21 marzo 2009

interrogativi

Come si esce dagli ingarbugliati equivoci?

Dove vanno a finire le domande inevase? Gli interrogativi che non trovano risposta, ma non perché noi non siamo stati in grado di trovarla, ma perché da chi l’aspettavamo non è mai arrivata… Quante volte si “passa oltre”? Quanto volte l’amore per il quieto vivere fa cambiare discorso, con la necessità con cui si volta la pagina di un libro?

Affrontare e sviscerare le cose fino a sfiancarsi è forse troppo, è una follia che non ci si può permettere, però…anche girare l’angolo, anche cambiare strada, è una decisione per il futuro. Si chiude una porta e su quello non si torna. Una di quelle cose irreversibili. Una specie di condanna. Non si vive benissimo con gli interrogativi a metà, con le cose che dentro la nostra testa assumono col tempo i significati più bizzarri. Inutile esercizio quello di darci da soli delle risposte che altri avrebbero dovuto fornirci.

Ci sono domande che restano sospese e che vivono di vita propria. Ostinate come il vento di maestrale.. Certe domande sono come i fogli intonsi dei nostri quaderni, come le tele che restano bianche.


Ed è uno strano destino per chi invece odia le domande. Una specie di pena del contrappasso.

Ma non tutte le domande e non da tutti indistintamente. Quando qualcuno con cui non ci diremmo propriamente in intimità, fa una domanda diretta, a bruciapelo, magari una domanda anche indiscreta… non proviamo imbarazzo più per lui che per noi chiamati a rispondere con sincerità? Non parlo di quelle domande, né di quelle persone. Parlo del nostro vivere quotidiano, dei legami che contano. Parlo di domande poste con sincero interesse a chi avrebbe dovuto capire che meritavano delle risposte. Parlo di domande poste anche fin da quando eravamo bambini, che non sono mai state prese in considerazione. Di quelle rivolte ad un amore che ci strappa la vita e se ne va senza rispondere. Quelle domande stupide per tutti ma non per chi ci conosce. Gli interrogativi che soli soli se ne vanno a zonzo nella nostra testa a volte chiedono vendetta per essere stati ignorati. Come dentro nuvole di giorni arrabbiati vedo questi interrogativi, e penso – nelle belle giornate – che faremmo bene, infine, a liberarcene.


[il disegno è mio]

17 commenti:

rom ha detto...

Se hai fame mangia. Se hai sete bevi. Se hai sonno dormi. Così risponde una maestro a un suo allievo che gli pone domande assai difficili sulla vita, in uno dei racconti tipo zen che circolano sui libri su questa "filosofia".
Ci sono tante domande che provengono dal nostro modo di pensare abituale, e il nostro modo di pensare abituale è fortemente guidato dal linguaggio. Per cui alcune domande hanno origine e sviluppo in un andare del pensiero che ha perso contatto con la realtà percepita.
Il tuo disegno, bellissimo, è quello di una bambina che ruota la testa all'indietro di 180 gradi: il che, nella realtà, è impossibile, è una non-esistenza, eppure ora esiste, si anima, acquista il potere di una esistenza reale. Se fosse una domanda, ti darebbe i vissuti intorno alle domande di cui hai scritto in questo tuo post.

Lara ha detto...

Cara Arnica, il tuo disegno è bellissimo. Ogni giorno scopro tue nuove abilità :)
La domanda chiave, di solito è "PERCHÉ?"
Una domanda spesso ignorata, o che riceve risposte inadeguate.
Capita, può capitare che ad alcune di quelle nostre domande risponda il tempo. Mentre altre rimarranno tali... Liberarcene, sì, ma come? Forse con un gesto di volontà.
Difficile per me risponderti :D
Però ti abbraccio e ti auguro una bella giornata!
A presto,
Lara

Ally ha detto...

Spesso le risposte sono dentro di noi ...ed essere convinti che debbano essere gli altri a darcele solo perché abbiamo chiesto è semplicistico.

A.

Arnicamontana ha detto...

Ally: parlo espressamente di quelle risposte che non possiamo darci da soli!Sono convinta, sì, che le rispsoste debbano arrivarmi da chi ha ricevuto la mia domanda. Che sia semplicistico? è possibile, io lo vedo come un diritto...Buona primavera mia cara

marina ha detto...

Le domande sono il sale della vita, più (ce) ne facciamo e ce ne fanno meglio è. Ci sono domande cui nessuno risponde che ci continuano a martellare dentro per anni, ma, nella mia esperienza, anche quelle trovano, prima o poi una risposta dentro di noi. La risposta che mia madre non mi ha mai data me la sono data da me dopo la sua morte. ma anche lei ha fatto la sua parte perché io sapessi rispondermi.
solo, ti prego, non darti risposte che siano accuse verso di te
un abbraccio, marina

marina ha detto...

e ora parliamo del disegno: questo disegno esce dalle mani ma parte dal cuore. e cuore e mani appartengono ad una persona speciale, un pozzo di cose buone e belle.
non accetto repliche!
marina, incantata

darksecretinside ha detto...

SI...HAI RAGIONE...MI ASSOCIO ALLE PAROLE DEL TUO POST ED A TE.
LE RISPOSTE SONO UN DIRITTO.
COME SI DICE....PER FARNE METAFORA...
"CHIEDERE E' LECITO, RISPONDERE E' CORTESIA"
E' OPPRIMENTE NON AVERE MAI LE RISPOSTE ALLE NOSTRE DOMANDE...FUORI E DENTRO....
CONCORDO, ASSOLUTAMENTE CON LA SOTTILE RABBIA E MALINCONIA DEL TUO POST.

Lara ha detto...

Sono ritornata a guardare il tuo disegno.
Per tutta la giornata continuavo a vederlo con gli occhi della mente.
Ed ora eccomi qui, in ammirazione.
Grazie!

Ciao e buona serata,
Lara

progvolution ha detto...

Certi interrogativi dobbiamo lasciarli senza risposta. La verità a volte è un peso che non vogliamo sostenere.
Una sorta di autodifesa che ha nella domanda solo un momento di debolezza che poi non riusciamo a portare avanti.
O forse le risposte le conosciamo ma vogliamo riconoscerle solo nella voce altrui?
O forse non esistono tutte le risposte.
Forse come dici tu certe domande meritavano risposta o forse l'altro pensava che la domanda non doveva essere posta o che la risposta non vada esplicitata.
Solo altri interrogativi.
Bel post
Sussurri obliqui

forsenonstotroppobene ha detto...

Una domanda nasce da un "non sapere". Un momento magico, in cui coincidono umiltà fragilità comprensione e forza. Direi quasi che nelle domande "ci siamo noi". Ed eluderle significa mancarci di rispetto, o peggio, non riconoscere l'inevitabilità della nostra esistenza. Noi ci siamo. Siamo fatti proprio così, nel bene e nel male. La risposta dell'altro è un'implicita accettazione di questa misteriosa condizione, che non ha chiesto di esserci e invece c'è, a dispetto della nostra e dell'altrui volontà.
Spero che le tue domande trovino la risposta che meritino.

Scordato ha detto...

ciao,
tu scrivi "Di quelle rivolte ad un amore che ci strappa la vita e se ne va senza rispondere".
Sto cercando di accettare che anche il "non rispondere" è una risposta.

Anonimo ha detto...

Quello che mi ha colpita di questo post, a parte il disegno bellissimissimo, è quel concetto del passare oltre...Pensavo di essere "guasta" per questa mia ossessione della chiarezza, non tutti hanno voglia di soffermarsi! Si vede che queste cose ti sono uscite dal cuore A'! Buon sole, Lunastorta

giovanna ha detto...

Uhmmm Se ci rifletto su un attimo, arrivo alla conclusione che l'interrogativo è sempre presente nelle mie giornate, nella mia testa!Perchè...è la parola più frequente! Ricapitolando tutto nella mia mente mentre scrivo questo commento, penso anche di essere riuscita, nel corso della mia esistenza, ad avere quasi tutte le risposte. Forse nell'affermarlo rischio di apparire presuntuosa, ma non è così! Il fatto è che sono ostinata, e quando si tratta di arrivare a delle risposte, metto anche da parte la mia proverbiale riservatezza sino a che non trovo la risposta al mio interrogativo!Non passo mai oltre, non mi piacciono gli equivoci che sono la cosa nella quale inciampiamo più spesso, nei più disparati contesti, e non volto pagina con facilità. Con tutta probabilità non è un merito, non è un pregio...è forse più ostinazione, più amore per la verità anche e soprattutto quando avere una risposta fa un male cane!Le domande rivolte ad un amore che ci strappa la vita e se ne va senza rispondere... sono domande a cui ha risposto. Ha risposto nel peggiore dei modi: andandosene da vigliacco senza rispondere per l'appunto! L'unica volta che il silenzio ha un suono brutto e assordante!
P.S. bello il disegno...tanto!
Un abbraccio forte! :-)

Chiara Milanesi ha detto...

Tutte le domande sono buone. Soprattutto quelle che noi facciamo agli altri. A patto di essere capaci e abbastanza forti da accettarne le risposte. Se non siamo così forti, meglio non fare domande.

Arnicamontana ha detto...

Grazie a tutti per aver lasciato il vostro pensiero. Io credo che di domande inevase ne abbiamo tutti, forse come dice Lara la più frequente è PERCHE'? Ma non solo...Non penso sia una bella cosa eludere le domande, lasciare che (alla Marzullo) chi si fa una domanda si dia anche la risposta...Non è solo cortesia, è attenzione, considerazione, rispetto...e tanto altro. Grazie ancora, rifletterò su alcune vostre impressioni :-) Arnica

rom ha detto...

Arnica, mi sa che qui qualcuno deve darti una risposta che sia per te una risposta, se no non scrivi più niente. :-)
Ora ti accenno a come ti ho risposto a questo post, che è stato un modo di rispondere a me stesso, evidentemente, e non a te: un monologo invece di un dialogo, insomma.
Il monologo, penso, nasce da una formazione che è stata orientata nel senso di uno sfrondamento. Per cui, ad esempio, se uno ha il mal di pancia per paura della morte, mi hanno insegnato a guardare intorno, tra i vivi, per cercare di capire se c'è qualche cosa che non va con qualcuno di loro molto importante affettivamente. L'ipotesi orientativa di questo procedere indirettamente ad una risposta al mal di pancia titolato paura della morte, è che se uno sta bene, è preso e corposamente contento della vita di relazione che vive, di solito alla morte non ci pensa, e se qualcosa di esterno - di esterno - lo porta a pensarci, nella sua vita goduta e fortemente coinvolta trova una risposta senza risposte, una risposta non pensata a parole.
Altro esempio: le domande difficili, di sistema, sono scomponibili, o diluibili, traducibili in tante domande meno alte, meno astratte, meno parola, più vicine alla realtà - un po' come avviene negli articoli di giornale: prima leggi il titolo grande, poi i sottotitoli, poi i particolari. L'ipotesi orientativa di questo procedere è, all'incirca, quella secondo cui il gatto non esiste, esiste quel gatto lì, bianco, tigrato, nero - nemmeno "il" gatto bianco esiste, cioè, ma esiste proprio quel gatto lì concreto, particolare, quello della nostra esperienza reale, il gatto bianco con una macchiolina nera dietro l'orecchio sinistro che tutte le mattine viene sotto la finestra a miagolare buongiorno.
Questo modo di procedere non è detto che vada bene sempre e per tutti: è uno dei modi possibili.
Posso dirti che ho scoperto che questo modo di procedere, questo approccio alle domande - che non ha da essere assoluto, bensì orientativo - è meno semplice di quello che può apparire: tende alla semplicità, ma non è semplice.

Comunque, è difficile accettare che chi avrebbe dovuto rispondere a nostre domande che avevano diritto ad una risposta è andato, non c'è più nella nostra vita, o se anche c'è, il momento giusto è passato. Diventa più facilmente accettabile - non è detto che ci si riesca - se quella domanda riceve una risposta, almeno indirettamente, al presente, da qualcun altro, in assenza della persona interessata, o la stessa persona ha vissuto cambiamenti radicali che la rendono diversa, responsabile.

Lucia ha detto...

Il non rispondere non è sempre un atto di scortesia o di scarsa attenzione. Spesso, le risposte che non arrivano, e la cui assenza ci devasta, sono quelle che non esistono, quelle che davvero non riescono a nascere. Perchè dietro gli eventi ci sarà anche sempre un perchè, ma a volte non è un perchè totalmente conoscibile neanche da chi quegli eventi li crea, o li provoca. Non siamo computer, Angela. Siamo persone, ognuno con la sua fragilità, anche chi riesce a mascherarla bene, e la risposta ad una domanda fattaci deve prima nascere in noi. Ma spesso una domanda crea uno sconvolgimento interiore, rimette in discussione certezze che si credevano acquisite, ci mostra la scarsa conoscenza di noi stessi...e allora elaborare una risposta è non solo difficile, ma anche pericoloso, per chi la riceverà.
Le domande permettono la nostra evoluzione. Soprattutto quelle che si snodano, a fiotti, dal silenzio delle non risposte. Hai visto, ad esempio, che bel disegno ti hanno fatto creare? ;)