22 marzo 2008

...un tramezzino di terra

Mi chiamo Roberto e ho 11 anni, vivo con mia mamma e un gattino arancione che si chiama Zac. Babbo ci ha lasciati due anni fa, diceva che qui non si trovava lavoro ma mia madre dice che l’ha fatto per inseguire la libertà. Infatti non si è più visto! Ho pochi ricordi di questa sua fuga, e di quando all’improvviso a tavola non eravamo più tre ma solo due. Ho pochi ricordi, solo l’uscita di scuola. Quando vedevo i compagni correre incontro al genitore che era venuto a prenderli e io invece, come se fossi già tanto grande, solo solo mi incamminavo per raggiungere casa. Ma quale passaggio! Ma quale tram! Era tutto calcolato, 12 minuti di strada se riuscivo ad arrivare prima che il passaggio a livello si chiudesse. Venti minuti se la sbarra era già chiusa. L’altro ricordo sono i silenzi della mamma che non finivano e non finiscono più e che fanno un rumore più forte di quello della tv e della radio messe insieme.

La strada del ritorno a casa è quasi sempre uguale. Costeggia un pezzo di campagna incolta, un pezzo di terra a forma di triangolo isoscele, dove sogno di costruire una casetta tutta per me e mia madre. Una casetta proprio in mezzo, e intorno tanti tanti alberi quanti ce ne possono stare dentro un triangolo isoscele. Qualche volta penso di scrivere al Presidente della Repubblica e chiedergli di impegnarsi per farci regalare quel fazzoletto dimenticato. Io sì che potrei farlo diventare un piccolo parco, non mi importa se intorno ci passano tante macchine e sicuramente c’è un inquinamento da paura. E’ per quello che è lasciato così, abbandonato. Infatti io non è che posso pensare ad una casa al centro, magari vicina alla scuola…Il Comune ci aiuta già con la casa dove stiamo adesso. Quando torno da scuola metto subito l’acqua per la pasta e apparecchio, così quando arriva mamma si fa in un attimo. Certi giorni, il martedì e il giovedì, mamma torna prima e allora sono io a trovare tutto pronto. Mamma fa le pulizie dai signori ricchi, si stanca molto e qualche volta torna di buonumore, altre volte invece arriva con la faccia storta e se la tiene per tutto il giorno, sta in silenzio e si muove a scatti. Quando è così, io mi sono abituato a non dire niente e a non fare domande. Tanto lo so che poi le passa, però mi dispiace. Quando invece torna di buonumore si vede perché compra dei fiori e li sistema con soddisfazione al centro della tavola. Anche la casa ha un bel profumo quando lei è tranquilla. Alcuni vicini dicono che ha un brutto carattere, ma solo perché non la conoscono. Teresa invece, la signora che vende le pentole giù per strada, dice sempre che mia madre è una “santa donna!”. Dice che a quei signorotti lei gli fa un baffo in quanto ad educazione, discrezione e buone maniere. Dice che quelli, i ricchi, sono tutta apparenza. Perché lei li conosce bene, ha lavorato per tanti anni da ragazza al loro servizio. Quelli a tavola, se gli capita mangiano peggio delle bestie, e dice che non si lavano per benino e che sono sciatti. Teresa sa parlare molto bene, perché legge moltissimo, un libro dietro l’altro. Qualche volta mi ha raccontato che si è anche presa una o due settimane di tempo prima di iniziare un nuovo libro, perché quello che aveva appena finito l’aveva riempita così tanto…Teresa mi piace molto, perché dice sempre quello che pensa e lo sa dire anche bene. Con lei è come se i tuoi pensieri più nascosti venissero fuori, come disegnati. E ha un sacco di cose da raccontare. Vado spesso a trovarla, quando mamma è al lavoro o quando è di cattivo umore. Mi piace da impazzire stare in quella stanza buia e stracolma di pentole di latta, di ogni dimensione. Ognuna fa un suono diverso. Teresa non lo considera solo un negozio, ma un pezzo della sua casa. Infatti dietro una porticina verde ci sono le scale per salire nel suo appartamento. Là dentro ci sono soprattutto libri. Libri e scatole piene di cartoline. Perché tutti conoscono Teresa, e tutti quelli che partono per un viaggio le mandano una cartolina, infatti lei che non ha mai viaggiato conosce la geografia e quasi tutte le capitali del mondo grazie alle cartoline. Me ne ha fatte vedere alcune che secondo me valgono molto perché la geografia, come dice il prof, cambia, e quella che era la capitale di uno Stato improvvisamente smette di esserlo. Dipende dalle guerre.

A me, nella campagnetta a forma di triangolo isoscele, mi piacerebbe viverci con la mamma e con Teresa insieme, perché avremmo sempre qualcosa di cui parlare, Teresa farebbe guarire mia madre dai suoi silenzi e io potrei tenere un cagnolino e pianterei girasoli davanti alle finestre. Questa sarebbe proprio una bella vita! E che ci vuole?

2 commenti:

Ally ha detto...

Ci vuole la semplicità dell'animo, la dedizione incondizionata, la benvolenza e la carità; stati d'animo percepiti quando si è piccoli e riconosciuti e alimentati quando si è grandi.

Un bacio al cioccolato pasquale*
A.

Anonimo ha detto...

e che ci vuole dici? Ci vogliono persone come te, sensibili e essenziali. Ma questo bambino che descrivi lo conosci davvero? sembrerebbe di sì! Ciao, Lunastorta