10 luglio 2014

Raccontarli



Sono convinta e ne ho sicuramente già scritto, che tutti i riti e le azioni che facciamo per onorare la memoria delle persone che abbiamo perduto, che ci sono state sottratte, che non condividono più la nostra vita…ecco, tutto questo sia una forma di espiazione.

Noi siamo sopravvissuti e … ci sentiamo spudoratamente in colpa.

In colpa quando un sorriso o persino una risata irrompe sul nostro dolore, in colpa quando i nostri occhi e con essi la mente, il cuore…(il nostro cuore che continua a palpitare, nonostante tutto) quando i nostri sensi godono della Bellezza suprema della Natura o del genio umano.

Quando leggiamo, ascoltiamo musica, quando ri-guardiamo un film… tutto quello che è nutrimento per l’anima o per il corpo ci è concesso. Anche se loro non ci sono più e non possono goderne.

Tutti i ragionamenti scientifici o filosofici niente possono di fronte a questo impuntarsi del corpo.

Il corpo vive la colpa.

Come se potessimo dettare noi stessi le regole, ci diciamo sarei dovuta esserci io al suo posto, io l’ho pensato davvero. Per Scricciola l’ho pensato e ho fatto fatica a staccarmi da questo assillo.



Scrivere di loro. Una necessità, una forma per fissare i ricordi, un modo per tenere viva la memoria di ciò che queste presenze/assenze sono state su questa terra. Raccontarle per farle vivere ancora, per dare dignità alla loro esistenze, perché non vogliamo che gli altri dimentichino.

Siamo vivi per raccontarle, le nostre care presenze.

Questo mi dico. Così cerco un senso, finché non mi sarò stancata, perché mai ne avrà per me.


Se non facciamo del nostro dolore un tempio…è possibile che si riescano ad accettare, col cuore infine… altre angolazioni, altri punti di vista, non fissità ma movimento.

L’idea di una porta socchiusa, non sbarrata.




E ora, come gli esercizi di defaticamento, un piccolo aneddoto simpatico:

da sempre, ho l’abitudine di piantare qualcosa di dedicato, non solo per chi non c’è più, lo faccio anche per chi è vivo e ha lasciato una traccia nella mia vita, lo faccio per superare la nostalgia, per omaggiare un sentimento… con naturalezza assecondo questa propensione. L’anno scorso ho trapiantato una rosa bellissima e intensamente profumata che ho voluto dedicare a mia madre. Lei, sì, ha apprezzato la rosa ma non ha gradito il gesto. Seppur sorridendo ha aggiunto “potevi almeno aspettare…”. Mi ha fatta molto molto ridere, così l’ho costretta ad una visita guidata a tutto ciò che nel tempo avevo messo a dimora per qualcuno. Molto divertita le ho dimostrato che non avevo trasformato la campagna in un cimitero, e che quella rosa è un omaggio alla sua indole straordinaria che profuma d’amore.

8 commenti:

marina ha detto...

Non c'è (quasi) nulla che non condivida nel mio sentire e c'è ancora molto che potrei aggiungere. Come te, sicuramente.
Tua madre è strepitosa!
marina

adele ha detto...

Angela, sono qui davanti al tuo scritto che leggo e rileggo, le mie sono giornate di dolore perchè i ricordi di quei giorni sono così pieni di sofferenza da lasciarmi sfinita.
Il tempo che passa non aiuta, come dicono, ma rende così precisi e limpidi gli ultimi momenti passati insieme da acutizzare il dolore.
Sì, scrivere di loro è vitale, ma quello che continua a tormentarmi è di non riuscire ad onorare la vita per loro, dovrebbe essere un passaggio ' normale', ma per me non lo è e questo mi lascia annichilita davanti alle mie difficoltà.
Sono confusa e spaventata.

arnicamontana ha detto...

Marina: aggiungi, ti prego

Adele: mi dispiace, io non vorrei affondare il coltello nella piaga, e non vorrei servire da specchio perché ognuno ha la sua specificità anche e forse di più nel dolore. Onorare la vita è un concetto ampio, anche io per molti versi me ne sottraggo, ma non crucciarti se non riesci a farlo, "dovrebbe essere normale" se nasce spontaneo.
Non voglio annichilirmi, cercherò sempre finché posso di non sprecare il privilegio di essere rimasta, quel privilegio che ad altri è stato negato.
La confusione avvolge anche me, quindi scusami se forse ho risposto maldestramente (si può dire?)
un abbraccio di vento forte
Angela

adele ha detto...

Non hai risposto maldestramente, anzi, ti ringrazio, ed hai ragione perchè dovrebbe nascere spontaneo.
Ora è così, altro non c'è, ma so anche che c'è la possibilità perchè a momenti la vedo.
Grazie Angela

giovanna ha detto...

No... io non ho mai pensato: dovevo esserci io al suo posto...Forse perchè le persone che ho accompgagnato nell'ultimo viaggio erano tutte più grandi di me, avevano vissuto più di me! Vivo però in un continuo "dolore"...continuo a sentirmi colpevole se riesco a sorridere...se decido di uscire e svagarmiL'altro giorno mi son fatta convicere ad andare a vedere i fuochi pirotecnici in sincrono con la musica... mentre andavo, mi ha raggiunta attraverso i messaggi una persona a me cara che soffriva. Il senso di colpa ha poi avvelenato tutta la serata, il mio pensiero è rimasto inchiodato li...
Non riesco a star bene perchè continuo a pensare a chi sta male...
Già, tua madre ha la forza e l'ironia delle donne antiche e sagge!

arnicamontana ha detto...

grazie Giovanna, è proprio così ... quel senso di colpa che si trasforma poi in adeguatezza...è così. Però io a volte tento di dirmi che devo diventare brava a calmare il mio cuore, che devo farlo. un abbraccio da un luglio così mai visto

Emilia de Rienzo ha detto...

Carissima, siamo così impreparate a sopravvivere a chi ci è caro. Ricordo che quando ero piccola spesso ero sopraffatta dalla paura che mia madre morisse. Mia madre è morta ma aveva 94 anni e comunque non riesco ancora come allora ad accettare questa realtà. E altre persone sono scomparse a me tanto care in pochi anni. Razionalmente so che è giusto che io viva, che ognuno ha "il suo tempo" e che della vita che mi è stata data non sono io la padrona, ma devo farne buon uso. Tento di rimanere coerente a questo principio, anche se non sono religiosa. Ma porto con me il dolore dell'assenza di chi mi ha lasciato. Con questo devo convivere e continuare a vivere.
Un abbraccio di affetto sincero.

arnicamontana ha detto...

Emilia cara, grazie del passaggio e del commento... mi ritrovo nella paura di perdere la madre. Per me, da bambina, essendo stati abbandonati da nostro padre, era una fobia ossessiva... mi dicevo che se avessi perso anche lei sarei rimasta veramente sola. Mia madre ora va verso i 91, quella fobia e il pensiero conseguente restano intatti. Ho vissuto altri strazi e questo, ancora, mi è stato risparmiato.
Il dolore diventa un compagno di vita, talvolta invadente, quasi mai pacato. Il mio dolore abbraccia il tuo, con affetto
Angela