1876]


Carmela è una donna piccina, sulle spalle ricurve puoi vederci il peso non tanto degli anni ma delle umiliazioni e delle rinunce, il peso dell’indifferenza e del disamore…Eppure Carmela ha un sorriso per tutti, ricchi e poveri, grandi e piccini…Ha un sorriso che sa di colpa per una vita stramba che le si è incollata addosso come quel vizio assurdo. La vedo tutti i giorni, tra la schiera dei disperati cercatori di fortuna, no Carmela…il tuo sguardo non può stravolgersi così e diventare untuttuno con la videata di quelle macchinette succhia soldi. Il tuo sguardo è dalla bellezza che dovrebbe essere rapito…Ha convinto anche i nipoti a tentar la fortuna, ché se no se le scordano le comodità che hanno tutti gli altri. Gioca di nascosto Carmela, l’ho sentita bisbigliare l’altro giorno al suo vicino di videogioco che “se me lo sa mio maritoooo…..”.


Carmela girati, guardami…oggi voglio dirti di più, oggi ricambiare convenevoli non mi basta, oggi vorrei stringerti, coglierti di sorpresa con un sorriso inatteso e portarti via da quella tentazione che ti ha preso la testa, vorrei dirtelo che ti stanno fregando un’altra volta, che questo Stato si rende complice ipocrita della tua malattia e di quella di tutti i disperati che non ce l’hanno fatta a misurarsi con l’ambizione di giorni migliori. Le dipendenze si possono curare Carmela, dicono così anche se io non posso promettertelo. Però la sento la tua vergogna, la tua colpa, e la tua smania.

Ma cosa posso io? Mi sento inutile di fronte al messaggio martellante che si può migliorare la propria vita senza doversi conquistare assolutamente nulla, senza studiare, fare progetti, sputare sangue per perseguirli…di fronte a questo modello di futuro posso solo opporre il mio disgusto, e basta.


Cosa posso io di fronte a win for life che ti promette un vitalizio per 20 anni?



7 novembre 2009

chiaroscuro

Prima parte della giornata


In “Credevo fosse amore invece era un calesse”… Massimo Troisi soffre per la donna amata e si confida, si sfoga con gli amici pescatori. Quelli, per indurlo alla rassegnazione, gli raccontano con significativi particolari di averla vista con un altro: “si bbracciavano Miché…si baciavano!!!”

e lui sbigottito: “Ma chi ve l’ha chiesto di essere così sinceri???!!!”.


Ecco, così. Quante volte mi capita di formulare tra me e me quella domanda…Quando mi trovo con quel certo tipo di persone che esprimono sincerità a oltranza. Sincere a prescindere.

Non che preferisca le menzogne (quelle no!), però un sano tacere in certi momenti…

Così c’è chi ferisce impunemente e allegramente. E sentenzia e interroga. Se provi a farlo notare, talvolta a supplicare con lo sguardo un po’ di delicatezza non solo sei una persona ingrata ma passi pure per permalosa…La discrezione e la delicatezza non sembrano trovare tanto spazio nell’animo umano, grazieaddio non di tutto l’animo umano. Ecco, rifuggo i cinici e gli indiscreti, quelli che fanno domande dirette auto-autorizzandosi, quelli che vogliono andare a parare lì, dove tu sei vulnerabile. Tempo fa, in una di quelle presentazioni in power point che piombano nelle caselle elettroniche e che trasudano saggezza da tutti i pixel, mi colpì questo pacifico suggerimento: quando qualcuno ti rivolge una domanda e tu non vuoi rispondere, chiedi sorridendo “Perché lo vuoi sapere?”

Quante volte ho immaginato la scena! Quanto deve essere bello…Non ci sono mai riuscita. Come una stupida, mi preoccupo di non far fare brutta figura al curiosone!

Quand’ero piccola sentivo dire che la curiosità denota intelligenza e forse pensavo che se non avessi tempestato tutti di domande sarei risultata una minus habens, quindi mi esercitavo parecchio. Sicuramente rivolgendo anche domande indiscrete, come sanno e possono fare i bambini.


La curiosità è un motore, una spinta, un ottimo stimolo, la curiosità è sacra…non l’indiscrezione! Mh!


Seconda parte della giornata…


Nella noia di un passaggio a livello chiuso studio attentamente ogni dettaglio intorno a me, gli Ailanthus alti e robusti, la terra intorno ai binari che genera piante carnose e ancora bagnate dalla pioggia notturna. Guardo quelle foglie che mi trasmettono umidità e freddo e voglia di stare sotto le coperte quando, come un’allucinazione, vedo spuntare un musetto bianco. Guardo e mi sporgo incredula, è proprio un cagnetto! Prego che il treno non passi proprio in quel momento, e subito scopro che non è solo, c’è la mamma e altri due cuccioli, hanno un riparo e sono al sicuro. A quel punto prego che il treno non passi, non più timorosa per la loro incolumità ma perché sarei rimasta lì a guardarli per ore.

Sono andata via contenta perché ogni giorno potrò vederli e forse potrò anche avvicinarmi. Una semplice visione che ha mandato all’aria le mie idiosincrasie sulle domande e la sincerità e mi ha fatto ricordare che il buono e il malvagio possono presentarsi e alternarsi in uno stesso giorno.

L’importante è dare il giusto peso ad entrambi… facile no?


1 novembre 2009

mors tua...

Pensavo in questi giorni che quando uno Stato firma per la rogatoria contro la pena di morte è alla vita che inneggia, è la sacralità della vita che celebra…

E come chiamare allora uno Stato in cui la vita è continuamente compromessa?

Uno Stato che si fa garante della sicurezza sul posto di lavoro e che seppellisce centinaia di morti sul lavoro, che chiamano morti bianche…

Uno Stato che si fa garante della sicurezza dei cittadini, anche quelli dentro le carceri, quelli che dovrebbe “custodire” e “cautelare”, e che alleva dentro le mura secondini giustizieri…

E le morti in ospedale, per malasanità?

Le morti di quella parte di umanità che diventa irregolare?


La vita non è importante per tutti e ovunque in questo strano Paese.


La sacralità della vita sembra valga solo quando è sul corpo delle donne che si vuole decidere…


Stefano Cucchi è solo l’ultimo in ordine di tempo…

Mi lascia sgomenta il silenzio diffuso sulle troppe morti nelle carceri italiane che chiedono verità. Mi amareggia che anche i giornalisti attenti e orgogliosamente schierati non ritengano opportuno dedicare all’argomento una o più puntate (e non appena 3 minuti en passant dedicati alla sorella dell’ultima vittima in carcere)…

La libertà nel giornalismo non dovrebbe includere anche quella di occuparsi soprattutto di ciò che non viene alla luce, oltre (e non solo) degli ultimi torbidi scandali di potere?

25 ottobre 2009

...porte aperte...

Nel 1994, molto casualmente, ho acquistato un’edizione de L’arte della gioia di Goliarda Sapienza e ne sono rimasta conquistata. Poi nel 2008 la casa editrice Einaudi, svegliatasi dal lungo sonno (soprattutto dopo lo strepitoso successo ottenuto dal libro in Francia), decide di pubblicarlo integralmente. Le recensioni sui maggiori quotidiani parlavano della “prima volta pubblicato in Italia”…Ma come!!! Esclamavo…Io l’ho letto tanti anni fa! Ce l’ho, edizioni Stampa alternativa c1994! La mia ricerca mi ha portata a scoprire tante cose poco simpatiche sui rapporti editoriali del vedovo di Goliarda con la casa editrice indipendente ma, cosa più interessante per me, che Stampa Alternativa aveva fatto uscire “a puntate” L’arte della gioia, ogni parte pubblicata poteva costituire un romanzo a sé (ed è vero). Quella che avevo letto io nel ’94 era dunque la prima parte e quella di Einaudi sarebbe stata l’edizione integrale. Che, ovviamente, ha un altro sapore. Comunque buonissimo e che vorresti non finisse mai.


Durante l’estate mi sono imbattuta nella recensione di un libro, di prossima pubblicazione, sulla vita di Goliarda Sapienza. Ha ricevuto una segnalazione al Premio Calvino 2009 ed è scritto da una documentatissima studiosa siciliana che ne ricostruisce la storia a partire da quella, non meno interessante, dei genitori della scrittrice.


La porta è aperta, è il titolo del libro. Giovanna Providenti, l’autrice.


Parlare o ricordare la vita davvero singolare di questa eclettica donna di inizio ‘900... Leggerla e contestualizzarla nell’Italia nostra, in questo Paese moralista e bigotto e (allora) in fermento...


“Goliarda Sapienza certamente assomigliava al suo nome che sposa una ardita temerarietà con una dolce saggezza.[…]” scrive di lei Dacia Maraini nella prefazione a Lettera aperta.

Amava la vita e l’amore e le storie forti e intense, Goliarda. Forti come i suoi personaggi che ti restano incollati addosso per un po’. Goliarda nemo profeta in patria, che scrive forsennatamente per finire il suo capolavoro e sta male quando è prossima alla fine. Goliarda resistente, vicino a Saragat e Pertini. Goliarda libera, Goliarda in galera che riporta ne L’Università di Rebibbia ritratti forti di donne dietro le sbarre. Goliarda senza una lira, spiantata.

Gli amici e le persone care avevano chiesto, senza ottenerlo, che le venisse assegnato il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli. Aveva avuto molti amici e molti amori ma se n’è andata a morire sola, nella sua piccola casa a Gaeta. Dove, come di consueto, la porta non veniva mai chiusa, di proposito. A Roma aveva affisso un cartello nella porta della sua abitazione, in cui si rivolgeva agli eventuali ladri dicendo di prendere quello che volevano ma di non sfasciare niente. Avvertiva che dentro c’erano solo cose vecchie, preziose solo per lei. “Entrate pure. Ma non rovinate nulla. Per favore…".

Come si fa a non amare una persona così, aperta come le sue porte? Mi sono appassionata negli anni ad approfondire la sua storia, perciò sono così impaziente di leggere il libro di prossima pubblicazione che son sempre lì in agguato a battere il piede per terra!


Racconta l’autrice della biografia

“ […]Il corpo senza più vita di Goliarda Sapienza è stato ritrovato dai carabinieri il 30 agosto del 1996: nella sua abitazione di Gaeta, riverso sulle scale tra un pianerottolo e l’altro. Il suo cuore aveva cessato di battere tre giorni prima del ritrovamento, trascorsi senza che il telefono avesse mai squillato e nessuno avesse provato ad entrare, nonostante l’esistenza di Goliarda sia stata ricca di amori e amicizie e le porte di ognuna delle case da lei abitate siano state sempre aperte.

Dentro la borsa i soliti notes che portava sempre con sé per scrivere ovunque andasse. Su un tavolo in disuso, poggiata in mezzo ad altre cose, un’agenda a fiori dove negli ultimi anni segnava ogni giorno il proprio peso e, se non aveva altra carta, scriveva emozioni dettate dal momento. L’ultima è la seguente: la vita mi costringe a viverla … ho paura".

19 ottobre 2009

mi riguarda

Mi riguarda
lo sguardo sconsolato
di certi anziani per strada
e il silenzio sordo

di quelli dimenticati

in ospizi dai nomi altisonanti


Mi riguarda la pioggia
che lava le strade sudice
di certe sudice città
La pioggia che se sei triste
ti aiuta a piangere
e se sei felice
ti fa venire voglia di saltare sulle pozzanghere

Mi riguarda
la sofferenza
di tutti gli esseri viventi
comprese le cavie da laboratorio
Il sequestro di persona mi riguarda
anche quello messo in atto dallo Stato
nei confronti di cittadini
in attesa di giudizio


Roberto Saviano, in questo ingrato Paese

Mi riguarda

Che debba portare una scorta

E che qualcuno oggi pensi di negargliela

Non posso distogliere lo sguardo

Perché mi riguarda


Mi riguarda
il povero
che non può pagarsi un

buon medico
Perché chi può pagarlo,
quasi sempre, proprio per questo,
non paga.

Mi riguarda l’incomprensione, l’equivoco che non

trova la luce

La trave nel mio occhio

Quando mi impedisce di vedere, guardando,

le cose del mondo

Quelle che sono a posto, perché esistono


E quelle che sono lontane da me e dalla mia vita

Semplice e di fatica e però comoda

Non posso distrarmi dall’umanità che

avanza con me

Su questa terra ferita, violata, derisa

Che sembra ci spetti di diritto


Di tutto ciò che ho intorno molto mi riguarda

E io mi sento così piccola…

10 ottobre 2009

Greg

Greg era stato abbandonato insieme al fratello una notte di capodanno, al freddo e al gelo, davanti al canile Qua la zampa. E’ avvenuto lì il nostro incontro, in un momento in cui leccarsi le ferite era un bisogno reciproco. Entrambi abbandonati e bisognosi di coccole. Io ero andata a prendere un cane ma Greg viveva in assoluta simbiosi col fratello Leo, camminavano proprio attaccati, andavano a bere e a mangiare sempre insieme e separarli sarebbe stato crudelissimo. Così anziché un cane ne ho portati a casa due. Greg e Leo mi hanno protetta, amata e consolata quando da nessun umano avrei accettato conforto. Ci siamo fatti compagnia e ci siamo amati, e mi piaceva pensare che insieme volessimo superare il reciproco terrore dell’abbandono. Come se si potesse…

Ora Greg non c’è più, in questi ultimi due mesi si era ammalato, abbiamo sofferto e affrontato insieme ogni possibile terapia e prima che io fossi costretta a ricorrere all’eutanasia, se n’è andato così, dolcemente. Ha aspettato che tornassi (ogni giorno col cuore in gola) dal lavoro, e poi è uscito dalla cuccia e si è addormentato davanti l’ingresso di casa.


Così l’ho trovato dopo essermi allontanata per un attimo da lui.


Greg era il mio amichetto fedele, simpatico e combina guai. Mi piaceva da morire quel musetto e quella mascherina nera a metà…Mi piaceva quel cagnetto, qualunque posizione assumesse, mi incantavo spesso a guardarlo….

La notte scorsa ho atteso il canonico concertino notturno che non c’è stato, anche Leo si è chiuso nel suo silenzio e io durante la notte non sapevo più come fargli arrivare la mia vicinanza…L’improvvisa assenza di Greg riempiva ogni spazio.

A poco serve ripetermi che l’ho strappato da una vita in canile e che gli ho permesso di vivere libero e felice col fratello, che insieme siamo stati benissimo e ci siamo scambiati tutto l’amore e la devozione del mondo. Mi serve a poco perché il suo corpicino saltellante mi manca e mi mancano oltre ogni dire quegli occhi profondissimi che mi parlavano.

Mi manca il piccolo Greg e oggi mi sento inconsolabile.

Ed è strano l’amore, che quando è vero e grande, ti fa provare dolore e tenerezza e gratitudine insieme.

5 ottobre 2009

Negra querida...

l'Argentina piange la sua cantora popular

2 ottobre 2009

sono tremenda

Io sono tremenda, è vero. Non riesco a soprassedere tanto facilmente, è un mio limite…lo confesso pubblicamente.

Sono tremenda in quelle situazioni che mi vedono pericolosamente coinvolta, da muta e involontaria spettatrice, e inadatta ad esercitare l’autocontrollo...Situazioni a volte gravi, altre solo indicibilmente fastidiose, anche per l'inevitabile messa in discussione che ne deriva. Sarò rigida e intransigente?

Qualche giorno fa, in biblioteca, ho sentito una signora che inveiva contro i cani per strada, che “sporcano, portano malattie, hanno questa mania di unirsi in branco, sono aggressivi…Quando uno gli animali li compra, stia sicura – raccontava alla sbigottita bibliotecaria – che non si ritrova con sorprese, come con questi bastardini vagabondi…”.

La signora parlava con un tono di voce sostenuto, quanto di meno appropriato in una biblioteca… Quando mi sono guardata attorno, ho avuto la netta sensazione che neanche il diminutivo di bastardo avesse permesso agli uditori di scorgere un pizzico di umanità in quella figura altera…

Ecco, appunto, una di quelle situazioni in cui fremi per intervenire e dire la tua ma non puoi, (a prescindere, in questo caso, dalla sacralità del luogo), non puoi per questione di decoro forse? di rispetto, di educazione, di codardia?…..chi lo sa!

Non potevo ricordarle quanto sporcano gli umani, quante malattie trasmettono gli sconsiderati e gli sfortunati, quanta mania incontenibile nell’essere umano di unirsi in branco, e in merito all’aggressività…. lasciamo stare! Così come non potevo mettere l’altezzosa signora di fronte al fatto che, al pargoletto che accompagnava in biblioteca perché si acculturasse, stava offrendo un pessimo esempio. Mi faceva una rabbia!!!

”Ma perché non prende i suoi libri e se ne va?” pensavo ansiosa.

Una di quelle situazioni in cui si riduce a pezzetti il foglio di carta che si ha in mano o che, per chi lo fa, ci si rosicchia le unghie, o che si stringono i denti… Sono tremenda! Non so razionalizzare il fastidio che provo e vorrei diventare sorda per un momento.

La libertà di parola però è anche questo, mi dico.



Questo post rientra nella categoria Interventi repressi, non uso tag ed etichette normalmente, ma ho deciso di raccogliere tutte quelle situazioni in cui la mia pazienza è fortemente messa alla prova, più nello specifico tutte quelle situazioni in cui non ho potuto dire la mia semplicemente perché non ero l’interlocutrice scelta.

Quei momenti in cui sarebbe stato lecito mi si rispondesse (a seconda del grado di confidenza):

“fatti gli affari tuoi!”


26 settembre 2009

...una gallina pensierosa....

Una gallina calabrese decise di diventare mafiosa.

Andò da un ministro mafioso per avere una raccomandazione, ma questo le disse che la mafia non esiste. Andò da un giudice mafioso, ma anche questo le disse che la mafia non esiste. Andò infine da un sindaco mafioso e anche questo disse che la mafia non esiste.

La gallina ritornò nel pollaio e alle compagne che le facevano delle domande rispose che la mafia non esiste.

Tutte le galline pensarono così che era diventata mafiosa ed ebbero timore di lei.


[Da: Luigi Malerba, Le galline pensierose, Einaudi, c1980]

20 settembre 2009

Incantamento

[Piero Marussig, Autunno, 1924]

Eccolo l’autunno che si annuncia, con le foglie rosso arancio per aria e tra i passi…

E’ il tempo che insegue il tempo, un gioco che si rinnova, una noce dimenticata in tasca…

Ricordo quando camminavo tra vicoli antichi e familiari, con i capperi ai muri e l’ombelico di Venere, carnoso e umido, vasi di piante esposti alla benefica acqua piovana…

Rivoglio le mie trecce e le gambe sempre nude che non temevano il freddo!


L’autunno è muschio e rugiada, è il melograno che snocciolo in una tazza e che mangio col cucchiaino quasi fosse una granita. L’autunno sono le ore di luce sempre più corte e la chiusura imminente. Al riparo. E’ il gatto raggomitolato, le mele cotogne dal profumo aspro che sa di soffitte e di mele stese a profumare, e di legna e di paglia.


Questa è la posa dell’autunno…Mi fa incantare sui ricordi, sulle cose andate…

E’ come quando si legge due volte, con gli occhi e con la mente, come quando lasci la pagina per leggere, in un punto indefinito, una sensazione, un profumo, un ricordo…Così.


Poi esco a respirare la campagna e le olive maturano e il manto verde vince sulla paglia gialla, i topolini di campagna raccolgono provviste…i fichi d’India pronti per essere colti dopo le piogge si affacciano col loro rossore.


L’autunno vuole bene alla campagna, me ne accorgo dal suo respiro.


16 settembre 2009

Mio fratello e il signor B

Correva l’anno 2005, mio fratello si trovava occasionalmente nella caserma dei vigili del fuoco di Olbia per festeggiare un collega che andava in pensione.

Durante l’ora di pranzo, mentre tutti si trovavano a tavola, arriva il signor B accompagnato da una bella ragazza (una di quelle che oggi scopriamo chiamarsi escort). I colleghi riferiscono a mio fratello che sistematicamente, all’arrivo e alla partenza, il signor B si serviva dei bagni della caserma. Forse quelli degli aerei di stato o del suo aereo personale non erano di suo gradimento…chissà!

Finiti i bisognini, si unisce sfacciatamente al pranzo e si butta subito nelle sue performance preferite. Col sorriso mediatico che tutti conosciamo, chiede al festeggiato:

“Ma come è possibile che tu a 53 anni vai già in pensione e io che ne ho 69 sto ancora lavorando sodo?”…e si aspetta pure grasse risate! Invece quello serafico gli risponde: “Perché io faccio il vigile del fuoco, che è un lavoro a rischio!”

Ugualmente si ride, volenti o nolenti, per superare l’imbarazzo (che immagino provochi sempre ai commensali)…

Il signor B trascorre quasi un’ora tra barzellette sconce e battute grevi, poi gironzola divertito tra i convitati. Mio fratello, sempre più schifato dallo stile, ingoia rabbioso …All’epoca dei fatti era ancora “rifondarolo” e siccome il giorno precedente il signor B aveva rilasciato una dichiarazione in cui faceva di Bertinotti “l’unico uomo politico della sinistra che stimo”, trovatoselo di fronte mio fratello gli dice: “Volevo farle i complimenti per le dichiarazioni rilasciate ieri”… lui lo guarda gongolante e gli chiede “a proposito di cosa?”

“A proposito di Bertinotti” dice mio fratello.

Mmmmm….ci pensa un attimo, forse non gli sovviene cosa ha detto ma gli poggia la mano (immagino pesantemente) sulla spalla e gli domanda:

“Ma tu…sei più vigile del fuoco o più comunista?”

“Più comunista!” conclude sicuro mio fratello.

“Allora sei un coglione!” dice il signor B e mio fratello, passando improvvisamente al tu e mostrandogli il cellulare gli dice “E adesso sei fregato perché io ti ho registrato”.

Intervengono subito gli scagnozzi, e i colleghi di mio fratello fin troppo prudenti lo allontanano dal bersaglio. Tutto finisce lì, con mio fratello che non ha registrato proprio niente perché i telefoni supertecnologici non lo interessano e lui col cellulare vuole solo telefonare, e indicibilmente infastidito più dai cauti colleghi che dalla "pura essenza" del signor B.

Così, come per tutte le cose, ogni volta che mi viene in mente questo aneddoto penso a me e a tutte le persone che conosco, e penso chissà cosa avremmo detto o fatto in una circostanza simile…Certo i nervi saltano, però mi fa sempre ridere ripassare con la mente quel tu così spontaneo e viscerale. Mi pare di vedere la scena e rimango tra il divertito e il rabbioso!

12 settembre 2009

10 settembre 2009

libera nos a malo

Rieccoci di fronte all’ inguaribile ipocrisia della santa chiesa…I “ministri dell’istruzione” vaticana inviano una lettera alle Conferenze episcopali in cui chiedono ai fratelli, confratelli e compagnia cantante di opporsi al rischio che l’ora di religione nelle scuole diventi uno studio delle altre religioni. Uno dei problemi sarebbe il possibile insorgere, tra i giovani, dell’ “indifferentismo religioso”…ma pensa!

Cos’è questa curiosità per l’altro e la sua fede?

Cos’è questa apertura agli altri diversi da noi?Questa Babele di religioni mette a rischio l’equilibrio dei giovani e la Chiesa indica la strada maestra.

I giovani, se vogliono, hanno esempi di fratellanza concreta, i giovani guardano ai tanti volontari di Emergency, tanto per fare un esempio, che curano malati di ogni fede e nazionalità perché che tutti siamo fratelli non ce lo insegna la Chiesa.

La Chiesa cattolica apostolica romana snocciola le buone azioni rivolte agli ultimi della terra quando c’è da batter cassa per chiedere l’8 per mille.

Questo vedono i giovani, cari prelati.

La santa chiesa romana si barrica nell’unica fede da imporre ancora qua e là per il mondo, si arroga il diritto di catechizzare popoli di altre terre…Gli altri devono conoscerci ma noi non dobbiamo esprimere curiosità per loro e per le loro fedi. Ma se la Costituzione sancisce la sovranità e l’indipendenza di Stato e Chiesa, nell’art.8 recita solennemente: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

L’ingerenza della Chiesa non è una novità del momento, è più vecchia della Costituzione e dei Patti lateranensi, lo sappiamo, ma all’ipocrisia non mi rassegno, alle mostruose e colpevoli contraddizioni non mi piego. Penso che la dimensione spirituale sia un elemento importante e intimo nella crescita di un individuo, così come penso che l’ottusa chiusura non porti pace ma guerra e conflitto.

Non so più in che paese mi trovo, ti distrai un paio di giorni dalle "notizie" e cosa scopri al ritorno? Che da una parte abbiamo una stampa in mano ai cattocomunismi che fa di tutto per minacciare l’attività governativa, dall’altra giornalisti che omettono o stravolgono l’informazione ma si dedicano anima e corpo al gossip più insignificante, contribuendo così ad EDUCARE gli italiani. Nel mezzo, queste strane e sovversive procure che vanno ad indagare su fatti del 1993-1994…Inaudito!

Non lo so da un pezzo in che paese vivo, o lo so a sprazzi. Quello che so è che mi piace sempre meno e anche questa non è una novità. Quando mi arrabbio proprio tanto però mi sento anche un po’ in colpa con me stessa!

Non voglio voltarmi dall’altra parte quando le cose non mi piacciono, voglio tenermelo stretto il diritto ad indignarmi, ma voglio cercare sempre, instancabilmente, anche la bellezza intorno a me, offrire un riparo di tanto in tanto al mio spirito. Ne sono responsabile.