20 giugno 2008

ma davvero si raccoglie ciò che si semina?

Sono curiosa della gente, e amo ogni tanto prendere l’autobus (tranne nelle ore di punta) perché spesso si incontrano delle persone interessanti, spaccati di vita, frammenti di storie raccontate o più tardi immaginate. In genere mi piace osservare e ascoltare. Quel pomeriggio l’autobus era vuoto perciò ho deciso di ascoltare un po’ di musica. Alla prima fermata, sono salite due ragazze che, con tutto l’autobus a disposizione, prendono posto proprio dietro di me. Tipo condominio da spiaggia. Parlano in modo concitato, si capisce che continuano una conversazione iniziata chissà quando. Il tono della voce è così alto e sguaiato che mi vedo costretta a sfilare le cuffie dell’ipod: non potevo aumentare il volume per non sentire tanto da spaccarmi i timpani ! Stacco proprio mentre arrivava uno dei miei brani preferiti del momento e rimando quel piacere.

Quello che riporto è il succo della loro conversazione…

Mentre sfoglia il giornale, la madre legge ad alta voce un antico proverbio arabo

“Scrivete sulla sabbia le ferite e i torti subiti

E sul marmo le fortune avute”

E Rosa dice che l’ha fatto apposta sua madre, che quelle parole lette ad alta voce implicano un giudizio nei suoi confronti, una considerazione indiretta: forse sua madre la ritiene una stupida ingrata, sempre a piangersi addosso, a lamentarsi che tutto va male, a coltivare rancori e giurare vendetta per i torti subìti, altro che sabbia!

Rosa si agita, le hanno sempre dato sui nervi le persone che si mettono in discussione e stanno lì a cavillare su tutto. Il padre di Gianfri dice che certi genitori sono il prodotto della new-age, e lei si sente figlia di una figlia della new-age, tutta spiritualità e positività, sempre pronta a giustificare tutti e a sentirsi la persona più fortunata del pianeta, solo perché ha una famiglia, un amore valido, degli amici validi e un lavoro. Che è precario ma lei dice che almeno ce l’ha un lavoro! Capirai! Cosa avrà mai da essere contenta!

Per Rosa, sua madre è solo una povera sfigata che “crede di aver capito tutto quello che conta”, una che crede ancora nelle favole ma non può permettersi neanche un viaggio o una vacanza. Gli amici di sua madre, quelli di un tempo, quelli con cui aveva studiato, quelli con cui discuteva di fare la rivoluzione e di cambiare il mondo, adesso sono tutti sistemati bene, con lavori prestigiosi ed incarichi importanti. E Rosa pensa sempre che loro siano partecipi della società in misura molto maggiore di sua madre. Anche loro sono ancora di sinistra, il padre di Gianfri è “così” per esempio, sono di sinistra ma si adeguano all’aria che tira…GIUSTAMENTE! Magari, per abitudine, discutono ancora animatamente di politica, ma si godono la vita, loro sì! Mica come sua madre che non solo non ha mai soldi per fare niente ma nel tempo libero si è messa pure a fare volontariato in una casa d’accoglienza per immigrati! Rosa crede che sua madre sia completamente fuori posto nella società, qualche volta si preoccupa per lei, perché se assiste ad un’ingiustizia si indigna e lo fa vedere a tutti, invece di farsi gli affari suoi…Rosa non è contenta di avere una madre fuoriditesta, fuori posto, fuori moda, fuori dal mondo. Una madre fuori.

Rosa non vuole essere come lei, se i figli devono seguire l’esempio dei genitori, lei è sicura che starà alla larga e alla grande dal suo mondo incantato, dove l’operaio è più simpatico del bancario e alla cameriera che le porta il caffè, al bar, dice grazie, quando non lo fa nessuno! Scusa eh? Chi lo fa? Quella è lì per lavorare ed è pagata! Perché devi dirle grazie?

Rosa odia il suo nome, così antico, guarda caso scelto proprio dalla madre in onore di Rosa Luxemburg! pensa un po’, nessuno sa chi era! Odia la sua vita diversa, odia sua madre che la fa sentire inadeguata sempre, la odia perché non può essere contenta di vivere in questa mediocrità squallida che lei chiama vita semplice, non può essere!

L’amica, profondamente solidale ma, si capisce, figlia di “amici integrati”, le suggerisce di accettare l’offerta di Gianfri, di mettersi con lui e così si sgancia una volte per tutte dalla madre.

Per fortuna è arrivata la mia fermata e, basita e col cuore triste mi sono incamminata per il viottolo, sperando di incontrare almeno uno dei leprotti che trovo tutte le mattine quando vado al lavoro. Mi avrebbe riconciliato col mondo, forse, ma così non è stato.

Se è vero che raccogliamo ciò che seminiamo, ho pensato alla madre di Rosa che ha tirato sù una deficiente del genere e che, come madre, la amerà sempre. Nonostante tutto.

[cliccare sulla foto per vedere il leprotto]

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Davvero si raccoglie ciò che si semina? Al di la del fatto raccontato e romanzato ...o forse proprio un romanzo? Non sconvolgermi arnica :-))mi soffermo sul titolo e ti rispondo no! Sarà una visione pessimistica per taluni, per me, è un'affermazione che scaturisce dall'esperienza personale. Spesso capita anche il contrario, e cioè di raccogliere quando non hai seminato, ma è raro e per questo ancor più straordinario ricevere tali frutti!Penso a una pianta di nespole che è nata nell'orto di babbo... raccogliendo le nespole da un'albero già esistente, tendevamo ( lo facciamo tutt'ora), a "sputare" i semi nella terra, e da uno di questi è nata un'altra bella pianta! Altre volte semini e non raccogli! Nei rapporti umani ahimè è lo stesso. Non so dirti se faccia più male, non raccogliere un frutto quando hai seminato, o piuttosto, riempia di più il cuore raccoglierne uno ( una gentilezza inaspettata), quando non lo hai fatto!
Un abbraccio A! :-)
Giovanna

Ally ha detto...

Deludente realtà di una generazione contaminata dall'apparire..'spendo quindi sono'..(Frédéric Beigbeder)...cerco di augurarmi sempre un dialogo che porti ad un confronto e alla crescita di un buon senso e di sani valori.
A.
P.S. io avrei preso la parola...:-) sai che mattana parlare con la Rosa..

Anonimo ha detto...

Mi sono meravigliata per come hai ritenuto questa conversazione fuori luogo e irriverente....ti farei salire sull'autobus che prendo io al mattino, quartiere popolare estrema periferia di Roma...li si...che si percepisce la sottocultura vera..il pressappochismo del genere umano...la mancanza di rispetto verso tutto e tutti.....ho imparato col tempo a non stupirmi più di tanto ed ad accettare anche i limiti altrui...forse sbaglierò...forse no....chi lo sa...

Morela ha detto...

Good post.

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

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