22 aprile 2010

L'ascolto

Riflettendo sul libro di Marina, L’Ascoltatrice, che ho letto e riletto una seconda volta, ho capito che qualunque cosa avessi scritto a riguardo mi avrebbe lasciata insoddisfatta, consapevole di non aver detto tutto. Voglio parlarne di questo libro, sapendo già che molto di ciò che non dirò resterà a lavorare dentro di me, in sotterranea.

Marina, per diversi mesi, si reca nella bellissima Piazza Vittorio a Roma e si siede su una panchina con accanto un cartello in cui spiega il suo intento, che è quello di ritrarre a parole, gratuitamente, le storie di chi vuole raccontarsi. Si siede e si dispone.

E al suo raccolto segue una semina: questo libro.

Vi assicuro: è una semina.

Sono pagine che avvincono, che coinvolgono i sentimenti più antichi, quelli che sono cresciuti con noi e che qualche volta siamo chiamati a tacitare. Perciò la fine vorresti non arrivasse, ne vorresti di più. Per entrare in una realtà familiare eppure sconosciuta, per sapere una volta di più che la vita che pulsa per strada non è quella che vogliono farci apparire. Se ci si sente parte di un’umanità e di questa si avverte la dolenza, di storie autentiche come queste si ha bisogno. Le storie degli invisibili, di chi non ha voce, storie di gente che trova protezione in una piazza e che ha voglia e bisogno di entrare nel gioco del raccontarsi. Gente che si porta appresso, come tutti i comuni mortali, il proprio carretto di tic, sofferenze, disagi, visioni del mondo, dubbi, desideri e sogni. E qualche volta nostalgie.

Coraggiosa Marina a raccogliere le vite altrui e coraggiose le anime che su quella panchina si sono avvicendate.


“L’incontro sulla panchina […] ci rendeva contenti in due, perché al mio bisogno di ascoltare corrispondeva quello di dirsi degli sconosciuti”


Questo darsi reciproco ci racconta di quanto talvolta sia più semplice, e per niente raro, aprirsi agli sconosciuti. E io ci vedo anche un’urgenza, da parte di chi ascolta come da parte di chi si racconta, quella di sentirsi PARTE di un’umanità. Non diversi. Non esclusi. Non sbagliati.

Non appena mi addentro nelle storie e nelle notizie sulla piazza, accompagnata dallo stile di Marina, che è ironico, profondo, partecipe, mai mai superficiale o affettato, le persone prendono vita. Ti sembra di incontrarle per strada, capita di continuare a pensare a loro e di sentirsi coinvolti dal loro destino. Perché a James blu ci pensi, a lui e alle sue chiese e al destino delle nostre preghiere. Pensi a Raffaele, che è un angelo sulla terra, e alla paura che attanaglia Juan il filosofo…E pensi pure a lei, a questa “dame agée” che col suo cartello giallo, scevra da pregiudizi, osserva e ascolta. E prende appunti.

Proprio come il suo blog, Marina è una fonte inesauribile di informazioni, quelle relative alla piazza sono preziose e ne stimolano la visita meglio di una guida turistica.

Prima che il lettore, prossimo alla fine del libro, senta già il distacco, Marina lo anticipa, e spiega quando dire basta. Confessa quanto sia stato difficile lasciare quella piazza e quella fonte di storie. Difficile e doveroso, come spesso sono le separazioni.

E’ uno di quei libri che anche quando lo finisci, lo guardi e sai che ti parla, ancora.

Io penso che quando qualcuno realizza i propri sogni, soprattutto quando dà ascolto al bambino che è stato, un po’ di quella felicità arriva anche a chi è solo spettatore. E sono felice che Marina abbia fatto questo passo e realizzato il suo sogno di bambina. Glielo doveva! (alla bambina).

Così mentre assistiamo impotenti al dilagare della diffidenza e della paura, mentre il leghista senso del territorio chiude le persone e legifera l’esclusione, ecco io vorrei che questo libro arrivasse in tutte le case e, siccome sono un’esagerata, anche alle stanze di potere, e con le sue storie potenti (queste sì!) scuotesse coscienze assopite, vorrei che come un sussurro suonasse all’orecchio di chi non pratica l’integrazione, di chi coltiva indifferenza e supponenza.

Ecco perché, secondo me, il motivo per cui tutti dovrebbero leggere questo libro è che, attraverso una scrittura alta, si assiste a quanto può essere bello non aver paura degli altri.


[Marina Pierani, L'Ascoltatrice, Gruppo editoriale L'Espresso, 2010]

4 commenti:

marina ha detto...

cara arnica, QUI solo un enorme Grazie! enorme e commosso e un po' vergognoso
marina, abusiva

Angelo azzurro ha detto...

Marina non poteva avere una recensione migliore della tua, così coinvolgente da incuriosire la lettura proprio.

giulia ha detto...

Mi è arrivato ieri, non ho avuto ancora il tempo di leggerlo, volgio farlo con calma, perchè so che lo merita e tu me lo confermi. Grazie
Un abbraccio
Giulia

amatamari© ha detto...

Grazie a Marina ed a te che presenti così bene il suo libro!
:-)